Una gara da 675.000 euro. Procede spedita, secondo la tabella di marcia preannunciata durante la Conferenza Stampa dello scorso febbraio, l’attività dell’amministrazione sanmauriziese per affidare tutte le attività progettuali necessarie per la messa in sicurezza del reticolo idrografico del territorio compreso fra la Stura e il torrente Banna. Attività non limitata solo allo stretto ambito comunale, ma che coinvolge necessariamente Ciriè a monte e Caselle a valle. Tant’è che alla già citata Conferenza Stampa erano presenti anche rappresentanti di quei due comuni, nonché del Consorzio Riva Sinistra Stura. La gara di progettazione, che può contare su un contributo statale a fondo perduto di 675.000 euro, è stata bandita il 5 marzo, con scadenza il 19 aprile; a breve se ne dovrebbe conoscere quindi il risultato.

Facciamo un passo indietro. Per conoscere gli antefatti, occorre tornare un po’ indietro nel tempo. Nel pomeriggio di sabato 13 settembre 2008, ci fu un furibondo temporale. Una vera e propria bomba d’acqua,  con epicentro sull’aeroporto (220 mm d’acqua in poche ore) provocò l’esondazione del torrente Banna e di tutti i canali fra San Maurizio e Caselle. Un’impressionante valanga d’acqua allagò case e negozi dei nostri centri urbani. 

Gli studi della Provincia di Torino. A seguito di quell’evento, la Provincia di Torino, che a quel tempo ancora esisteva, commissionò al suo Servizio Difesa del Suolo uno Studio di Fattibilità per possibili strategie d’intervento. Lo studio fu prodotto a marzo 2009, e prevedeva interventi suddivisi su 4 lotti.

I 4 lotti. Il lotto 1 riguardava la realizzazione del canale scolmatore di Nole, ed è stato realizzato negli anni scorsi a valle dell’abitato nolese. Il lotto 4, quello più a valle, interessa prevalentemente il territorio fra Settimo Torinese e il capoluogo. I lotti 2 e 3,  incentrati sui territori di Ciriè, San Maurizio e Caselle, sono quelli ora oggetto della gara di progettazione.

Cosa prevedono i lotti 2 e 3. In estrema sintesi, l’obiettivo è duplice: da un lato adeguare la portata d’acqua dei tre canali esistenti sul territorio – i canali di Ciriè, di Malanghero e di Caselle – e dall’altro realizzare i tratti terminali di tali canali, i cosiddetti canali scolmatori, che siano in grado di garantire il più rapido ed efficace defluire delle acque verso la Stura di Lanzo.

Gli interventi dei lotti 2 e 3
Il sindaco Paolo Biavati

Motivazioni e importanza dell’intervento. Il sindaco di San Maurizio in Conferenza Stampa le aveva così illustrate: « Sottolineo l’enorme importanza di quest’opera. Il territorio tra lo Stura e il Banna è ricco di acqua e nel corso dei decenni ha vissuto un’intensa fase di urbanizzazione, che ha portato all’impermeabilizzazione di ampie superfici. C’è poi un secondo fattore determinante, la pista dell’aeroporto, un’area impermeabilizzata amplissima che contribuisce ad aumentare l’immissione sul territorio di acqua difficilmente drenabile e gestibile. Tematiche come queste – ha aggiunto il sindaco Biavati – sono spesso sottovalutate dalle stesse istituzioni e ignorate dai media. In Italia si parla spesso di prevenzione, ma poi di solito se ne fa poca. L’intervento che stiamo realizzando forse non porta un grande ritorno d’immagine, ma sicuramente porterà grandi vantaggi per il nostro territorio. Ci auguriamo di ritrovarci qui il prossimo autunno, con una nuova conferenza stampa, per presentare il progetto definitivo».

Il canale del Malanghero

Un intervento coordinato. Se quindi è il Comune di San Maurizio che si è preso l’incarico di portare avanti l’attività e ha ottenuto il finanziamento governativo, un apposito Protocollo d’Intesa che san Maurizio stipulerà con Ciriè, Caselle e il Consorzio Riva Sinistra, secondo uno schema già approvato il primo marzo, disciplinerà i rapporti reciproci. Il programma d’azione prevede che nel corso dell’anno corrente vengano prodotte le progettazioni, in maniera da poter poi nel 2022 avviare la realizzazione  del tratto di scolmatore dal canale di Malanghero al canale di Caselle, utilizzando un investimento di 10,45 milioni di euro reso disponibile dalla Regione Piemonte.

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