Ambrogio Martufi

Ambrogio Martufi è, da gennaio 2020, presidente del Centro Incontro Caselle. Non molti però sanno che a tale incarico si è aggiunta, da ottobre dello stesso anno, la carica di presidente regionale piemontese dell’ANCeSCAO, l’associazione che raggruppa a livello nazionale i Centri d’Incontro.

Abbiamo chiesto di incontrarlo per un’intervista. Il Presidente ci ha ricevuto, nell’ufficio della sede sociale di via Basilio Bona. Ad accoglierci anche altri due componenti del direttivo del Centro Incontro, Giuseppe Giglio ed Enzo Borsello.

Innanzitutto, cos’è esattamente l’ANCeSCAO, e cosa significa la sigla?

ANCeSCAO, sigla che sta per Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti, è un’associazione, nata nel 1990 a Bologna, senza finalità di lucro, democratica, apartitica, che agisce in totale autonomia e non pone alcuna discriminazione di carattere politico, religioso, sociale, di razza, di colore o nazionalità d’origine, come recita il suo Statuto. È iscritta all’Albo Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale (APS) al n° 35. È inoltre riconosciuta ufficialmente dal Ministero dell’Interno quale “Ente nazionale a finalità assistenziali”. Ad essa aderiscono 1.500 Centri Sociali e Culturali per Anziani dislocati in tutte le zone del Paese, con oltre 400.000 iscritti. L’Associazione persegue finalità di utilità e solidarietà sociale; prima di tutto aiutare gli anziani a vincere la solitudine e l’emarginazione proprie della vecchiaia. Questo tramite attività culturali, ricreative, artistiche, ginnastica di mantenimento, turismo, soggiorni, cure termali, coltivazioni orti e altre attività che possono favorire e consolidare la socializzazione degli anziani.

Si occupa quindi anche di orti?

Il nome orti è stato inserito nella denominazione in quanto al Coordinamento possono aderire i Comitati di gestione delle zone ortive assegnate alle persone anziane dagli Enti locali. Questo tipo di Comitati è molto diffuso in Emilia. Anche qui a Caselle abbiamo degli orti comunali, dietro il Cimitero, ma sono gestiti direttamente dal Comune.

Come siete organizzati territorialmente?

Abbiamo 19 strutture regionali e 46 provinciali. ANCeSCAO quindi non è presente dappertutto; ad esempio, qui in Piemonte sono presenti strutture a livello provinciale solo ad Alessandria, Novara e Vercelli, dove ci sono sufficienti centri associati. Man mano che se ne aggiungono altri, vengono costituite le strutture territoriali utili per supportarli. Per il Piemonte la sede regionale è ad Alessandria, dove ci sono centri associati molto strutturati e ben organizzati. Il Circolo Galimberti ad Alessandria, ad esempio, occupa un comprensorio di 13.000 mq. Sono situazioni consolidate, con una molteplicità di attività gestite, ove può operare anche personale dipendente. Ci sono circoli che hanno la mensa sociale. Per fare altri esempi, a Borgomanero c’è un circolo che ha rilevato un ex bingo, A Carmagnola il circolo organizza tornei di bocce a livello nazionale.

Veniamo alla tua presidenza. Come è nata e come stai vivendo questa esperienza?

La cosa è partita, se posso dire, in maniera drammatica. Noi come Centro di Caselle ci eravamo associati tre anni fa. Avevo avuto così l’opportunità di conoscere ad Alessandria il presidente regionale di allora, Franco La Piana, con cui mi sono subito trovato in buona sintonia. L’anno scorso ho ricevuto una sua telefonata: era in ospedale, ricoverato per Covid; nonostante il suo problema di salute, era preoccupato anche per l’associazione; mi ha chiesto di occuparmene. Ad aprile Franco è poi mancato. A ottobre, appena è stato possibile, il Direttivo regionale è stato convocato e, all’unanimità, ha deliberato il mio subentro come Presidente. Nell’occasione è stato anche nominato come membro supplente Flavio De Agostini, che è il nostro vicepresidente qui a Caselle. Dopo questo primo anno di mandato, posso dire che è un’esperienza impegnativa, ma positiva, che mi ha consentito di uscire dal “guscio” casellese. Devo anche aggiungere che mi è stata molto utile la precedente esperienza come amministratore pubblico, in particolare di quando qui a Caselle ero Assessore al Commercio. Sono tematiche, quelle che devono affrontare le nostre associazioni, sotto l’aspetto in particolare normativo, molto affini.

Quali sono le direttrici su cui occorre lavorare?

C’è un cambiamento normativo introdotto nel 2017 dalla legge di riforma del Terzo Settore. Numerosi gli adempimenti che ne conseguono, fra cui l’adeguamento degli statuti societari per essere pronti ad essere iscritti nel RUNTS, il nuovo Registro del Terzo settore, appena riuscirà a partire. Altre sfide ci arrivano dalla necessità di redigere i bilanci, altre dall’informatizzazione delle nostre attività gestionali.

Parliamo di Covid e di come ha impattato sulle vostre attività.

Devo dire, come premessa, che sono stato particolarmente sfortunato come tempi, in quanto sono stato nominato presidente del Centro Incontro Caselle a gennaio 2020, e un mese dopo, a Carnevale, è scoppiata la pandemia. Il 2020 è andato così, con poche attività svolte nel breve periodo di tregua durante l’estate. Naturalmente abbiamo avuto ripercussioni a livello di tesseramento: quest’anno, nonostante la riduzione del costo della tessera a un prezzo simbolico, cinque euro, che comprende anche la copertura assicurativa, le tessere fatte sono scese a poco più di un centinaio, mentre erano 280 ante Covid. Comunque, molto peggio di noi si sono trovati quei Circoli che hanno dipendenti ed attività economiche: molti hanno dovuto chiedere i ristori per non chiudere.

Per il Centro Incontro Caselle, come stanno andando le cose.

La situazione generale non ci consente al momento che di vivere alla giornata, senza possibilità di programmare a distanza. A giugno siamo riusciti a mandare oltre una trentina di persone al soggiorno marino a Cattolica. Abbiamo poi organizzato un incontro pomeridiano informativo, sui temi del Covid, con il medico di base Stefano Dinatale. Abbiamo tentato di organizzare il pranzo di Ferragosto al Palatenda, nell’ambito dell’iniziativa “Non Lasciamoli Soli” che aveva avuto un buon successo negli anni passati: purtroppo abbiamo dovuto rinunciare, per indisponibilità sia del catering del nostro fornitore abituale (che ci ha comunicato la mancanza del personale in quel periodo), sia di altre ditte contattate. Vedremo a settembre se avremo maggiore fortuna. Intanto da domani (PS: l’intervista è stata fatta il 5 agosto) la sede qui sarà aperta per i soli soci in possesso di Green Pass.

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