Ci siamo. L’estate è arrivata, l’obbligo di mascherina all’aperto è decaduto, l’intera penisola è in zona bianca. Non è un liberi tutti, anzi. La variante Delta è un’osservata speciale e guai a ripetere le leggerezze dell’estate 2020 che ci hanno obbligato a richiudere tutto lo scorso autunno. Pistolotto finito. La bella stagione da poco iniziata porta con sé, finalmente, anche la voglia e la possibilità di tornare a viaggiare per concedersi qualche giorno di vacanza da festeggiare e da accompagnare con un bel calice di bollicine italiane.
Quando si parla di bolle tricolori la mente corre di solito ai grandi distretti spumantistici del settentrione; in rigoroso ordine geografico da ovest a est: Alta Langa, Oltrepò Pavese, Franciacorta, Valdobbiadene, Trentodoc.
Eppure, dalle Alpi ai vulcani delle isole le regioni italiane sono un giacimento di tale varietà ampelografica (sì, siamo la nazione con il più alto numero di vitigni autoctoni al mondo) che non è per nulla difficile redigere un immaginario percorso a tappe di un Giro d’Italia a sette atmosfere toccando territori di norma poco accostati alla produzione di spumanti di qualità.
Cominciamo per ordine. La Valle d’Aosta possiede evidentemente la più piccola (ed eroica) estensione vitata d’Italia in cui da anni; con la straordinaria varietà di vitigni autoctoni a disposizione, i vignaioli locali declinano nettari di grande personalità sia rossi sia bianchi, di struttura e destinati spesso a un lungo invecchiamento. E’ però con le bollicine che la piccola regione montana sfiora vette – alla lettera – di eccezionale qualità. La cantina Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle (www.cavemontblanc.com) produce una bella gamma di spumanti Metodo Classico a base di uve Priè Blanc tra cui mi sento di suggerire il Brut Nature “Cuvée du Prince”: prima fermentazione del vino base in botti grandi di rovere e larice, rifermentazione tradizionale in bottiglia e sboccatura non prima di 48 mesi. Spumante fresco, succoso ed elegante in cui le altitudini delle vigne che “valgono” come la latitudine della Champagne regalano sensazioni minerali davvero complesse. Ancora più in alta quota è la lavorazione della esoterica “Cuvée des Guides”, cento magnum all’anno fatte affinare a 2173 mt grazie alla collaborazione iniziata nel 2009 con la Società delle Guide di Courmayeur. Un unicum mondiale.
Scendendo molto di metri e latitudine ci avviciniamo all’entroterra di Fano, nelle Marche, in una denominazione microscopica dove ha trovato terreno elettivo l’uva Bianchello (o Biancame o Trebbiano Toscano) che Claudio Morelli (www.claudiomorelli.it) vinifica in una versione davvero inconsueta sebbene prevista da disciplinare: Moréll Metodo Classico 2015. Sono 36 i mesi sui lieviti per questo spumante fresco e teso, dai sentori di fieno e note erbacee alternati a quelli più tipici agrumati e floreali. Una giornata estiva delle costiere italiane concentrata in una bolla corposa, rotonda e insieme sapida.
In Campania si deve far tappa nell’avellinese, a Montefredane, e stappare un Metodo Classico Pas Dosé da uve Fiano in purezza della Cantina Dryas (www.cantinadryas.it); Stefano Loffredo produce solo 2000 bottiglie all’anno di questo Dryas, autorevole Metodo Classico sboccato dopo 24 mesi sui lieviti e altri due in bottiglia: bevibile ma per nulla “facile”, affilato come una lama appena calata sulla crosta di pane di cui subito avvertiamo il profumo, assieme a quello di nespola e pera.
Infine le due nostre grandi isole del Mediterraneo: la Sicilia si sta affermando da tempo anche come terra di ottime bollicine e portiamo due esempi eclatanti in tal senso: il Pinot Nero Metodo Classico di Duca di Salaparuta (www.duca.it) “Duca Nero” è un Extra Brut Millesimato uscito in prima annata 2019; nel bicchiere si concentra tutto il patrimonio gastronomico isolano come aromi di mandorla, noci e nocciole fusi nelle note di pasticceria, agrumi e marmellata di albicocche. Il sorso è preciso e in mirabile equilibrio tra dolcezza e sapidità. Dall’internazionale vitigno borgognone ai sicilianissimi Catarratto e Grillo il risultato non cambia, anche se a prima vista potremmo pensare solo a un “divertissement” estivo di Baglio di Pianetto (www.bagliodipianetto.it): “Fushà”- termine arabo che indica la Piana degli Albanesi – è un Metodo Charmat biologico fragrante, immediato e vivo. Assemblato anche con un po’ di Viognier restituisce sentori di frutta esotica, ananas soprattutto, e candita. Attenzione perché la bottiglia finisce senza che nessuno di solito se ne accorga.
Avendo iniziato dalle vette di montagna, chiudiamo questo breve “Giro d’Italia in Bollicine” negli abissi del mare: in Sardegna la cantina Santa Maria La Palma di Alghero (www.santamarialapalma.it) sperimenta da qualche anno l’affinamento subacqueo del suo spumante Akènta. L’Akènta Sub è un Extra Dry prodotto da una selezione di Vermentino di Sardegna DOC affinato a 40 metri di profondità per un minimo di 6 mesi all’interno di gabbie immerse nell’Area Marina Protetta della costa di Alghero. Le bottiglie subiscono gli effetti del cosiddetto “fouling” (il lavoro degli organismi marini) e vengono restituite dal mare con le caratteristiche incrostazioni che ne fanno anche dei pezzi da collezione. Il vino è intenso e cremoso, la bolla finissima è sostenuta da una spina di acidità verticale che trasporta aromi di frutta a polpa gialla, agrumi ed erba mediterranea. Da provare.
Alla salute, e buona estate a tutti!

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