In occasione del trecentesimo compleanno della chiesa dei Battuti di Caselle (1721-2021) vale a dire del “posto” delle Confraternite, è proprio il caso di evidenziare con cenni e note storiche la vita delle cinque Confraternite casellesi che nel passato furono al centro della vita non solo religiosa della nostra città.

La Confraternita dello Spirito Santo
Se non la prima certamente una delle più antiche confraternite casellesi risale al XIII secolo, quindi dal 1200 al 1300, ed era la molto veneranda Compagnia dello Spirito Santo che possiamo identificare come la madre di tutte le confraternite di carità o compagnie similari del nostro territorio. Quest’associazione medievale, la cui matrice proveniva da Torino, a Caselle aveva sede nel Castelbasso, cioè in una casa vicina alla cappella gentilizia del castello che ora porta il nome dei Savoia-Carignano.
Questa Confraternita dello Spirito Santo per secoli fu il punto di riferimento per tutta l’attività del volontariato locale. Indispensabile fu il suo apporto durante i periodi più travagliati della storia. Ed è da quel posto “nell’altra parte del casciamento di sua proprietà” così recita il testamento del fondatore, con quel nome ma soprattutto con quello spirito di servizio verso i poveri e i malati vi nacque il primo ospedale di Caselle, quello fondato dal capitano del popolo Aquilante Demonte esattamente nell’anno di grazia del 1600 sotto il nome di “Spedale di Caselle” e dedicato appunto al Santo Spirito, struttura ospedaliera questa che nel 1769 si spostò dove ora si trova l’ex presidio residenziale per anziani del Baulino.
Ed è in questa casa del borgo Santo Spirito che si riunivano i confratelli. L’attività alla quale erano dediti era volta soprattutto all’aiuto ai malati, alla distribuzione di viveri ai bisognosi e nella festa delle Pentecoste la distribuzione a tutti di pane e ceci. Nei locali della confraternita, tra l’altro, si riunivano anche i notabili del paese per le adunanze del Consiglio comunale.
Quando sia iniziata esattamente nel profondo dei secoli l’attività della Confraternita dello Spirito Santo non lo si sa, ma si sa quando questa sia finita, cioè quando nel 1716 fu incorporata con quella di Santa Croce, sempre di Caselle. In pratica s’è spenta piano-piano col sopraggiungere di altre istituzioni, di altre congregazioni come quella di carità.
Ma anche da quel poco che abbiamo descritto si può dedurre l’importanza e l’apporto dato dalla Confraternita di Santo Spirito alla comunità casellese di quel tempo lontanissimo: di certo fu una piccola luce che brillò tra le ombre del Medioevo.

La Confraternita dei SS. Pietro e Paolo
Ma il fiorire di confraternite non finisce qui. Evidentemente il terreno era fertile. Infatti, sempre da quelle parti del Castello, anzi questa proprio dentro, nacque la Confraternita dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo. Come già detto questa nuova associazione viveva e operava dentro le mura del castello, consacrandosi soprattutto al caritatevole e decoroso accompagnamento dei defunti di condizione povera. Stiamo parlando di Seicento e primo Settecento. Abbiamo visto così che anche questa confraternita aveva una sua “specializzazione”: funerali dei poveri, mentre quella di Santa Croce operava per l’assistenza ai malati e quella del Santo Spirito era dedita alla carità.
La Confraternita dei SS. Apostoli Pietro e Paolo ebbe se non proprio una vita effimera comunque meno longeva di altre. Infatti, ricomparirà ancora nella nostra storia perché con la costruzione della nuova chiesa dei Battuti nel primo Settecento fu poi incorporata in quella di Santa Croce.

La Confraternita del SS. Crocifisso
È questa una delle confraternite casellesi nata sotto le ali della parrocchia di San Giovanni. Fu promossa dai vicini Servi di Maria, frati che dal 1501 vivevano nell’adiacente convento, edificio questo che dal 1848 è la sede del Palazzo Comunale, il Municipio. Ma la Confraternita del SS. Crocifisso dopo un periodo buio si risollevò grazie al denaro e agli oggetti sacri che nei primissimi anni del Settecento furono donati per volontà della nobile famiglia Cervetto. La confraternita aveva sede a lato della chiesa San Giovanni, nell’area dell’antico cimitero parrocchiale. Era una cappella, costruita in due anni di lavori, assai ampia, 126 mq, tanto da contenere moltissimi confratelli, circa 300.
Nel 1707, il 10 settembre il nobile vassallo Bernardino Cervetto con una generosa donazione rifondò la confraternita e nel 1717 volle ricordare la rinnovata fondazione con la donazione dell’ancona (si tratta di una tavola dipinta posta a decorazione di un altare) attorno alla quale si radunavano gli iscritti alla
confraternita. Questo dipinto porta l’immagine del Divino Crocifisso, e in calce lo stemma dei Servi di Maria e quello dei Cervetto. Nel 1975 il parroco di San Giovanni, don Ferdinando Miniotti, scriveva che era conservato sia pure in non buone condizioni nei locali della parrocchia. Insieme c’era anche un ricco reliquario in argento, quattro pastorali, pianete di broccato, ricchi drappi, croci caratteristiche e alcune tele del pittore Mulatero.
Il rev. don Giuseppe Federico Cortina, designato dal fondatore, fu il primo Cappellano della nuova istituzione. Tra l’altro, murate all’ingresso del campanile di S. Giovanni, si trovano due lapidi inerenti al nobile Bernardino Cervetto: una si riferisce alle indulgenze plenarie perpetue concesse per chi visitava la Cappella di S. Bartolomeo che un tempo esisteva nei pressi del lanificio Bona, e l’altro la dedica per la nascita della Cappella del Santo Crocifisso.
Ma la vita di questa confraternita fu segnata da un fatto che esulò dal campo religioso. Infatti, nel 1861 mentre veniva proclamato il Regno d’Italia e Torino ne divenne la capitale, anche dopo ripetuti inviti da parte delle autorità governative del regno che vedeva nella chiesa di San Giovanni e soprattutto nella Cappella un ostacolo alla circolazione pubblica, furono demoliti gli angoli della facciata della chiesa, compresa la cappella della Confraternita del SS. Crocifisso, per allargare la strada. Dire circolazione pubblica in questo caso è un eufemismo perché di fatto la strettoia tra la chiesa e le case dell’altra parte di via Torino era d’ostacolo soprattutto al passaggio dei grossi carri dell’esercito di Vittorio Emanuele II che passavano di lì per andare a fare le esercitazioni militari nella vasta “vauda” di San Francesco e dintorni. Da quel momento tra il Comune e la Confraternita per anni, dal 1861 al 1874, fu una continua e incessante lotta di carte bollate e di sentenze. Fra parentesi dal 1860 al 1864 era sindaco il cav. Giovanni Laclaire e dal 1871 al 1877 primo cittadino era il generale Luigi Guibert. Il perché della controversia è presto detto: il Comune demolisce la cappella della confraternita per allargare una strada e questa ne chiede la riedificazione, come promesso. Finisce dunque nel 1861, ma solo come sede, come cappella propria, la storia della Confraternita del SS. Crocifisso.
Da ricordare anche che sotto il nome del SS. Crocifisso il ricco esattore Paolo Gonella, presidente della Congregazione di Carità, nel 1715 nell’interno della chiesa di Santa Maria fece costruire una cappella dedicata appunto al SS. Crocifisso e a sepolcreto della famiglia Gonella. È un piccolo gioiello d’arte barocca, di recente restaurato dalle gravi perdite subite a causa di infiltrazioni di pioggia dal tetto.

La Confraternita del SS. Sacramento
Anche questa è una confraternita di Caselle, nata nell’orbita della parrocchia di San Giovanni. Il promotore e fondatore della Confraternita del SS. Sacramento fu l’illustre casellese rev.mo vicario generale capitolare Filippo Domenico Tarino, che nei primi del Settecento aggregò quest’istituzione alla Confraternita di Maria Vergine sopra Minerva di Roma. Fu quindi una confraternita interparrocchiale e continuò ad esserne unita per circa 50 anni, e solo dopo la visita fatta a Caselle, dal 22 aprile al 1° maggio dell’anno del Signore 1769, di mons. Francesco Rorengo di Rorà che questa confraternita si divise, lasciando a ciascuna parrocchia la propria funzionalità. Il Tarino apparteneva ad una nobile famiglia proprietaria fin dalla metà del Seicento di cartiere e battitoi in Caselle, produttori anche delle carte bollate in corso tra il 1710 e il 1730 con filigrana “Tarinus”. Tra l’altro nel 1719 troviamo sindaco di Caselle il cav. Francesco Maria Tarino, un parente del canonico Filippo Domenico fondatore della Confraternita del SS. Sacramento. La città di Torino ha dedicato al conte Luigi Tarino una via motivando l’intitolazione di “cittadino generoso che usò le sue ricchezze a favore dei poveri”.
Ovviamente in cambio di questi soldi la Confraternita con i nostri banchieri del tempo firmava atti notarili con garanzie di terreni in cambio d’eventuali impedimenti. Ma si sa come vanno queste cose, con lo scorrere degli anni qualcosa non è filato tutto liscio perché c’è una sentenza del “Regio Tribunale di prima cognizione di questa capitale” che in data 23 novembre del 1853 tra la Confraternita e Giambattista Scotti attesta che non c’è accordo sul pagamento del rateo annuale concordato sulle 1.000 lire che furono pattuite con l’atto notarile del 27 settembre del 1785, anno nel quale la parrocchia di San Giovanni era ancora governata dai padri Servi di Maria dell’adiacente convento.

La Confraternita di Santa Croce
E allora visto che queste iniziative di associazionismo avevano una loro ragione d’essere, un po’ per rendersi utili e un po’ per emulazione, sempre da quelle parti, nacque anche la Confraternita di Santa Croce. Teniamola d’occhio questa perché è l’unica che arriverà fino ai giorni nostri, infatti, è quella nostra, quella della chiesa dei Battuti di Caselle.
Siamo verso la fine del Cinquecento e sempre nella zona bassa del castello, si chiamava appunto “il Castelbasso”, non nella cappella gentilizia ma nei suoi pressi, vicino alla casa del Capitano Aquilante Demonte, nacque la Confraternita della Santa Croce.
Mentre quella del Santo Spirito aveva scopi prevalentemente caritativi la nuova arrivata, invece, aveva nel suo mirino l’assistenza dei malati a domicilio. In pratica con quella dello Spirito Santo furono le prime cellule dello Spedale di Caselle, tant’è che aveva sede nella stessa casa del Capitano, in un locale appositamente riservato, il quale anche per questo si legò a doppio filo con quest’istituzione, prima di fondare nel 1600 l’ospedale casellese.
La Confraternita di Santa Croce seguiva le regole dettate nel 1260 dal frate perugino Ranieri Fasani che fu il promotore del movimento dei flagellanti, e pertanto oltre all’assistenza ai malati era dedita alla disciplina della flagellazione per penitenza o mortificazione. Questo significa che i suoi confratelli – forse è più corretto dire adepti o affiliati – erano distinti, a seconda dei luoghi in cui avevano sede le confraternite: Flagellanti, Disciplinati o Battuti. Evidentemente la nostra faceva parte dei Battuti, visto che porta questo nome. Tra l’altro questa confraternita ebbe il privilegio di essere elencata tra gli enti morali assistiti dallo Stato, sovvenzione questa che nel 1974 risultava fosse di ben 120 lire l’anno.

Finisce qui questa nostra storia sulle Confraternite proveniente da un lontanissimo passato il quale molte volte incuriosisce più del futuro.

 

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