Il giudizio a prescindere
Tutti noi ci arroghiamo il diritto di giudicare e di saperne più degli altri, a prescindere da tutto e tutti.
Sin da bambini vogliamo dare la nostra opinione, con la convinzione di essere nel giusto. Più andiamo avanti negli anni e più viene scontato pensare che siamo noi a pensarla nel modo corretto, che abbiamo la verità in tasca e che siano gli altri ad avere torto.
Si tende ad essere, volontariamente o involontariamente, ego-centrati, ovvero a porsi al centro di ogni situazione e pensare che le proprie esigenze, i propri problemi o fastidi, siano gli unici o perlomeno più importanti di chi ci circonda.
Nel contesto familiare è spesso colpa del o della consorte (“Non capisce che giornata pesante ho vissuto!”, oppure “Con tutti i casini che ho, ti ci metti anche tu!”), nella scuola è facile pensare che sia colpa dell’educatore (“Ha dato una insufficienza a mio figlio dopo quanto ha studiato!”, oppure “Come si permette di rimproverarlo, in fondo era solo una ragazzata!”), al lavoro è sempre colpa del capo (“Non mi valorizza!”, oppure “Ne capisco più io di lui e lo hanno fatto pure capo!”) o di un collega che avanza professionalmente (“Certo che se si ferma oltre l’orario si fa notare!”, oppure “Chissà cosa avrà fatto per ottenere quella promozione!”) , al parcheggio (“Beh se non sei capace a parcheggiare bene, vai in bici o a piedi!”), al governo nessuno capisce nulla (“Ma ci va tanto a fare così e cosi?”). Lasciamo ai nostri lettori continuare la lista a piacimento, gli esempi sono tantissimi e se andiamo ad analizzare ogni situazione, quotidiana e non, ne potremmo aggiungere quasi all’infinito.
A tutti noi sarà capitato di essere sotto accusa o sotto esame, per aver detto o fatto qualcosa, e non capiamo perché i nostri atteggiamenti possano essere interpretati nel modo sbagliato (“Ma io non volevo dire questo!”, oppure “Non hai capito!”), senza pensare che potremmo essere noi quelli che non si sono spiegati bene. Il giudizio arriva senza sconti, senza possibilità di ribattere e spesso senza una prova certa, solo perché l’apparenza sembra far capire una verità che non è tale.
Ma anche noi, a nostra volta, giudichiamo gli altri nello stesso modo, senza riflettere, perché esistono situazioni diverse da quelle che ci aspettiamo e perché spesso le parole corrono prima del pensiero.
Integrando il pensiero espresso finora, un aspetto importante e a suo modo altrettanto grave, è giudicare senza conoscere tutti i fatti o perlomeno aver visto la situazione da tutti i punti di vista, sentendo tutte le campane e aver creato un quadro della situazione completo ed esaustivo, perché facilmente poi si rischia di avere e portare avanti un’opinione sbilanciata, non completa e molto spesso errata e fuorviante.
Ammettere poi di aver giudicato male o troppo in fretta è difficile per ognuno di noi, si cerca sempre di avere una scusa che ci tolga dall’angolo e non ci metta spalle al muro, su cui poi costruire il proprio castello di idee e pensieri per giustificare ogni azione passata e futura.
Dovremmo tutti imparare a capire, ad osservare e ad aiutare, prima di giudicare, considerando nel complesso le situazioni e prima di mettere a repentaglio la reputazione di una persona.
Il giudizio a prescindere non permette a una comunità di crescere e prosperare.

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