La Pro Loco di Caselle, tramite la sua presidente Silvana Menicali, ha comunicato nel novembre scorso alla cittadinanza e ai Casellesi dell’Anno quanto segue:
«Ogni anno nel mese di dicembre ha luogo la festa della Pro Loco; ed è nella giornata della nostra festa annuale che viene conferito il premio “Il Casellese dell’Anno” giunto alla sua ventesima edizione.
La nostra festa, quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, non si svolgerà e il direttivo in data 1° ottobre, riunitosi straordinariamente, con unanime volontà ha deciso che, parimenti, non verrà assegnato il premio “Casellese dell’anno 2020”. Non vi nascondo che ci abbiamo pensato bene; la decisione è stata sofferta e, dal 2001, è il primo anno che il premio non viene assegnato; resterà nella storia della Pro Loco come un evento eccezionale della nostra Associazione».
Molti dei 19 Casellesi dell’Anno hanno risposto alla presidente che ritenevano giusta e doverosa
l’amara rinuncia e dunque pienamente condivisa, e uno di essi ha anche lanciato l’idea di fare per quest’anno una nomina puramente simbolica in modo che la casella del 2020 – ancora maledettamente impregnata di virus – non risultasse vuota per i posteri. L’idea è venuta a Luciano Dematteis, un uomo che nel volontariato nazionale e regionale ha passata la vita, quasi sempre ai vertici. Tra un terremoto e un’alluvione, tra calamità e disastri Dematteis è stato anche presidente nazionale dell’Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze) dal 1994 al ‘96.
La motivazione di Dematteis è quella di assegnare quest’anno un premio ideale, suggerimento questo che ha trovato il caloroso consenso della Pro Loco e dei Casellesi dell’Anno. E dunque questo premio viene assegnato simbolicamente a tutti i volontari casellesì che in questo 2020 si sono impegnati nella battaglia contro il Covid-19. Tanto per non fare nomi, la Croce verde e la Croce rossa, la Protezione civile e la Caritas, i Vigili del fuoco e la Parrocchia, ma soprattutto tutti quei volontari casellesi che operano nell’ombra senza sbandierare il loro aiuto, ma sono vicini a chi ne ha bisogno, ai più fragili. Un premio dunque ben preciso diretto ai volontari, più che ai medici e agli infermieri e a tutto quel mondo che in primavera sono stati definiti “eroi” e che sono pur sempre da ringraziare di tutto cuore.
Scrivo questa nota non come cronista ma come il più anziano di età di tutti i 19 Casellesi dell’Anno finora nominati. Per finire ricordo e ripeto ancora che il premio del Casellese dell’Anno 2020 è stato assegnato simbolicamente ai volontari che lottano contro il Covid-19: un riconoscimento che vuole essere anche un modo per dire un grazie sincero a tutta questa gente che giorno e notte opera gratis a beneficio della nostra comunità.
Anche quest’anno il nostro Natale sarà intriso di virus, e tuttavia per tutti, volontari e no, e per le nostre famiglie parte nonostante tutto un augurio fervido di serenità.

 

Gianni Rigodanza
Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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