Mesi fa, ad inizio anno, guardare il TG dava un profondo senso di angoscia e di impotenza, quando avremmo dato chissà cosa per sentire le parole “cura e vaccino”. Non ne pensavamo altre.
All’epoca i “no vax” erano ancora in letargo.
Ora che le notizie di più vaccini testati e praticamente pronti sono finalmente arrivate, l’intera popolazione dei “no vax” ha ripreso vita, e si è aggiunta ai negazionisti, ai terrapiattisti, ai “No 5G”.
In più l’uscita infelice di Crisanti ha dato l’assist alle contestazioni che adesso dilagano. Un uomo di scienza avrebbe dovuto esternare le proprie idee alla comunità scientifica, senza creare un danno irreparabile.
E ricordo l’estate, la tensione allentata, le leggerezze nel considerare il virus una fesseria, gli assembramenti al mare, alla sera, nei locali, senza mascherine, tanto che ci si sentiva quasi in imbarazzo a indossarle. L’unico segno di un qualcosa di diverso, era il flacone del gel disinfettante all’entrata di negozi e bar.
Il resto, immutato: ma sì, pensavamo, è passata.
Come in un tragico domino si sono succedute scelte discutibili: la difficoltà perenne di salvare capra e cavoli, cioè salute e lavoro, semi lockdown, zone gialle, arancioni e rosse, il cosiddetto ristoro per le persone in difficoltà, una lunga serie di bonus, sicuramente contestabili e inarrivabili. Si pensi a quello relativo alla mobilità, col conseguente intasamento del sito, e così via.
Una alternanza senza fine di problemi e relative ricerche di soluzioni, di pretese giuste o meno da parte di tutti, senza esclusione, con manovre osteggiate, altre ridicole, altre che accontentano alcuni per amareggiarne altri. E, non ultimo, il comportamento generale.
Un fiume di soldi da far impallidire il Rio delle Amazzoni è tracimato ovunque: soldi a fondo perduto, soldi da restituire in comode rate, soldi sospesi, soldi a pioggia, soldi che creeranno debiti, debiti che creeranno difficoltà, e difficoltà che ricadranno su di noi da anziani e sui nostri figli.
Questo a casa nostra: nel resto del pianeta è un si salvi chi può generalizzato, cercando il minore dei mali, che è diverso dal cercare una soluzione. Quest’ultima per adesso non esiste. O meglio: i vaccini stanno arrivando, seppur ritenuti un affare per le case produttrici e demonizzati. Ovviamente.
Alcuni trovano la soluzione nell’idea più semplice, direi assoluta, per combattere il virus: negarne l’esistenza.
Negare l’esistenza del virus, della pandemia, negarne la pericolosità, negare gli ospedali  con poveretti con l’ossigeno ficcato in gola, negare i morti, negare il contagio, le difficoltà crescenti di medici e infermieri, passati da eroi a complici del sistema, e inseguire le ambulanze mentre corrono con la sirena per la città per spaventare le persone (dicono) anziché portarle là dove c’è già dolore e sofferenza, e ostinatamente negare che i medici e gli scienziati facciano quanto di meglio per salvarci e salvarsi.
Negare sempre.
Può essere una soluzione, molto privata, molto egoista, e contestare tutto, sempre, comunque; contestare a prescindere, senza pensare un passo più in là.
Mi ha scritto un mio carissimo parente da un ospedale, lui ci lavora, e rubo le sue parole: “ Il Covid almeno una cosa buona la fa: porta a galla tutta la stupidità delle persone”.
Concordo pienamente.
Voci che dapprima apparivano solo un po’ più sostenute e che col tempo si sono trasformate in quello che vediamo ormai quotidianamente, voci che urlano (non saprebbero parlare pacatamente) svegliatevi (noi), dittatura, propaganda fascista …non sto inventando: copio parola per parola.
In più, da giorni il problema di molti è cercare una sorta di lasciapassare per le feste natalizie: in tanti vogliono sentirsi dire che è possibile la tavolata tradizionale, e magari anche andare a sciare.
Ma, veramente ci pesa così tanto fare un Natale più sobrio? Veramente ci spaventa, ci indigna la necessità di evitare almeno quest’anno ciò cui siamo abituati da sempre?
A cosa sapremmo rinunciare, per una volta, pur di venirne fuori, e respirare, abbracciarci, condividere poi?
Nessuno pensa che nello scartare insieme i regali, la nonna possa trovare un biglietto per la rianimazione?
Detto questo, buon 2021 !

Luciano Simonetti
Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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