Tutto iniziò con le videocassette, le famose VHS. In un periodo dove i telespettatori non ne potevano più dei soliti programmi trasmessi dalle reti nazionali ed erano completamente lobotomizzati da film vecchi visti e rivisti o dal solito Festival di Sanremo o dai tristi programmi della domenica per massaie depresse (che imperversano ancora adesso), questa fu una enorme rivoluzione nell’abitudine dei baracchini italiani e non solo, che non sapevano come addormentarsi dopo cena.
Tutti dovevano acquistare il videoregistratore, o meglio il lettore delle VHS: i primi erano ingombranti quasi quanto un frigorifero e pesavano una tonnellata. Fu un vero boom.
Considerando che era possibile registrarsi i programmi preferiti, molte persone affittarono dei garage per contenere le migliaia di ingombranti videocassette personalizzate; nacque un grande scambio/contrabbando di VHS porno autoprodotte, di solito tra frustrati ed insospettabili padri di famiglia che trovavano sempre la scusa per scendere in garage e rimanervi delle ore per registrare in gran segreto su Teleraspone l’edizione limitata di “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda”, da consegnare urgentemente al Rag. Fonelli dell’ufficio sinistri, in astinenza da tempo.
I perfezionisti poi, con i primi programmi del computer, duplicavano il film tagliando la pubblicità che già allora rompeva i maroni, anche se molto meno di adesso.
In breve tempo i videoregistratori si perfezionarono: se prima avevano una testina, seguirono quelli con due, tre, quattro, venti testine stereo. Ricordo che alcuni avevano un dispositivo chiamato Show View: si andava a vedere sul quotidiano (avete presente i giornali, ovvero quei fogli di carta che non hanno bisogno di pile, collegamenti internet e onnipresenti condivisioni?) il numerino corrispondente al programma da registrare, si digitava con il telecomando nel videoregistratore ed era fatta.
Questi apparecchi però non erano perfetti: a volte si bloccavano ed il delicato nastro si rompeva o si attorcigliava: memorabili quelle volte che tiravo fuori dal videoregistratore i miei preziosi nastri dei concerti tipo Isola di Wight 1969 o Woodstock irrimediabilmente rovinati, facendo chiudere tutte le chiese circostanti per le mie imprecazioni toscane della durata di almeno 30 minuti.
Parallelamente a questo evento, spuntarono come funghi i negozi di noleggio delle VHS: era un modo eccezionale e semplice di vedersi i film preferiti. Diversamente da adesso che bisogna iscriversi ovunque lasciando tutti i nostri dati a qualche hacker che poi ci svuota il conto in banca, bastava dare nome e cognome, e la serata era garantita. Preistoria, ma anche molta libertà e fantasia. Che durò poco perché arrivò la seconda rivoluzione: il DVD.
Il DVD era migliore sotto molti aspetti: di qualità eccezionale, aveva un minor ingombro quindi non serviva più un magazzino. E così i videoregistratori, insieme alle VHS, nel segno del progresso diventarono obsoleti. Tonnellate di apparecchi buttati in discarica, tonnellate di plastica delle VHS iniziarono ad abbellire i nostri mari e la natura in generale, dandole un tocco di modernità.
Ma si sa che il parassita umano vuole sempre di più perché non si accontenta mai, così qualcuno pensò: ma dato che questo DVD si vede così bene, perché non posso anche sentire come al cinema? E così nacquero gli impianti chiamati home theatre: ovvero un costoso impianto costituito da un amplificatore collegato al lettore DVD che simula l’effetto cinema mediante 5 o più casse: una centrale per i dialoghi, due laterali per i suoni, due posteriori per gli effetti speciali dolby surround e un subwoofer talmente potente sui bassi che prima di vedersi un film bisognava avvisare la Protezione Civile perché non c’era nessun terremoto in corso.
L’effetto era notevole, perché sembrava di essere al cinema: anzi, gli impianti più costosi fornivano anche alcuni truzzi in affitto con un catino di popcorn e coca cola, per una realtà assoluta.
Se poi pensiamo che i DVD si potevano anche duplicare al computer, ecco nascere anche qui un mercato clandestino di film che ha anche alimentato per molti anni le bancarelle dei “vu cumprà” e dei nostri colleghi avidi. Ma già allora la onnipresente tecnologia avanzava, e in breve arrivarono i DVD con un sistema di anti-copiatura. Ma tutto ciò all’umano non bastò più.
Si accorsero che il DVD poteva essere ancora perfezionato a livello di qualità: nacque così il DVD Blu Ray, con la migliore risoluzione di sempre, il massimo del massimo per l’uomo moderno.
Naturalmente in breve tempo tutti coloro che avevano un lettore DVD normale non potevano vedere la nuova evoluzione: così si comprarono il lettore specifico DVD Blu Ray per i nuovi film, tenendo però il lettore normale per vedere quei 1.000-1.500 vecchi DVD.
I negozi di noleggio andavano a gonfie vele, e il DVD sembrava essere la soluzione migliore per vedere i film più recenti. Ma anche questo all’umano non bastò.
Nel frattempo, internet aveva fatto passi da gigante con telefonini, tablet, televisori e computer di ultima generazione: nacquero le pay tv, ovvero la possibilità di vedere il programma preferito quando si vuole e dove si vuole, dal pc al telefonino. Bastava avere internet e una carta di credito.
Nel giro di un attimo il mondo dei DVD venne cancellato dalla comodità di vedersi il film preferito con un click, e per la qualità del suono bastavano due cuffiette: in pratica, tutto quello che prima occupava una parete intera del nostro salotto ora è racchiuso in uno schermo da 10 pollici.
E così ancora una volta nel nome del progresso milioni di lettori DVD e DVD Blu Ray vennero buttati, insieme ai DVD ed ai colossali impianti Home Theatre, dei quali solo alcuni subwoofer vennero riciclati ed usati come portavasi. Finalmente anche i nostri mari tristi e grigi ebbero il privilegio di diventare colorati grazie alle migliaia di custodie dei film insieme alle insegne dei negozi di noleggio.
Anzi questo rappresentò un vantaggio per i patiti del vintage: chi voleva stoicamente continuare a guardare i film su DVD, doveva solo andare al mercato del pesce e acquistarne uno di medie dimensioni come il tonno. Nel suo interno avrebbe trovato come minimo la serie di Guerre Stellari, prendendo due piccioni con una fava: la cena più il film. Ma cosa vogliamo di più?
Ma tutto questo ancora non bastò: il progresso volle che anche il normale televisore fosse superato. Infatti nascevano le Smart Tv, ovvero le televisioni che, collegandosi a internet, ci fanno vedere quello che vogliamo. Delle dimensioni di una parete e con una risoluzione pazzesca, sono l’ultimo grido della tecnologia e costano oltre 1.000 euro, se ne vogliamo una decente.
Così ancora una volta milioni di televisioni perfettamente funzionanti che solo qualche anno prima erano l’ultimo grido della qualità, vennero buttate in discariche ormai grandi come città.
E vissero tutti felici e contenti, per ora. Poco importa se tra telefono, internet, TV in abbonamento, film on demand eccetera spendiamo 200 euro al mese (ma non eravamo quelli che ai tempi si lamentavano della bolletta SIP troppo cara?).
Ma tra un po’ cambierà tutto: le Smart Tv saranno obsolete. Vedremo i film grazie ad un micro schermo impiantato nella retina, con effetti Dolby Surround che sentiremo mediante due nano casse impiantate nei padiglioni auricolari. Saremo sempre collegati ad internet da una micro SIM impiantata nel cervello, dove ci sarà sempre più spazio vuoto. Basterà restare seduti con lo sguardo nel vuoto, quindi per molta gente non cambierà niente rispetto al passato.
Bene, vi devo lasciare, dal bagno ho sentito una vibrazione: il mio “water on demand” mi sta avvisando che ha appena scaricato l’ultima stagione di Trono di Spade. Ma in bagno si sta scomodi, preferisco la cucina più spaziosa: me la vedrò sul frigorifero.

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