Compie trecento anni (1721-2021) la chiesa dei Battuti e allora qualche cenno di storia se li merita tutti. è un gioiello di architettura barocco piemontese nel cuore di Caselle, in piazza Boschiassi. Una chiesa, quella della confraternita dei Battuti, dedicata ai santi Pietro e Paolo, edificata all’inizio del secolo XVIII, infatti l’architrave esterna porta l’iscrizione con la data 1721. Non è noto con assoluta precisione il nome dell’architetto, si presume ma non è suffragato da documenti che sia stato Costanzo Michela di Agliè (1689-1754) uno dei maggiori del Settecento. I costruttori furono i capomastri Borrione di Graglia. Generosi mecenati furono i Confratelli delle tre Confrarie che in quel tempo esistevano a Caselle: Santa Croce, Santi Pietro e Paolo e Spirito Santo. Il loro interesse alla costruzione della chiesa è quanto mai semplice da capire: era il “posto” per radunarsi insieme a pregare.
Guardando la facciata dolcemente protetta dal displuvio si resta conquistati dal suo rustico, con i mattoni lavorati a risega, cioè con rientranza. Tutto il corpo dell’edificio è completato con l’elegante campanile che ben s’intona con la vicina costruzione della casa comunale di Palazzo d’Ala, oggi conosciuto come Palazzo Mosca.


L’interno è ricco di superbe colonne corinzie, un tempo ricco di stucchi e di pitture, che danno eleganza e grazia. La cupola non è affrescata. Nel sotterraneo del coro e delle cappelle vi è il sepolcro dei fratelli Quadro e di confratelli delle tre Confraternite. La chiesa, col coro, le porte interne di noce e il bel portone esterno ornato dei segni emblematici delle tre Confraternite presentano un edificio sacro che coincide con il periodo più bello dell’arte in Caselle.
Fin qui alcuni cenni sul nostro gioiello di famiglia. Ora vediamo di approfondirli. La decisione di costruire i Battuti fu presa nel 1719, con sede di fronte al castello, là ove sorgeva un’antichissima chiesa abbandonata dedicata a S. Pietro Apostolo. I soldi oltre alle offerte dei Confratelli furono trovati vendendo una sede della propria congregazione e grazie ad un legato lasciato dal capitano Aquilante Demonte. Il preventivo fatto fu di lire 1246 e la costruzione fu terminata nel 1721.
Il campanile a pianta quadrata pare facesse parte dell’antichissima chiesa: venne restaurato e inglobato con la nuova costruzione natagli accanto nel 1722. Sulla sommità è posta una croce in ferro, ornata dalle palme dei martiri e una banderuola con le quattro case simbolo di Caselle. Ci sono due campane, una grande fusa nel 1826 e una piccola fusa nel 1863. In questa chiesa si raccolsero per molti anni i “battuti” di Caselle, i quali in speciali occasioni si vestivano con camice, cappuccio e con bastone del pellegrino e conservavano il diritto del sepolcreto particolare nella chiesa stessa.
La sacrestia è degna di particolare attenzione. Infatti, è presumibile che sia l’unica parte della chiesa che risale all’antichissima costruzione preesistente. La sua volta è arcuata e le pareti erano ricche di decorazioni e stucchi. Per molto tempo in questo posto si radunava l’Amministrazione Comunale per tenere le sue sedute. Prima di avere una sua sede nel 1752 nel palazzo Mosca e poi nell’attuale sede.
La parte superiore della facciata reca quattro colonne in cotto, ed è coronata dalla cornice di una bella arcata, che si ripete sul bellissimo portale, sul quale si ammira nella parte superiore l’antico intarsio con le figure degli apostoli Pietro e Paolo, ai lati della Croce.
A fianco del portale due lesene imitano la facciata, aperte, in mezzo a loro, quattro finestrelle ovali. A lato s’innalza il bel campanile dell’antica chiesa con l’alta Croce, ornata dalle palme dei martiri e la banderuola col simbolo delle quattro case. Anche sulla sommità della facciata si può ammirare una croce di ferro con palme e banderuola.
Molto bello e caratteristico anche il presbiterio, vale a dire la parte della chiesa fra la balaustra e l’altare maggiore, rialzata di solito di alcuni gradini e nella quale stanno i preti celebranti. Splendida e grandiosa è l’abside a semicerchio con le sue curve, i suoi supporti che sovrastano l’ingresso e il coro. Il centro dell’abside è dominato dall’icona ornata dalla grandiosa cornice, con gli angioletti che reggono l’antica tela, raffigurante gli apostoli Pietro e Paolo. L’ampiezza del presbiterio è stata suggerita dalle necessità di spazio per le funzioni della Settimana santa nelle quali s’articolava in modo particolare la vita della Congregazione dei Battuti. Sovrastava l’altare – vicino alla tela raffigurante i Santi Pietro e Paolo – un gran crocefisso, veramente pregevole che ora si trova sulla sinistra, entrando in chiesa. La balaustra è fastosa, in marmi policromi. Dietro l’altare vi è il coro con le indicazioni dei diversi uffici a lettere in legno con buon intarsio degli stalli riservati alle varie cariche della Congregazione
Gli altari laterali. A destra, entrando si trova l’altare della Confraternita di Santa Croce che ospita una statua lignea del Cristo che porta la croce, opera questa di don Montabone, arciprete della chiesa di san Giovanni dal 1877 al 1894. Di fronte è venerata la Vergine delle Grazie quale pala d’altare, un grande dipinto che misura cm 320 per 220 e restaurato nel maggio del 2007. È questa una pala d’altare collocata al centro dell’abside e rappresenta la Gloria della Croce portata in trionfo da angeli in alto e in basso in primo piano rispettivamente San Pietro e San Paolo con un libro e la spada.
Un’altra tela quella del Martirio di sant’Orsola di cm. 175 per 230 è stata restaurata nel giugno del 2006. Il dipinto rappresenta Orsola figlia cristiana di un re bretone che accettò di sposare il figlio di un re pagano a condizione di potersi convertire e compiere un pellegrinaggio. Partita con undicimila vergini, mille ciascuna delle sue dieci ancelle, ma nel viaggio di ritorno, a Colonia assediata dagli Unni, fu trucidata con tutto il suo seguito.
Il quadro detto La Madonna dei Battuti invece è un dipinto espressamente realizzato per questa chiesa collocata al centro dell’abside e rappresenta la Croce portata in trionfo da angeli in alto e in basso in primo piano rispettivamente San Pietro e San Paolo con un libro e la spada.
Infine la Madonna dei Disciplinati (ovvero la Madonna con Bambino, Battuti e due Santi) è un altro grande dipinto, firmato questo da Giuseppe Molteni, che misura cm 180 per 240, restaurato nel novembre del 2005. La splendida tela rappresenta la Vergine al centro in alto, circondata da angeli, al di sotto una schiera di figure imploranti rivolte a lei.
Bello anche il moderno dipinto della Crocifissione, una suggestiva opera di Cesare Villata.
L’organo è collocato sopra la porta centrale della chiesa ed è arricchito da un’elegante tribuna che dispone di 19 voci, si presenta maestosa in stile juvarriano. È stato messo in funzione da Francesco Gianotti e nel 1799, sempre funzionando a manovella, è stato riveduto e ammodernato dalla ditta. Per soddisfare le esigenze delle nuove norme della musica sacra l’organo fu dotato di un’ampia tastiera cromatica composta di 47 tasti e 18 registri. Suonò fin che ebbe fiato, poi “franarono” le sue parti vitali e smise di “cantare”. Fino al 2011 quando fu restaurato, ma di questo se ne scrive a parte.
Infine, la Chiesa dei Battuti di Caselle Torinese tra le diverse opere artistiche o comunque storiche che annovera nel suo patrimonio può contare anche su 38 ex voto, cioè delle offerte devozionali donate alla chiesa per grazia ricevuta.
Finisce qui questa nostra piccola storia, in particolare sulla confraternita dei Battuti, che va avanti grazie soprattutto al volontariato. In altra parte del giornale il lettore troverà altre notizie su questi compleanno dei Battuti, qui invece continuiamo tra le pieghe e le vicende di questa nostro excursus che parte dall’autunno del medioevo e arriva fino al nostro tempo. Vale a dire una “gabbia” tecnologica dove caldo e freddo, buio e luce non dipendono dalla natura: basta premere un pulsante per averli. In quel tempo lontano, invece, l’uomo era ogni giorno in relazione con la realtà naturale, del sole, della luce, della terra. Ma l’eterno trascorrere del tempo e dello spazio rende solo un balbettio quest’ ultra secolare periodo della nostra Confraternita, se si volge lo sguardo oltre la siepe, verso il tempo infinito della speranza cristiana. La misura del tempo sono dimensioni il cui “finito” è soltanto una convenzione – un’invenzione dell’uomo – per non cadere, appunto, nel capogiro dell’infinito. Da millenni ogni giorno è uguale e sempre diverso. Nel nostro excursus di questo capitolo siamo dunque passati dai lumicini che trapelavano dal buio del medioevo alla sfolgorante e a volte accecante luce del terzo millennio, e da allora tutto è cambiato. E tuttavia…
E tuttavia per un casellese che entra oggi, anno 2021, nella chiesa dei Battuti per una preghiera, per un saluto o per accendere un cero sente la stessa emozione del casellese che entrava nei secoli scorsi. Perché resta pur sempre un luogo dell’infinito. È sempre lì, con la sua fede e la sua storia. E dentro queste antiche mura ancora intrise d’incenso si sente a casa, è più facile pregare. Qui in quest’oasi nel cuore della città regna prezioso il silenzio, ma dentro questo silenzio a volte suona Bach con la forza di mille organi di mille cattedrali. Anche per chi non crede.
Auguri Battuti, e grazie per i tre secoli di storia, di fede e di cultura che hai donato ai Casellesi.

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