La mostra “Forme e Colori”, giunta alla VII edizione e tenutasi gli anni precedenti a Bossolasco (paese in cui soggiornarono numerosi artisti fra i quali Enrico Paulucci e Francesco Menzio), quest’anno ha avuto luogo a Cortemilia, antico crocevia commerciale tra Piemonte occidentale e Liguria; la città è nota per le imponenti fortificazioni di età medievale e per la relativa torre, oltre che per la pieve datata tra il XII e il XIII secolo nonché limitrofa a colline terrazzate con muri in pietra a secco.
Assiso in una terra ricca di vestigia feudali, la fortezza di Cortemilia è altresì legata alla leggenda che inizia nel castello di Borgomale.
L’esposizione, dedicata alla memoria di Germano Celant e Philippe Daverio, è un progetto a cura di Ausilia Battaglia ed Andrea Vero, che ha firmato l’introduzione al catalogo, accanto al testo critico di Gian Giorgio Massara.
Andrea Vero presiede inoltre l’Ordine dei Cavalieri delle Langhe -Associazione nata con lo scopo di promuovere il territorio, patrimonio mondiale dell’UNESCO che si estende tra i fiumi Tanaro e Bormida, e di valorizzarne prodotti e tradizioni.
“Forme e Colori” è inclusa nel Progetto MACAL (Mostre d’Arte Contemporanea in Alta Langa), programma che ha il fine di destare interesse, attraverso l’allestimento d’importanti mostre, per i borghi progressivamente abbandonati e che intende quindi recuperarli e rivitalizzarli.
Negli eleganti ambienti del settecentesco Palazzo Rabino, solitamente non visitabile, si susseguono le opere di diciassette artisti.
Mentre Corrado Alderucci dipinge su ruvide superfici un figurativo dalle cromie nitide che si accordano con lo stile geometrizzante, con audaci, ampi gesti Tanchi Michelotti consegue vivide creazioni; i melanconici personaggi di Gabriel Girardi si ammantano invece di tenui transizioni cromatiche.
Gian Carlo Ferraris raffigura quinte di un palcoscenico sul quale spensierati profili di bambini giocano; diversamente, Mirko Andreoli rappresenta scene in cui la ripetizione di alcuni elementi si compone con atmosfere enigmatiche e tale connubio non lascia indifferente il visitatore.
I personaggi di Roberto Andreoli, descritti per mezzo dell’acquerello, si dissolvono nell’avviluppo della luce circostante mentre Gianfranco Galizio suscita nell’osservatore la percezione degli effetti aerei e luminosi di una bruma che domina il paesaggio. Fabrizio Riccardi narra altresì di fiabesche dame agghindate in storiche fogge.
Oscar Giachino, incisore e grafico del catalogo, invece svela misuratamente dall’oscurità immagini e significati.
Giovanni Borgarello eleva verso il cielo catene che paiono fluttuare mentre assumono conformazioni iconiche e pure le sculture di Vanni Penone si protendono nello spazio contiguo, conquistandolo.
Roberto Bruno assembla attraverso un punto di vista alternativo rifiuti industriali che acquistano nuove valenze.
Brenno Pesci plasma nella terra rossa di Castellamonte dissimulati cavalieri e città ed Enrico Challier intaglia nel legno figure femminili caratterizzate da esili corpi che sorreggono capi volti a spingere lontano malinconici sguardi; Elio Garis scolpisce finanche nel marmo e modella con la resina maestosi, curvilinei volumi, frutto di attente analisi morfologiche, così come Raffaele Russo conferisce leggerezza e realismo al litico materiale lavorato.
Sergio Unia celebra infine il sempiterno fascino muliebre.
Un’occasione per apprezzare e fare propri tanto raffinate ed eterogenee opere d’arte quanto declivi paesaggi naturali, cari a numerosi autori.

Roberto Andreoli

“Blues”

acquerello, 2015

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