Qualcuno dirà: “Che roba è questa foto?

Eravamo alla fine di Settembre del 1987. Al Prato della Fiera era in corso la festa dell’Unità.

Il tradizionale appuntamento annuale organizzato dalla sezione “ Carlo Cravero” del PCI.

Quell’anno l’appuntamento giunse con ritardo rispetto alla consueta scadenza di Luglio. Eravamo, se ricordo bene, alla giornata conclusiva, dissi:” Sentite, perché non facciamo firmare su un grande foglio tutti i compagni che hanno lavorato e sono presenti?”

Detto fatto. “ Però bisogna farci un disegno perché diventi un vero manifesto. Che ci disegniamo?” Qualcuno disse :” È ovvio, Marx.”

OK, mi misi a disegnare con i pennarelli.

Al termine mi accorsi che più che Marx era spuntato un Garibaldi. I compagni dissero:” Va bene lo stesso, anche Garibaldi era di sinistra. Avevano anche le camicie rosse.”

Tutti firmarono con entusiasmo. Ci sono le firme di molti che oramai non sono più tra di noi ma stanno sempre nei nostri cuori.

Nessuno di noi poteva immaginarlo: stavamo vivendo gli ultimi tempi del glorioso partito fondato da Antonio Gramsci.

Mi sono fatto una domanda: quale è l’impulso che ci spinse a realizzare questo tazebao? Era un segno premonitore che annunciava che “ Il Partito” da lì a poco sarebbe scomparso? Forse.

Infatti il PCI, in seguito al percorso iniziato con il celebre discorso dell’allora segretario Achille Occhetto che tenne alla sezione della Bolognina il 12 novembre 1989, il 3 Febbraio del1991 si sciolse dando vita al PDS e a Rifondazione Comunista.

Con lo scioglimento del PCI terminava, più che per la scomparsa degli altri partiti, una delle vicende politiche che più di altre aveva caratterizzato il panorama politico- istituzionale della vita del paese nei suoi primi decenni di vita.

Chi entrava nel PCI lo faceva sotto l’impulso di un’idea radicale: stare “ realmente” dalla parte dei diseredati, emarginati. Lottare per una società più giusta. Si era disposti anche a pagare dei prezzi, come spesso avveniva.

Oggi che il PCI non c’è più e la sinistra langue (attenzione, la sinistra non i surrogati…), quelle istanze non sono certamente venute meno, anzi si sono aggravate.

Lo dimostra la forbice tra chi molto ha e chi poco tiene, che si allarga sempre di più.

Si dice: destra e sinistra sono categorie sorpassate. In realtà la contrapposizione tra capitale e proletariato

( non sobbalzate a questa parola…) è più attuale che mai.

Chi ha in sé i valori della giustizia e uguaglianza non ha il diritto di ammainare queste bandiere.

Lo dobbiamo ai molti che ci hanno sempre creduto e non sono più tra noi.

Primo tra tutti il casellese  Gino Mussetti.

Questo tazebao è ormai un documento storico, cerchiamo un luogo pubblico ove possa essere conservato con dignità.

Vittorio Mosca

 

 

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