Le Bande con la B maiuscola amano farsi chiamare, non senza ragione, “Orchestre di Fiati”, per togliere un po’ del loro lato folkloristico. Dunque vere orchestre ma senza strumenti ad arco. Violini, viole, violoncelli e contrabbassi sono sostituiti da clarinetti, flauti, sassofoni e flicorni. Ogni strumento è costruito in diverse tonalità e dimensioni, per distinguerli si usa il vocabolario dei cantanti (soprano, contralto, tenore, baritono, basso).
Il clarinetto quindi come degno contraltare del violino. Forse il più universale e versatile strumento a fiato nella musica di ogni regione del mondo. Lo sentiamo in parti soliste nella più classica musica “d’élite” e nelle sfrenate melodie gitane e balcaniche. Re del jazz fino dai suoi albori diventa icona dello Swing in mano a grandi musicisti e direttori di big band (Benny Goodman, Woody Herman). E citiamo anche la musica leggera con personaggi quali Renzo Arbore e Lucio Dalla che ne hanno saputo cogliere la modernità ed all’occasione la leggerezza e l’ironia.
Elegantissimo strumento in legno di ebano nero e in metalli argentati per le chiavi, ancora oggi è fabbricato principalmente con materiali naturali.
Come naturale è l’ancia, una sottile lingua di canna comune ancorata al bocchino che viene fatta vibrare dal fiato del musicista per emettere un suono che è poi amplificato e modulato dal corpo dello strumento. La purezza del suono dipende per la massima parte dalla qualità della parte alta (bocchino e barilotto) ed anche le legature o fascette che fissano l’ancia al bocchino hanno un ruolo importantissimo.
Per strumenti meno delicati e meno costosi il legno è anche sostituito da materie plastiche pregiate quali l’ebanite, ottimali per studio o per le performances all’aperto.
Dopo l’uso, prima di riporlo, vediamo che il musicista con pazienza smonta le diverse parti per pulirle e asciugarle della condensa di vapore, non solo per igiene ma perché lo strumento si potrebbe crepare e rovinare in modo irreparabile. E deve riposare molte ore prima di essere di nuovo utilizzato.
La sezione clarinetti, nelle bande ben strutturate, arriva a costituire oltre un terzo degli effettivi. I clarinettisti si dispongono in file per partitura (primo, secondo, terzo clarinetto) in modo che gli elementi che suonano la stessa parte si sostengano a vicenda. Il primo dei primi clarinetti, il più vicino al podio, è la cosiddetta “spalla” ossia il musicista che, non perdendo mai d’occhio la guida del maestro, diventa punto di riferimento di tutta l’orchestra fino ai ranghi più lontani. Il maestro, nelle sue teatrali entrate ed uscite tra un brano e l’altro saluta e si complimenta con la spalla, in rappresentanza di tutta l’orchestra. Proprio come con il primo violino nelle orchestre d’archi.
Anche la famiglia dei clarinetti ha tantissime versioni e taglie, ma queste si apprezzano quasi esclusivamente nelle rare orchestre di clarinetti. In banda si usa largamente il soprano in Sib, che a volte il musicista alterna con il “piccolo” in Mib, più acuto. Un ruolo speciale è invece giocato dal clarinetto basso, dalla forma che ricorda il sassofono, pesante ed appoggiato a terra su un piccolo piedino. Le sue tonalità gravi e rauche e le frasi musicali pigre che diventano improvvisamente velocissime infondono un senso di “mistero” al passaggio musicale e di solito servono come introduzione a qualcosa che sta per avvenire. Come nella musica da film il suo suono genera suspense ed angoscia nelle scene che precedono un crimine.
Una raccomandazione finale: non chiamatelo mai clarino, non è una tromba! I clarinettisti, di solito persone gentili ed educate, possono diventare molto aggressivi se sentono questo strafalcione.

Classe 1958, ex dirigente di azienda, torinese di nascita, ho una famiglia che unisce Sud e Nord, Italia ed Europa. Mi sono diplomato al liceo classico ed ho conseguito la laurea in Economia a Torino. In azienda mi sono occupato di controllo di gestione, amministrazione, personale. Ho lavorato oltre 15 anni in paesi esteri dirigendo piccole filiali del gruppo al quale ho dedicato tutta la mia carriera. Ho così avuto l’opportunità di avvicinarmi a lingue straniere e scoprire culture antichissime; ho provato a capire la gente di altri paesi vivendoci un po’ insieme ed ho imparato che quello che ci divide sono solo i preconcetti ma anche, troppo spesso, il peso della Storia. Una volta in pensione mi sono dedicato da una parte al volontariato, utilizzando le mie competenze a beneficio del terzo settore, dall’altro ho ripreso la passione per la musica che mi aveva sempre accompagnato, in verità senza grandi risultati. All’età della pensione ho iniziato a studiare e praticare uno strumento a fiato che mi ha permesso di introdurmi nel meraviglioso mondo delle bande musicali piemontesi. Per Cose Nostre scrivo della Filarmonica Cerettese ed in generale di temi relativi all’associazionismo musicale popolare.

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