I principali rappresentanti delle potenze europee che avevano contrastato l’espansionismo di Napoleone Bonaparte si incontrarono a Vienna il primo novembre del 1814. Il cancelliere austriaco Metternich, il ministro degli esteri britannico, il visconte Castlereagh, il principe prussiano Hardenberg e lo zar Alessandro I si riunirono per la prima volta nella storia per discutere l’assetto che l’Europa avrebbe dovuto avere al fine di garantirne la pace. Anche la sconfitta Francia prese parte all’assemblea con il suo ministro degli esteri Talleyrand, che con un’abile politica di negoziazione, era riuscito a inserirsi nei dibattiti attribuendo la causa del conflitto al solo Napoleone e presentando la Francia come una vittima della volontà di potenza dell’imperatore stesso. L’aspetto del tutto innovativo rispetto al passato fu l’idea (ripresa poi anche nella fondazione della Società delle Nazioni e delle Nazioni Unite un secolo dopo) secondo la quale gli stati europei dovessero decidere, attraverso una serie di incontri internazionali, il modo corretto di mettere fine ad una situazione di conflittualità e di trovare una soluzione di stabilità condivisa da tutti i partecipanti. Il Congresso di Vienna non aveva ancora quel carattere di riunione plenaria (solo in quella ufficiale e conclusiva dei lavori il 9 giugno 1815 furono presenti tutti i membri di ciascun governo) ma era una successione di incontri informali, ristretti e di tipo bilaterale. Inoltre i lavori furono interrotti da feste, cene, ricevimenti, balli talmente frequenti che si parlò più di un evento mondano che di una riunione diplomatica tra capi di stato.
I principi adottatati per ristabilire un ordine europeo furono due: il principio di equilibrio e il principio di legittimità. Il principio di equilibrio, sostenuto da Austria e Regno Unito, aveva come obiettivo quello di evitare l’egemonia di uno stato sul continente, come era avvenuto con l’imperatore francese. Per questo motivo si formarono una serie di barriere con la creazione di stati cuscinetto intorno alla Francia: a sud il Regno di Sardegna, a nord venne fondato il Regno dei Paesi Bassi e a est la Prussia, acquisendo i territori della Renania, diventò confinante con lo stato transalpino. Il principio di legittimità aveva invece l’intento di riporre sui troni europei i legittimi sovrani e le dinastie spodestate dalla Rivoluzione francese e dall’impero napoleonico. Partendo da questo principio, Luigi XVIII, fratello minore del re Luigi XVI che era stato ghigliottinato, diventò il nuovo sovrano di Francia sancendo il ritorno dei Borboni. In molti altri paesi, soprattutto negli stati italiani, si verificò il ripristino di esponenti delle dinastie precedenti al 1790 o con legami di parentela con la casa reale degli Asburgo.
L’Italia, infatti, fu divisa in una decina di stati con il solo Regno di Sardegna, guidato dai Savoia, a mantenere una propria autonomia. Il regno sardo riottenne il Piemonte e la Savoia e si ingrandì acquisendo la Repubblica di Genova. Venne costituito il Regno Lombardo-Veneto sotto il dominio diretto dell’Austria che comprendeva la Repubblica di Venezia, il Veneto, il Friuli e la Lombardia. Il Granducato di Toscana vide il ritorno di Ferdinando III di Asburgo-Lorena e anche negli altri ducati più piccoli del centro Italia, come Modena, Parma, Lucca, Massa e Carrara, si restaurarono le antiche casate. Il Papa si ristabilì nello Stato della Chiesa mantenendo le enclavi di Benevento e Pontecorvo ma perdendo Avignone e il Contado Venassino. Infine, il Regno di Sicilia fu unito al Regno di Napoli formando il Regno delle Due Sicilie a capo del quale venne posto Ferdinando IV di Borbone che diventò Ferdinando I delle Due Sicilie legandosi con un trattato di alleanza militare con l’Austria.
Il concetto di concerto europeo, ovvero l’idea di un dialogo costante tra le potenze europee per dirimere le controversie, fu alla base della fondazione di due alleanze internazionali. La Santa Alleanza tra Austria, Prussia e Russia con riferimenti alla religione cristiana e la Quadruplice Alleanza alla quale si aggiunse anche la Gran Bretagna con lo scopo di vigilare contro i possibili tentavi di rivalsa da parte della Francia e di movimenti rivoluzionari che potessero minacciare l’equilibro europeo. Se da una parte l’idea che i grandi conflitti potessero essere risolti da riunioni era ormai entrata nella cultura della diplomazia europea per arrivare fino ai giorni d’oggi, dall’altra l’equilibro stabilito durante il Congresso non durò a lungo e si disgregò con i moti rivoluzionari del 1830 e del 1848 e con l’unificazione nazionale italiana e tedesca nella seconda metà del secolo XIX.
Il Congresso, perciò, si presentò in duplice e contrapposta veste. Fu un momento di restaurazione politica dentro i confini degli stati nazionali ma allo stesso tempo fu un momento di innovazione nella gestione delle crisi internazionali. Il limite più profondo dei monarchi dell’Ottocento fu dettato dall’incapacità o dalla mancanza di volontà di conciliare le ideologie presenti con quelle passate, di tener conto delle nuove idee di nazionalità, di liberalismo e di democrazia che si erano insinuate nei popoli d’Europa.

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