Natale. Cenoni, feste, regali, parenti… ogni anno ci lamentiamo di queste cose. E per un anno che ce lo tolgono è rivoluzione. Ci siamo accorti che quel “ciccione” vestito di rosso, quell’abete spelacchiato e quelle ore passate a sudare ai fornelli per poi rimpinzarci come oche per fare il foie gras in realtà ci mancheranno. Dopo un anno passato ad applaudire dai balconi, a lamentarci dei pacchi alimentari o degli aiuti statali e a diventare tutti virologi o tutti economisti secondo la situazione, un bel solito Natale stressante sarebbe stato un’illusione di ritorno alla normalità. Invece persino Gesù Bambino quest’anno dovrà prendersi la briga di nascere un paio di ore prima, perché se no i Re Magi si beccano 400€ di multa ciascuno e oro, incenso e mirra non ci arriverebbero a Betlemme. Sempre che Betlemme sia zona gialla, altrimenti ci vorrebbe davvero un miracolo. Babbo Natale, nonostante le rassicurazioni di Conte, sarà certamente più tirchio, per la precisione il 17% più tirchio, cifra che equivale al calo dei consumi stimato per questo inverno. Ed è comprensibile in effetti… questa pandemia ci ha resi tutti più poveri. O meglio, non proprio tutti. Infatti secondo alcune prime stime “a truc e branca” i miliardari americani potranno permettersi dei bei regaloni, dato che hanno guadagnato da marzo ad oggi circa 1000 miliardi. 1000 miliardi è una cifra pazzesca, equivalente a circa i due terzi del prodotto interno lordo nel nostro Paese, stimato a 1.650 miliardi. Basti pensare che le 1250 persone più ricche al mondo possiedono quanto i 4,6 miliardi di persone più povere. Il Paperon de Paperoni per eccellenza è Jeff Bezos, proprietario di Amazon. Da marzo ad oggi ha aggiunto al suo patrimonio la sommetta di 70 miliardi di dollari, diventando il primo uomo con una ricchezza superiore ai 200 miliardi, una cifra che corrisponde agli aiuti che potrebbero arrivare all’Italia con il Recovery Fund per intenderci, ma concentrati nelle mani di una sola persona sola. La pandemia ha portato in una situazione di estrema povertà più di 100 milioni di persone. L’Onu ha detto che, per far fronte a questa emergenza ed evitare carestie da migliaia di morti, in particolare in Siria e Yemen, dovrà chiedere un contributo record di 29 miliardi. Meno della metà di quello che ha guadagnato Bezos in 6 mesi insomma. Con ciò non si vuole sostenere che sia sbagliato essere ricchi: è sbagliato – ed economicamente svantaggioso, come ci insegna la macroeconomia – che la diseguaglianza sociale sia così elevata. E questo anche in Italia, dove il 20% più ricco della popolazione possiede il 70% della ricchezza nazionale. La politica potrebbe mettere le mani su questo problema, ma nessuno ha il coraggio di farlo. Non solo perché è una sfida difficile, ma anche perché sarebbe troppo lunga. Alla politica servono obiettivi immediati, che portino un repentino consenso elettorale. Non si fanno politiche di lungo termine di cui potrebbe raccogliere i frutti un avversario di oggi salito al potere fra qualche anno. I soldi è più facile trovarli, per esempio, tagliando per anni la sanità. Ma tutti i nodi vengono al pettine ed il conto è salato.

Andrea Borello

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