Parliamo delle aree ATA e proviamo ad immaginare uno scenario che potrebbe essere vicino alla verità, mettendo in fila molte informazioni raccolte in questi anni:

nel 2001 viene approvato il PRGC e gli ideatori e attori di questo sviluppo sono sostanzialmente tre: un “progettista” del Piano Regolatore (con un curriculum a nostro parere non adeguato all’incarico ricevuto), un “proprietario” dei terreni con forti legami con il progettista, un “amministratore pubblico” legato al “proprietario” dei terreni;
quasi tutti i cittadini che possiedono un terreno nelle aree ATA si trovano di fatto costretti a dover cedere la loro proprietà ad un prezzo stabilito (circa 30 €/mq) e se non lo fanno, potrebbero essere espropriati. Tutti tranne uno: il “proprietario” che invece diventa socio dell’operazione con la quota di circa il 30% garantita proprio dai suoi terreni. In sostanza vengono acquistati tutti i terreni da un soggetto terzo, che chiameremo “l’operatore”, e il “proprietario”, schermato da una società fiduciaria di diritto lussemburghese, oltre a vendere anche lui i suoi terreni ad un prezzo basso (i famosi 30 €/mq), divenendo socio, potrebbe avere il grande vantaggio di cedere poi le sue quote societarie (circa 30%), a permessi ottenuti, valorizzando moltissimo il suo patrimonio iniziale, magari a 200/300 €/mq anziché a 30 €/mq come tutti gli altri (si parla di un importo che potrebbe superare i 10 milioni di euro);
qualcosa va storto, e così “l’operatore” nel Novembre 2011, grazie ad un aumento di capitale, non sottoscritto dalla società lussemburghese, diventa sostanzialmente proprietario unico. Quest’azione evidentemente non sta bene ai lussemburghesi e quindi al “proprietario” che vede dissolversi il suo business che aveva ideato fin dagli albori intervenendo direttamente sulle scelte del Piano Regolatore;
poco dopo i fatti accaduti nel Novembre 2011 che mettono in difficoltà il “proprietario”, si verifica una strana coincidenza: nel Dicembre 2011 l’Amministrazione Comunale (attraverso una votazione in Consiglio Comunale), cambia il Piano Regolatore ritrasformando i terreni da commerciali ad agricoli. Si legge tra le motivazioni di questa iniziativa politica molto violenta, che la scelta è dovuta alla volontà di non voler sottoscrivere la convenzione con il Comune da parte dell’ ”operatore” (divenuto a quel punto proprietario di tutti i terreni);
“l’operatore” smentisce categoricamente, si dice pronto a sottoscrivere la convenzione e indice una conferenza stampa pubblica invitando gli Amministratori Casellesi in Sala Giunta per un confronto capace di chiarire la loro posizione. Quella sera, presenti molte testate locali ed alcuni cittadini, non verrà nessun Amministratore Pubblico ad affrontare l’argomento;
i giorni immediatamente successivi qualcuno di noi viene informato sui retroscena della vicenda direttamente da alcuni attori principali e le notizie sono davvero preoccupanti, al punto da consigliare a questi attori un’azione di denuncia, che tuttavia pare non venire raccolta;
si riaprono trattative, di cui nulla sappiamo, e nella primavera del 2013 viene rimodificato il Piano Regolatore permettendo di nuovo l’edificazione commerciale, e l’operazione riparte;
ora scopriamo dai giornali nazionali che la società lussemburghese, nel frattempo divenuta svizzera ma sempre schermata da fiduciarie, denuncia che l’area su cui dovrebbe sorgere il megacentro non sarebbe idonea ad ospitarlo. Ma la società, a questo punto svizzera, potenzialmente sempre comandata dal “proprietario” (e chissà da chi altro), che è proprio il soggetto che ha ideato promosso e scelto questi terreni per sviluppare questa iniziativa, perché ora decide di denunciare fatti così gravi?

Mah…

Per ora sappiamo solo che la Procura della Repubblica sta indagando, ed ovviamente abbiamo la certezza che la vicenda sarà finalmente chiarita.

Caro Sindaco, invece di sottovalutare quello che i Consiglieri Comunali di opposizione cercano di conoscere da molto tempo, risponda alle domande che le vengono poste, perché, diversamente, potrebbe farne le spese la sua credibilità.

Ricominciamo per Caselle

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