Piazze Amiche (maggio 2021)

Dedichiamo questa uscita della rubrica a due figure femminili su cui si sono riaccese di recente le luci dei riflettori.

Alla poetessa Biagia Marniti, la Pro Loco di Ruvo di Puglia ha dedicato la pagina di copertina del suo periodico Il Rubastino nell’uscita di marzo, mese in cui ricorreva il centenario della nascita della poetessa.

La diva del muto Pina Menichelli, nativa di Castroreale, ci è stata invece segnalata da Mariella Sclafani, già presidente della Pro Loco del bel borgo siciliano e attualmente assessore alla Cultura di quel comune. La Menichelli è apparsa di recente nelle pagine culturali del quotidiano La Repubblica per il Festival “La Sicilia delle donne”.

Da Ruvo di Puglia, Biagia Marniti, poetessa

Un secolo fa, il 15 marzo 1921, nasceva a Ruvo di Puglia la poetessa Biagia Marniti. Nata nella casa di via Loriano 35, ancora oggi esistente, si trasferì in tenera età a Bari dove visse per diversi anni. Nel 1938 raggiunse Roma dove fu allieva di Giuseppe Ungaretti e dal quale fu soprannominata la nera. Qui frequentò l’Università e mise in pratica le sue doti poetiche. Lavorò come giornalista pubblicista collaborando con diverse riviste.  Nel 1951 pubblicò una raccolta di liriche intitolata “Nero amore, rosso amore” e nel 1956 “Città, creatura viva”. L’anno successivo fu edita la raccolta “Più forte è la vita” con la prefazione preziosa di Giuseppe Ungaretti. Nel novembre del 1952 iniziò la sua carriera di bibliotecaria a Sassari per poi essere trasferita, sul finire del decennio, alla Biblioteca Angelica di Roma, dove entrò a far parte dell’Accademia dell’Arcadia. Nel 1967 pubblicò “Giorni nel mondo” e “Il cerchio e la parola” nel 1979. Morì a Roma nel 2006. Nelle sue poesie, cariche dei ricordi e delle esperienze vissute in giovinezza ma aperte all’aria metropolita della Capitale, traspare una donna fiera che affrontava la quotidianità indossando il suo corpo seppur non più giovane con orgoglio e baldanza. Biagia si definiva una donna sempre “intimamente libera – anche dalla donna del Sud – pronta ad affermare stessa e con­quistare la propria indipendenza e il pro­prio prestigio.” Nel suo cuore restava l’amore sconosciuto della Terra di Puglia, di quella collina della città natale inebriata dall’odore “del basilico e garofani rossi”. Biagia incarna l’atteggiamento di una vera donna ruvese e pugliese, forgiata dalla fermezza delle strade lastricate e dalla bellezza incontaminata degli ulivi murgiani. Alberi pazienti e a cui nulla sfuggiva e che le sembravano, in una poesia, come padri che mormorano nel silenzio. Ruvo e la Puglia hanno un pegno di riconoscenza nei confronti di questa donna del Sud. Vero esempio della potenza del genere femminile che, memore alle proprie radici, costruisce silenzioso un mondo migliore.

Francesco Lauciello                                                                                                              

Da Castroreale, Pina Menichelli, diva del muto

Pina Menichelli, all’anagrafe Giuseppa Iolanda Menichelli, è stata un’attrice italiana del cinema muto, figura di primo piano nel sistema divistico assieme a Lyda Borelli e Francesca Bertini.

Nacque a Castroreale, antico comune della provincia di Messina, il 10 gennaio 1890.

Essendo figlia d’arte (il capostipite, Nicola, era un apprezzato comico della metà del Settecento), la Menichelli incominciò a recitare fin da bambina. Dopo alcune esperienze in varie compagnie teatrali, intraprese un cammino cinematografico grazie alla casa Cines di Roma, una delle più importanti dell’epoca, dove, fra il 1913 e il 1914, recitò in numerosi film. Fra essi spicca Scuola d’eroi, in cui venne notata dal regista e produttore cinematografico Giovanni Pastrone (autore del celebre Cabiria), che la chiamò poi all’Itala Film di Torino, dando così inizio alla sfolgorante avventura cinematografica dell’attrice. Realizzò così il suo primo film per l’Itala, con la regia di Pastrone: Il fuoco del 1915. I protagonisti sono un’ammaliante ed enigmatica poetessa (la Menichelli) ed un giovane ed ignoto pittore, i quali vivono una bruciante vicenda d’amore. Il film ebbe un enorme successo, e la Menichelli, perfetta nel ruolo di crudele e sensuale maliarda, divenne una stella di prima grandezza, etichettata come la femme fatale per eccellenza del cinema italiano.

L’anno seguente fu la protagonista di Tigre reale (sempre diretta da Pastrone), dove, interpretando la sinuosa e fatale contessa Natka, confermò le sue non comuni capacità d’attrice e di femme fatale.

Nel 1920 passò alla romana Rinascimento Film, fondata per lei dal barone Carlo Amato, suo futuro marito. Nel 1923, stanca di interpretare gli stessi personaggi di seduttrici voluttuose e tormentate eroine, lavorò con brio e agilità a due commedie: La dama de chez Maxim’s e Occupati d’Amelia, che sbalordirono critica e pubblico.

Dopo questi due lavori, nel 1924, la Menichelli si ritirò da ogni attività artistica per dedicarsi solo alla famiglia. E così anche la morte di questa conturbante e bravissima diva dalla bella figura (non alta, ma slanciata, capelli biondissimi, grandi occhi azzurri, bocca sensuale, naso un po’ aquilino), avvenuta a Milano all’età di 94 anni, è passata poi inosservata.                                                                                              Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

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