La questione del rapporto tra l’uomo e la tecnologia è diventata ancora più saliente da quando la presenza del Covid-19 ci ha forzati al distanziamento sociale. Proprio nell’ultimo anno si è notato un forte aumento della dipendenza da internet.

L’obiettivo del presente articolo, sia ben chiaro, non è quello di demonizzare la tecnologia, perché ormai è indispensabile, ma mettere in guardia dai pericoli a cui ci può esporre utilizzandola.

Inizio con l’informarvi che noi tutti siamo catalogati in base al rapporto che abbiamo con la tecnologia. Così siamo stati divisi in tre grandi categorie: i nativi digitali, i migrati digitali e i deportati digitali.

I nativi digitali sono i nati dal 2000, con la tecnologia a loro servizio. Già in sala parto un neonato vede un cellulare ancora prima di vedere un volto umano: appena nato il bambino sviluppa già un legame con un telefono! Poi, durante l’allattamento, quando il bambino è calmo, la mamma ne approfitta per rispondere ai messaggi. Tutto nella norma, ma peccato che il bambino potrebbe venire privato di quei momenti magici, in cui mamma e bimbo si guardano negli occhi e che sono alla base per sviluppare il loro legame speciale.

I bambini nascono già con competenze digitali? Non si sa ancora, ci sono molte ricerche su questo, ma sicuramente quando nascono hanno a disposizione la tecnologia, però sono piccoli e non hanno le competenze adeguate per gestirla.

Spesso già dai primi mesi di vita i bambini usano i cellulari nei momenti di frustrazione. Ad esempio, se un bambino è distratto dal cellulare, la mamma potrà fare più velocemente la spesa, ma quel bambino viene privato di un’occasione educativa che lo allenerebbe a tollerare la noia, la frustrazione di ricevere un “no” per un acquisto negato e non impara a calmarsi da solo quando si irrita. Potrebbe essere l’inizio di una dipendenza: se sto al cellulare sto bene, se spengo sto male. Questo discorso, noto a psicologi ed educatori, è sconosciuto ad alcuni genitori, che trovano invece interessante l’uso di un cellulare, a volte sono addirittura compiacenti per questo.

Ci sono poi i migrati digitali, che sarebbero i genitori e i nonni dei nativi digitali, hanno conosciuto la tecnologia in età adulta e sono più lenti nell’utilizzarla. Anche se non si è veloci e aggiornati quanto i ragazzi, è importante però sedersi accanto a loro: come i genitori di un tempo sorvegliavano i programmi televisivi del figlio, oggi il genitore deve sorvegliarne la navigazione, per non incorrere in tragiche conseguenze, di cui la cronaca ci informa. L’importante è non essere dei deportati digitali, che sono coloro che assolutamente non vogliono avere a che fare con Facebook, Tik tok, WhatsApp. Se un genitore non vuole conoscere queste cose, sta dando il via libera al figlio.

L’utilizzo della tecnologia in modo incontrollato può portare alla dipendenza. Quando una persona diventa dipendente, inizialmente non è facile da individuare perché, diversamente dall’uso di una sostanza, stare al cellulare è socialmente accettato.

Ci sono somiglianze tra vecchie e nuove dipendenze. Proprio come quando una persona non si controlla nel bere, nel mangiare, nell’utilizzare droghe, allo stesso modo un dipendente non si controlla nell’utilizzo dei mezzi tecnologici. Ad esempio, i ragazzi che dipendono dai videogiochi, ci pensano sempre, a scuola sono disattenti mentre a casa non rispettano i momenti della giornata: non si presentano per la cena, vanno a letto a tarda ora. Sentono il bisogno di stare sempre più connessi, di aumentare la dose. Vanno in astinenza se tenuti lontani da una connessione, si sentono male e diventano aggressivi con i genitori. Spesso hanno problemi medici che la medicina non può spiegare, come emicranie forti, a volte svenimenti, per non parlare di dolori muscolari e aumento di peso legati allo stare troppo seduti.

C’è poi la dipendenza da smartphone, che si chiama: Nomofobia e comporta sintomi fisici che ricordano quelli dell’attacco di panico. La persona sa che fa male, ma non riesce ad interrompere. Ogni volta che appare una notifica non si resiste alla voglia di controllare subito, così si alimenta di continuo la voglia di guardare lo schermo. Può essere accompagnata da altri tratti, come la sindrome da vibrazione fantasma, quando ci sembra che il cellulare vibri e lo si controlla a vuoto. Ci può essere il fenomeno chiamato vamping, quando si sacrificano le ore di sonno per rimanere connessi durante la notte, si lascia il cellulare sempre in carica, sul cuscino, per controllare le notifiche in tempo reale. I continui risvegli comportano problemi di memoria e di alimentazione durante il giorno.

Perché sta accadendo tutto questo? Gli studi attuali sostengono che si tratta di bambini, ragazzi, ma anche adulti che nella loro vita reale non trovano stimoli, hanno un’esistenza piatta, monotona e scoprono in rete la botta di vita di cui hanno bisogno.

Per maggiori informazioni visita il sito: www.psicoborgaro.it

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