La vita è come andare in bicicletta:
se vuoi stare in equilibrio devi muoverti ( Albert Einstein)

C’è il Covid-19 e se hai cervello non ti muovi, salvo che per comprovate esigenze. Allora collaborando ad ostacolare il 48 causato dal 20 20 cerchi l’equilibrio mentale nel cassetto dei ricordi, quelli piacevoli. Anno 2003… ricordo la lunga pedalata da Roncisvalle a Santiago de Compostela, ricordo quel lunedì del due giugno, in compagnia di Giancarlo e di Piereugenio.

Partimmo in auto alle 4 di mattina dalla nostra città con tre biciclette da corsa sul porta pacchi, diretti, passando da Ventimiglia, al valico pirenaico di Puerto di Ibaneta (1057m s.l.m.) che dal territorio francese immette nel territorio spagnolo oltre al quale, a otto chilometri, avremmo raggiunto, nella comunità autonoma della Navarra, il comune di Roncisvalle (949m s.l.m.). Arrivammo alle otto di sera, in circa sedici ore coprimmo la distanza di 1233 chilometri. Giusto in tempo per ricevere con altri pellegrini la benedizione dal rettore della collegiata di Santa Maria. La collegiata fu costruita nel XIII sec. per volontà di re Sancho VII come chiesa annessa all’ospedale, al servizio dei pellegrini in transito. Sfortunatamente per la nostra sistemazione della notte l’ostello del pellegrino era al completo ma si ottenne comunque la credenziale, simbolico lasciapassare per poter usufruire degli ostelli sul percorso con applicato il primo timbro testimone dell’inizio del nostro viaggio. Successive timbrature presso parrocchie, ostelli, municipi o bar – in media cinque o sei al giorno per tutto il viaggio – alla fine del quale permettono di ottenere la “Compostela”, trattasi di un certificato, per la soddisfazione personale, rilasciato dalla cattedrale di Santiago a testimonianza dell’avvenuto viaggio. La percorrenza per ottenerla sono cento chilometri a piedi o a cavallo, oppure duecento in bicicletta. Dopo cena, consumata nel ristorante “Posada”, riprendemmo l’auto per raggiungere il Camping Urrobi a circa quarantadue chilometri in direzione Pamplona, dove trovammo sistemazione per la notte e concordammo di lasciare in custodia l’auto fino al nostro rientro da Santiago. Alle 8 e mezza del martedì, gonfiati i tubolari ed oliate le catene alle biciclette, emozionati iniziammo il nostro raid di ottocentoventi chilometri che, percorrendo strade asfaltate per lo più adiacenti o poco lontane dai sentieri del “cammino”, ci avrebbero portato ad attraversare le regioni della Rioja, della Castilia e Leon per terminare in Galizia. Per lo più strade provinciali o secondarie in un continuo saliscendi tra dolci vallate e colline. Una piatta, interminabile eccezione la trovammo nella seconda tappa: fu l’attraversamento della Meseta, un altopiano a circa seicento metri di altitudine, sotto un cielo che prometteva nulla di buono; nere nubi temporalesche sovrastavano Hontanas, la nostra meta. Il tempo di ricoverare le biciclette e il cielo dette sfogo alle sue cateratte. Le quote massime superate lungo il percorso furono quelle dell’Alto da Pedraja 1165m, di Cruz de Ferro, 1504 metri seguiti da una vertiginosa discesa, di O Cebreiro 1320 m, dell’Alto de Poio 1330 m. Le minime dal livello del mare oscillarono dagli 830m di Carrion de Los Condes ai 300m di Santiago. Molte le strade di grande comunicazione con intenso traffico pesante. Le tappe furono sei: Roncisvalle / Logrogno 144 Km, 07,00h, media 19,5 Km/h; Logrogno / Hontanas 165Km, 08h30′, media 20 Km/h; Hontanas / Leon 169 Km, 09h30′, media 20,5 Km/h; Leon / Villafranca del Bierzo 136 Km, 07h45′, media 19,3 Km/h; Villafranca del Bierzo / Melide 151 Km, 09h30′, media 16,8 Km/h; Melide / Santiago de Compostela 55 Km, 03h, media 18,8 Km/h. Le tappe le avevamo stabilite in ragione del tempo a nostra disposizione, della nostra preparazione fisica e dall’ubicazione del posto tappa in quanto non avendo alcun appoggio al seguito era stato imperativo arrivare agli ostelli in tempo utile per trovare rifugio notturno. Sei, otto chili il peso che ognuno di noi si portava in due sacche, appese alla bicicletta, contenenti il ricambio per il dopo bici, per l’igiene personale, la mantellina per la pioggia (fortunatamente mai usata) e qualche attrezzo di pronto intervento. Il rientro si fece in autobus fino a Pamplona poi in taxi a recuperare l’auto lasciata al campeggio. Concludemmo la bellissima esperienza a Caselle, alle ore sette e quindici di mercoledì 11 giugno.

 

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