“Ah, vous faites comme les escargots!”, fu l’esclamazione di zia Giselle quando le parlammo delle nostre vacanze in caravan.
Non ci avevamo pensato, però…sì…come le chiocciole ci portavamo appresso la nostra casetta.
Ora in vacanza ci andiamo con il camper, ma la sostanza è la stessa: partiamo con tutto l’occorrente appresso, biciclette comprese.
Questo mese mi ritaglio la libertà di raccontare una breve vacanza da camperista (ma adattabile a chiunque), non per suscitare invidia tra coloro che vedono il traguardo ancora lontano o non lo scorgono affatto, ma perché il passaparola è meglio di ogni pubblicità.
Dunque, lo scopo del viaggio era visitare le coste del Gargano, con varianti lungo il tragitto da decidere al momento.
Infatti prima fermata è stata nelle Marche, presso la sosta camper a Torrette di Fano, per visitare Fano e Pesaro con la sua ciclopolitana, che si snoda tra la ferrovia e il mare. Ben segnalata e sicura si incunea nel centro storico di Pesaro da “una rotonda sul mare” e permette di gironzolare tra vie eleganti e viuzze laterali, scoprendo una cittadina vivace e, forse, troppo poco turistica.
Tra rallentamenti, cambi di corsie, lavori in corso e tribolazioni varie su quella che dovrebbe essere un’autostrada a percorrenza veloce, a Poggio Imperiale ci si inoltra nel Gargano costeggiando i laghi di Lesina e Varano.
Grandi estensioni di oliveti ordinati e curati, caldo e cicale accolgono il nostro vagare.
A Peschici ci fermiamo nella sosta camper Marina Piccola, gestita da ragazzi intraprendenti e gentili, con ampie piazzole ombreggiate provviste di tutto; di fronte a noi il paese bianco, arroccato sullo sperone a picco su un mare blu e limpido.
Peschici è un gioiellino e si può raggiungere a piedi dalla sosta in pochi minuti; di sera sembra un presepe

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Tappa successiva Vieste in una nuovissima sosta camper sul lungomare della Baia Pizzomunno.
La sosta “Baia di Pizzomunno” è gestita da giovani sempre impegnati a renderla più funzionale ed è caldamente consigliata per efficienza, posizione e pulizia: ogni sera i servizi vengono igienizzati e la raccolta differenziata è seria e presente anche in spiaggia. Ogni piazzola ha attacco luce e rubinetto di acqua potabile dell’Acquedotto Pugliese. Una goduria!
La Baia è uno spettacolo, ampia e contornata da una spiaggia di sabbia finissima bagnata da un mare trasparente; è piacevolissimo percorrerla tutta camminando sulla battigia fino al cospetto del grande monolite bianco di Pizzomunno, a cui Max Gazzè ha dedicato una sua canzone.
Tradizione vuole che se si compie il suo giro completo formulando un desiderio, questo si avvererà. Noi abbiamo letto dopo la targa informativa…ciao desiderio!
In bicicletta Vieste si raggiunge facilmente pedalando sull’ampio lungomare e si può tranquillamente esplorare dal corso principale fino al porto, mentre il centro storico è percorribile solo a piedi. Numerosi i turisti, anche stranieri, nonostante fosse solo la metà di giugno e questo fa ben sperare. Tanti localini in mano a ragazzi gentili e affabili, nonché professionali.
Tutto molto bello, ma…
Qui la nota stonata. Tra Peschici, Vieste fino a Mattinata, al limite del Gargano costiero, ci sono numerose grotte e baie e coste frastagliate lambite da un mare indescrivibilmente blu.
Peccato che siano appannaggio delle grandi strutture alberghiere, quindi raggiungibili solo come clienti o con “barca- turistica di mezza giornata e via”.
Con aria afflitta uno dei gestori della sosta di Vieste ha ammesso che anche per loro, per i locali è diventato difficile tuffarsi in quel tratto di costa, cosa immensamente ingiusta.
Entriamo in Molise! Che effettivamente esiste ed è bellissimo!
Prendo in prestito alcune frasi scritte dalla giornalista Selvaggia Luccarelli, che ha trovato le parole giuste per raccontare una delle Regioni italiane meno conosciuta:
“ (…) Non è quel Sud fiero, orgoglioso, che alza la voce quando il resto del paese lo dimentica. C’è, in Molise, la diffusa rassegnazione di luogo lasciato solo, in cui chi è rimasto ha imparato a badare a se stesso.”
Percorriamo le strade interne poco trafficate, tra colline coltivate, punte boscose, paesi arroccati, profumo di grano e gaggie. Lambiamo Campobasso e Isernia, che solitamente vengono nominate in radio a “Onda Verde- viaggiare informati” per incidenti o lavori in corso; o al meteo per le temperature più fredde in inverno. In effetti la neve fa parte della normalità, osservando i paletti gialli e neri lungo le strade.
Ed ecco il gioiello, il clou del nostro viaggio, la perla nascosta.
La città dissepolta: Altilia Saepinum.
Una testimonianza incredibilmente ben conservata di una città della provincia romana.
Una piccola Pompei, che sorge all’incrocio di due importanti strade: il tratturo Pescasseroli- Candela e la strada che collega il Matese al mare.
Di origine sannitiche, fu espugnata dai Romani nel 293 a.C. che ne fecero un centro amministrativo. L’imperatore Augusto fece costruire le cinta murarie, tuttora visibili, più per decoro che per difesa.
Noi ci arriviamo in pieno mezzogiorno, portati magistralmente dal GPS del camper. Un piazzale sterrato, due cartelli indicatori poco appariscenti, la trattoria Da Francesco all’ingresso del sito.
Non c’è biglietteria, per entrarvi ci si avvia in un sentiero che, dopo la prima porta diroccata, si apre in un ampio tratturo attraverso il quale avveniva la transumanza in tempi non molto passati.


Il tratturo in effetti era il decumano, una delle due vie principali delle città romane.
Siamo soli, fa caldo ma un vento tiepido e gentile ci accompagna; il silenzio è rotto solo dalle cicale e da qualche cinguettio. Davanti a noi i resti dell’anfiteatro che all’epoca aveva la capienza di 3000 persone, con tanto di percorsi di entrata e uscita per lo sfollamento regolare del pubblico.


Il Foro con le colonne del tempio, i resti ben definiti dei locali per le riunioni pubbliche; percorrendo il cardo, l’altra via, si vedono nettamente le tabernae con gli appoggi per la mescita e la vendita del cibo.
Il passaggio del tempo è segnato da costruzioni medievali, per le quali sono stati usati i materiali di epoche precedenti: ecco il capitello di una colonna che regge una finestra, una pietra con un’iscrizione latina sopra la porta di una casa.


Dal 2010 Altilia Saepinum è “Scudo Blu Internazionale”, riconoscimento specificato dalla Convenzione dell’Aja a protezione dei Beni Culturali.
Ci è sembrato che gli scavi stiano proseguendo e ce lo auguriamo con tutto il cuore.
Ecco! Ho trovato il mio “luogo del cuore” proposto dal FAI: Altilia Saepinum.
Andateci, fatene méta di un vostro viaggio perché ne vale la pena.
A coronamento di tutto, poi, vi segnalo la trattoria: rustica, assolutamente locale, qualità- prezzo eccezionale: pappardelle al cinghiale (abbondante e con 40° all’ombra); pasta alla chitarra, non commerciale, con funghi porcini, non surgelati; agnello alla brace tenerissimo, birra fresca: 30€ in due…caffè offerti da Francesco!!!
La prua ora è verso nord, verso casa.
Entriamo in Abruzzo, nel Parco Nazionale Abruzzo Molise Lazio.
Siamo a Pescasseroli, a 1167 mt s.l.m.
Sosta camper “Volpe Rossa” sotto i pini, su un prato di erba tenera e punteggiata di pratoline, gestito da un cordiale ottantenne che nella sua lunga vita ha trascorso cinque anni in Australia come elettricista nelle case per gli Aborigeni a Darwin nel deserto australe! E che mi regala quattro uova del suo pollaio…
Abbiamo lasciato il caldo alle spalle e dormiamo con la copertina!
In bici dalla sosta al centro storico è una goduria perché in discesa. Pescasseroli è carino, fiorito e accogliente; tutti salutano tutti; presso la sede del Parco si organizzano passeggiate, visite guidate, trekking e escursioni in e-bike.
Sulla strada del ritorno entriamo in Umbria; notte nella sosta camper comunale di Montefalco, caratteristico borgo umbro, accanto alla Cantina Pardi che vi consiglio per un ottimo Sagrantino.


La strada per Corciano, borgo bellissimo con vista sul lago Trasimeno, è un po’ impegnativa con un camper, ma si trova posto per il mezzo al parcheggio E: proseguite senza paura.
Scendiamo sul lago a Passignano sul Trasimeno presso la sosta camper L’Airone, sul lungolago.
Piazzole un po’ strette, ma privacy assicurata da siepi; gestore molto gentile; birrificio artigianale accanto. Perfetto.
Tentiamo l’ impresona: periplo del lago in bicicletta 70km ca.


Ce l’abbiamo fatta, ma è stata veramente dura perché la ciclabile va e viene, la trovi e la perdi, a tratti su sterrato, a tratti su strada trafficata.
A mezzogiorno sotto un sole furente in uno spiazzo deserto, a San Savino, dopo una lunga salita, siamo stati salvati dal presidente della Pro Loco che, oltre ad indicarci la strada da seguire, ci ha rifocillato con acqua fresca. Viva le Pro Loco!!!
Se ci passate, a fine agosto organizzano la “Sagra del gambero rosso di lago”.
Due settimane da ricordare, progettando una nuova fuga alla scoperta di un’Italia minore ma non per questo meno affascinante.
L’estate è nel pieno del suo cammino, più sicura e libera di quella precedente.
Piano piano riprendono le sagre e le feste di paese; non so ancora segnalarvi date e luoghi perché la ripresa in sicurezza non è semplice.
Per ora vi giungano i miei più sentiti auguri di una vacanza serena, tranquilla, ma anche frizzante.

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