Fossero altri tempi, non ci sarebbe dubbio alcuno.
L’argomento potrebbe e dovrebbe essere uno solo. Guardate bene in alto sotto la testata, campeggia un numero romano: una L che sta lì a dire che il nostro beneamato Cose Nostre, con questo numero, è entrato nel suo cinquantesimo anno di ininterrotta pubblicazione. Un traguardo eccellente già di per sé, ma ancor più grande se lo si coniuga così: mezzo secolo di storia. È vero, 50 anni il nostro giornale li compirà davvero a marzo del 2022, ma essere entrati nella fatidica lettera “ L”ci pone nella condizione di cominciare seriamente a pensare a come festeggiare questo giornale nato sì per gioco, ma diventato poi la cosa più seria che abbiamo mai fatto nella nostra città. Essere qui, poterlo dirigere in questo preciso momento è motivo di gioia e orgoglio immensi: al cospetto del suo primo mezzo secolo, Cose Nostre può presentarsi scintillante e non patire neppure un po’ le ingiurie del tempo. Gode di salute ottima e ha tanta voglia di proseguire su quella strada che, tracciata nell’ormai lontano ’72, mai abbiamo abbandonato e continueremo a percorrere sempre con la schiena dritta e lo sguardo fiero, proteso verso la continuazione della nostra e della sua storia.
Fossero altri tempi, potremmo continuare su questo registro…ma mala tempora currunt, sed peiora parantur.
Le macerie che lascerà la pandemia, quando il vaccino la scaccerà, probabilmente, in termini sociali ed economici, saranno paragonabili a quelle che provocarono nei secoli le grandi calamità epidemiologiche: occorreranno nuovi registri e ordinamenti, per riuscire a fronteggiare un mondo che poco assomiglierà a quello che ci ha accompagnato nella nostra vita.
Ed è questa la cosa che maggiormente preoccupa: come ci stiamo preparando al dopo? A vedere, poco e male. Il Covid, come la peste e/o la Spagnola, passerà, non così presto come speriamo e vogliamo immaginare, ma passerà. Forse non abbiamo propriamente idea di che cosa ci aspetta, in termini di durezze e asperità, ma passerà.
Per capire come ci stiamo preparando basta riflettere un pochetto su come si sta evolvendo la situazione legata alle prossime elezioni torinesi, ai futuri candidati: il centrodestra ha deciso di affidarsi ad un imprenditore validissimo, ma le cui competenze di gestione della cosa pubblica sono tutte da verificare, mentre il centrosinistra manco ha avuto questo straccio di idea e spera nella riesumazione politica d’un padre nobile in ambasce. Quadro poco incoraggiante.
A Caselle le elezioni si avranno tra un anno e la preghiera è quella di volgere il capo verso i 20 chilometri che ci separano da Piazza Castello, considerare e poi fare esattamente il contrario. Non abbiamo molto tempo, ma si può sperare di fare e fare per sperare.
Mica ci ritroveremo anche noi a dover fare i conti con una politica senza ricambi, che avrà al posto d’onore nei programmi elettorali ancora lo sviluppo delle Aree ATA, la vergogna della vecchia stazione, i progetti riguardanti il Baulino e via Cravero?
Con ‘ste benedette Aree ATA, pur continuando a dire che potrebbero essere una risorsa, per ora c’è da notare che siamo finiti sulle pagine dei giornali nazionali non per la loro realizzazione ma perché sono stati acquisiti documenti da inquirenti. E se poi, oltre alla “cabina primaria” non c’è verso di sentire altri colpi, il dubbio che ti viene, derivante dal fatto che tu non conosci nessun investitore al mondo che cacci soldi adesso per recuperarli tra trent’anni, ti si gela il sangue.
Non c’è più spazio per calcoli e convenienze, è tempo di risposte chiare, considerando bene la nuova realtà che già ci sovrasta e riflettere una volta per tutte. Molto, molto seriamente.

Elis Calegari
Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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