Mi è parso quasi un sogno poter tornare a Palazzo Madama, a Torino, dopo mesi e mesi di chiusura e respirare il profumo della storia e gustarmi una mostra dal vero, che racconta per l’occasione, le bellezze del nostro territorio. Infatti, fino al 12 luglio prossimo, nella sala Atelier, è visitabile la mostra “Ritratti d’oro e d’argento. Reliquiari medievali in Piemonte, Valle d’Aosta, Svizzera e Savoia”, curata da Simonetta Castronovo, che presenta una serie di busti reliquiario provenienti da chiese, cattedrali piemontesi e dall’antico ducato sabaudo; questi capolavori sono l’espressione di raffinate scuole orafe, di intaglio e di scultura eseguite da artisti attivi tra il Trecento e il primo Cinquecento.
Una mostra gemella sarà allestita al Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta, dal 27 marzo al 2 giugno 2021, in cui saranno esposti i busti reliquiario realizzati in Valle d’Aosta.
Documentati fin dal V secolo d.C., i reliquiari sono custodie di forme e materiali diversi, eseguiti in metallo, avorio, vetro, cristallo, legno, tessuto, per conservare ed esporre le reliquie; il termine deriva dal latino reliquiae “ciò che rimane”: cioè i resti mortali dei Santi (reliquie corporee o primarie) o gli oggetti a loro legati come gli strumenti del martirio o le vesti (reliquie secondarie). Gli orafi medievali, per realizzare i busti reliquiario dei Santi trassero spunto da quelli in metallo di età romana raffiguranti divinità olimpiche o imperatori, poiché il loro carattere ieratico, solenne e lontano dalla realtà dei busti classici, ben si adattava alla rappresentazione dei Santi, esempio di virtù e carità, cui l’uomo medievale doveva ispirarsi.
In età romanica si diffondono in tutta Europa le grandi casse-reliquiario, come quella di Sant’Eldrado, custodita nella Parrocchiale della Novalesa e in mostra al Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa (sino al 5 aprile). Nel periodo gotico si affermano i reliquiari architettonici, i reliquiari a ostensorio e i reliquiari antropomorfi a forma di busto, testa, braccio, mano o gamba.
I busti realizzati per contenere la reliquie del cranio di alcuni Santi, sono dei veri ritratti in oreficeria, in argento dorato o rame, talvolta arricchiti da pietre preziose, smalti, vetri ed hanno una duplice valenza: una devozionale che, secondo alcuni ecclesiastici del sec. XII, la contemplazione dell’immagine di un santo realizzata in materiali preziosi, portava il fedele verso l’elevazione spirituale. L’altra, forse più asettica, può essere intesa come un susseguirsi di ritratti di uomini del medioevo, condizionati dalle tradizioni, dai costumi e dalle diverse correnti stilistiche alle quali si ispirarono gli artisti, dal gotico, al tardogotico, al naturalismo della seconda metà del Quattrocento, all’arte lombarda e alla pittura di Giacomo Jaquerio. E pare che proprio al grande protagonista del tardogotico si sia ispirato l’orafo Severino Dorerio nel realizzare nel 1417 il busto reliquiario di San Giovenale (patrono di Fossano): Dorerio era a capo di una bottega che spesso era documentata nei medesimi cantieri in cui lavorava Jaquerio.
I 18 busti e teste reliquiario esposti, quasi tutti contenenti le reliquie, sono presentati in ordine cronologico, dalla più antica, santa Felicola sino a santa Margherita.
Felicola è una martire vissuta a Roma alla fine del I secolo d.C., raffigurata come una giovane sorridente, con un prezioso diadema sulla fronte che trattiene la capigliatura; il suo busto è un grande esempio del naturalismo gotico dell’arte francese di inizio Trecento. Margherita è molto venerata dalle donne, sia in Oriente che in Occidente, il suo nome in latino significa perla e forse è all’origine della ricca presenza di perle sull’acconciatura e sulle vesti.
È esposto per la prima volta il busto di san Teobaldo dopo il suo ritrovamento seguito a un furto e quindi segnalato nel 2011 tra le collezioni dell’Institute of art di Minneapolis; è tornato nella cattedrale di Alba nel 2014.
Si potrebbero ora descrivere tutti i reliquiari, ma lascio al visitatore il piacere della scoperta di questa mostra identitaria, dalle molteplici sfaccettature che la Fondazione Torino Musei ha organizzato per promuovere il territorio regionale e la nostra cultura.

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