È un perfido gioco dell’oca quello in cui ci troviamo cacciati: procediamo a strappi per poi tornare, ritrovandoci sempre al punto di partenza. Da un anno va avanti così e siamo di nuovo al cospetto di una nuova Pasqua priva di resurrezione, in attesa del salvifico vaccino.
Smarriti, depressi, impreparati ad affrontare un periodo emergenziale tanto lungo, siamo nudi al cospetto d’una vita che ci ha presentato un conto salato e inatteso.
Le generazioni “boomer”, quelle nate dagli Anni ’50 in poi hanno vissuto nella convinzione d’una sorta di garanzia che si pensava eterna: mai più guerre in casa, né carestie, come mai era stato dato alla storia di questa nostra tribolata nazione. Riflessioni su tanta fortuna? Poche. Da decenni siamo stati portati a vivere, a considerare null’altro che l’istante del presente, indifferenti del passato e di un futuro costantemente rimandabile a un domani al quale solo domani avremmo pensato.
Una forzata parziale segregazione ci sta dilaniando, una rovina come quella in cui ci ha spinto la pandemia ha messo in luce tutte le nostre fragilità: sociali, economiche, strutturali, portandoci ad un passo dal tracollo.
La crisi ha pure reso più che palpabile l’assenza d’una classe politica e dirigente di vaglia, capace di affrontare l’emergenza senza perdersi in beghe di partito, di avvitarsi giocando al tiro al piccione, mostrando un’infinita mediocrità proprio nel momento in cui sarebbe stato più che opportuno trovare totale coesione d’intenti.
E dire che i talenti potremmo persino ancora averli, ma non ci piace chi ci dice come stanno veramente le cose e ciò che dovremmo necessariamente fare.
Da sempre subiamo il fascino cialtrone dell’arrivo dell’uomo della provvidenza, d’un uomo forte che rimetta a posto le cose, dimentichi della storia, di dove certi abbagli ci abbiano dolorosamente portato.
Di tragico spirito levantino, speriamo sempre in un bypass, in una scorciatoia capace di alleviare ciò che riteniamo insopportabile.
Nell’appena dimenticabilissima edizione 2021 del festival di Sanremo è apparsa, più che una rassegna di sgalfe canzoni, la nostra immagine riflessa: stiamo tra velleitarie voglie di uscire da un incubo sia come sia, anche affidandosi a un pastrocchio, a una mistura indistinguibile che metta insieme capaci e scorfani, cariatidi e nuove proposte, che tanto nuove non sono mai, visto che non sanno fare altro che pescare dal vecchio per trovare un’identità che sembri nuova.
Ma quant’è difficile trovare una vera nuova Italia, quant’è difficile il nostro futuro nascosto sotto una crosta ineffabile?
Eppure sarebbe facile, se provassimo a non barare, a correggere tutto con l’auto tune.
Che d’è ‘st’ auto tune? È un grazioso apparecchietto che raddrizza certe note false e stonate, le voci degli pseudo-cantanti e fa sembrare anche gli indiscutibilmente storti meno storti. Fa sembrare, perché poi la realtà continua a essere un’altra. Bastano davvero quattro piume infingarde, una voce corretta da un algoritmo per farci scambiare il giorno per la notte?
Ecco, in ogni campo, non vi sembra che gli ultimi decenni italici siano stati corretti tutti da un gigantesco autotune, da un artifizio, da un inganno al quale abbiamo finito col crederci ?
Ora per uscirne dovremmo aggrapparci a cose che da sempre ci fan venire l’orticaria: i doveri che vengon prima dei diritti, la res pubblica anteposta all’interesse privato…
Per ora, travolti dalla “Zona rossa”, ci ripieghiamo ancora una volta. Sperando in nuovi bypass, in un’altra correzione d’auto tune? Incorreggibili?

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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