Passando per la via a lui dedicata, quella che da piazza Boschiassi va al Prato della Fiera, quella delle scuole elementari, molti casellesi, fra i quali anche molti scolari, si saranno chiesti: ma chi era questo generale?, o comunque ne vorranno sapere di più. Quella che andiamo a narrare non è solo la sua storia, ma è anche un importante capitolo della Caselle del XIX secolo, dell’Ottocento, secolo questo che sa raccontare storie di un fascino particolare.
Cominciamo col dire che al generale Caselle ha dedicato una via fra le più importanti del centro storico. Nel 1783 si chiamava via del Teatro, nel 1853 contrada dei Macelli, dal 1890 è via Guibert.
Luigi Guibert nacque a Torino il 9 agosto del 1808 con alle sue spalle un passato familiare tutt’altro che insignificante. Nel 1721 troviamo Sebastiano Guibert, governatore di Chivasso; i suoi due figli: Giovanni Francesco, generale di fanteria e titolare della commenda di Pinerolo, nel 1787; l’altro, Antonio, tenente colonnello e direttore delle fortificazioni di Demonte, nel 1759. Da quest’ultimo nacque Carlo Prospero, padre del nostro Luigi, che fu comandante della fortezza di Domodossola nel 1796, dove morì nel 1815. Fu premiato per il suo valore, per la gloriosa tradizione militare della sua famiglia e per la sua fedeltà, facendo un trionfale ingresso nella Torino capitale, dopo la restaurazione del regno, tanto che Carlo Prospero ricevette l’abbraccio del re.
Dopo la morte del padre, i fratelli Luigi e Giacinto Guibert fondarono a Caselle uno stabilimento per imbiancare le tele. Ma buon sangue scorreva evidentemente anche nelle vene del nostro Luigi perché, lasciata l’industria al fratello, il 26 marzo del 1826 intraprese la carriera militare entrando cadetto nel Battaglione Cacciatori di Savoia.
La sua carriera militare fu quanto mai rapida e brillante. In sintesi queste sono state le tappe salienti per arrivare al grado di generale: sottotenente di ordinanza nella Brigata Regina nel 1830, e nel 1832 nei Granatieri scelti; luogotenente nel 1835 e capitano d’ordinanza nel 16° reggimento di Fanteria nel 1845. Con questo grado fece la prima guerra d’indipendenza italiana e il 6 maggio del 1848 nell’infelice e infernale battaglia di S.Lucia cadde tra i primi, ferito gravemente al petto da una fucilata. Pianto per morto dalla famiglia, si trascinò fra la morte e la vita da un ospedale all’altro. Riavutosi un po’ nelle forze, poté ricomparire a Caselle del tutto inaspettato, ma quasi irriconoscibile per i patimenti sofferti. Guarì ma le fatiche di un servizio attivo non erano più per lui. Fu quindi comandato prima al Ministero della guerra, indi col grado di maggiore nella compagnia dei veterani dello Stato Maggiore della Real Casa.


Nel 1852 lo troviamo direttore in seconda dell’ospedale militare di Alessandria; nel 1855 comandante militare di Aosta e nel 1856 di Acqui.
Addetto al comando del Battaglione di Amministrazione il 26 dicembre del 1856, fu promosso tenente colonnello il 24 luglio del 1859 e assunse il comando effettivo del battaglione stesso che era divenuto Corpo di Amministrazione. Colonnello il 3 agosto del 1860, maggiore generale e comandante del circondario di Bologna nel 1863, il primo febbraio del 1864 passò comandante della Casa Reale degli Invalidi e Compagnia dei Veterani e presidente del consiglio di amministrazione dei Comandi militari. In questa carica dietro sua domanda venne collocato a riposo il 9 febbraio del 1868 e nel 1874 iscritto fra gli ufficiali generali della riserva.
A Caselle il generale formò la sua famiglia sposando Teresa Fresia, fu Felice, la cui famiglia era proprietaria dal 1815 della cartiera del Ruatto. Ebbe tre figli: Giacinta, Anna e Carlo Prospero. Abitarono nella via che appunto ora è dedicata al generale. Ma questo piccolo romanzo di una vita non finisce qui. Infatti, è tutt’altro che trascurabile l’apporto dato dal generale Guibert alla vita amministrativa di Caselle.


Per 50 anni fu amministratore pubblico, dieci dei quali come sindaco, esattamente dal 1844 al 1847 e dal 1871 al 1878. Caselle durante la sua amministrazione ebbe un notevole impulso in tutte le sue attività: dall’ospedale agli uffici della Pretura e del Registro, dalle scuole all’agenzia delle imposte. L’illuminazione pubblica e la nettezza urbana, come la copertura nell’abitato di numerosi canali, furono problemi sempre in primo piano nei programmi dell’amministrazione guidata dal generale. Costante fu il suo apporto alla Società Operaia – ricordiamo per inciso che in quel tempo Caselle aveva circa 2000 cittadini occupati nelle fabbriche -. Nel 1869 compilò il Regolamento sull’uso delle Acque ancora oggi seguito. Diede ampio concorso per avere comoda al paese la stazione ferroviaria, promuovendo la demolizione di alcuni rozzi fabbricati all’ingresso del paese. La sede stessa del Comune e la grande area del prato della fiera godettero durante il suo operato di ampliamenti e di sostanziali migliorie.
Infine, Caselle deve all’interessamento del generale Guibert se la sede del nostro Municipio possiede un quadro del Defendente Ferrari. Difatti la preziosa tavola che il pittore di Chivasso, allievo di Gian Martino Spanzotti, dipinse nel primo ‘500 fu donata al Municipio dalla famiglia Fresia, famiglia dalla quale proveniva la moglie del generale. L’opera fu acquistata dal prof. Giovanni Fresia il 25 aprile del 1801. Luigi Guibert morì a Caselle Torinese il 22 settembre del 1889, a 81 anni.
Una lapide nel porticato del palazzo comunale, posata il 16 aprile del 1890, un anno dopo la morte, lo ricorda a tutti i cittadini con queste parole: “A Guibert nobile Luigi, maggiore generale in ritiro, grande ufficiale dell’Ordine Mauriziano, Cavaliere della Corona d’Italia, organizzatore del Corpo d’Amministrazione militare, versò sui campi lombardi il suo sangue per l’italiana indipendenza. Tre volte sindaco, 50 anni d’amministrazione comunale, strenuo propugnatore degli interessi agricoli ed operai: vera gloria del paese. A perpetuo ricordo i casellesi ed amici”.
In conclusione, dai dati biografici che abbiamo elencato riguardanti il generale Luigi Guibert è abbastanza facile farne uscire la classica figura del soldato fedelissimo alla patria e al suo re; ma anche quella del cittadino che avendo avuto la fortuna di avere un solido bagaglio culturale, non certo alla portata di molti in quel tempo, porta nella vita amministrativa del suo paese, della sua comunità, quei tesori di esperienza e di capacità di cui era ricco.
Ma forse il suo merito è un altro: quello d’essere riuscito, in felice simbiosi, a riunire in sé i valori del soldato, del cittadino e del lungimirante amministratore pubblico. La spada del generale dei Granatieri Luigi Guibert si trova in una bacheca nell’ufficio del sindaco di Caselle, insieme con quella del generale dei Bersaglieri Giacinto Tua.
E per finire in bellezza ricordiamo che nella prestigiosa Biblioteca del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino esiste un dossier inerente il generale Luigi Guibert, contenente delle sue lettere private e anche una copia dell’Illustrazione Militare Italiana edita da Vallardi – Milano, esattamente il numero del 15 novembre 1889 n° 71 – anno III – nel quale il quindicinale porta un necrologio sulla morte del generale Luigi Guibert, e con i cenni biografici c’è anche una bella incisione della sua effigie, che qui vediamo, disegnata da A. Zanetti e scolpita da Pistola.

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