Propone circa centoventi opere, in cui il tema dell’ambiente naturale è trattato da eterogenei punti di vista, la mostra “…di là dal fiume e tra gli alberi… Intorno al paesaggio nell’arte dal secolo XVII a oggi” allestita presso Palazzo Lomellini a Carmagnola. Nel catalogo si trovano testi del curatore, Elio Rabbione, accanto a quelli di Marilina Di Cataldo, Gian Giorgio Massara e Carola Serminato; l’Assessore alla Cultura del Comune di Carmagnola Alessandro Cammarata firma la prefazione.
Nell’esposizione, che attraversa gli ultimi quattro secoli e giunge fino all’epoca contemporanea, si susseguono differenti scuole, tecniche e sensibilità; alcuni autori evocano immagini di fantasia, altri richiamano luoghi reali.
Giancarlo Aleardo Gasparin cattura la “Neve a Grosso Canavese” e un “Paesaggio con Olivetti”, macchina da scrivere che pare suggerire la zona d’Ivrea quale fonte ispiratrice del pittore.
L’ordine del cielo e della terra viene scomposto in un dipinto il cui titolo sottolinea le attività teatrali di Sergio Saccomandi, autore canavesano che assimila altresì “L’attesa” all’algida neve. La pianura eporediese è apprezzata finanche da Giuseppe Camino (+1890), artista che termina la propria esistenza a Caluso.
Fra coloro che ritrassero le Valli di Lanzo ci sono invece Giovanni Piumati (+1915), nel cui “Idillio” una figura si sdraia all’ombra del bosco sul limite fiorito di una radura, Ugo Malvano (+1952) e Cesare Maggi (+1961), che con gesto risoluto fissa sulla tela il “Lago di Avigliana”, in Val di Susa.
Dalla valle segusina traggono inoltre spunto “Tardo autunno a Gravere” di Tino Aime (+2017) e le case di Rubiana rappresentate da Francesco Tabusso (+2012).
Tra gli autori stranieri, Henry Maurice Cahours (+1974) delinea donne bretoni che camminano lungo la strada vicina a un villaggio, costeggiata da muretti in pietra, mentre Maya Kopitzeva (+2005) con corpose pennellate genera un luminoso bosco.
Un’oscura selva ricca di contrasti è protagonista invece della litografia di Alexandre Calame (+1864), precursore dei paesaggisti piemontesi, e parimenti la vegetazione, silvestre oppure disseminata sulle colline toscane, appare nelle acqueforti di Xavier De Maistre.
Antonio Presti crea infine barriere di fitti alberi, composti attraverso folte serie di simboli.
Ai declivi delle Langhe Ines Daniela Bertolino conferisce caratteristiche, immaginative cromie e Angelo Cottino (+1973), padre degli artisti (in mostra) Ezio (+1983) e Isidoro, raffigura una “Cascina a Sant’Antonio di Ranverso”.
Imponenza esprimono le rocce nelle opere di Lia Laterza, sia quale conseguenza delle forze ambientali sia quale risultato del lavoro umano; d’altro canto, Rita Scotellaro allude alla corrispondenza tra l’irruente dinamicità degli elementi naturali e i moti dell’animo e della memoria, mentre Gianni Sesia della Merla affida a brillanti toni cromatici la narrazione di viaggi e ricerche.
Piero Gilardi partecipa con la scultura “Uva nell’orto”.
Si possono ammirare altresì dipinti di Luciano Spessot, Sandro Lobalzo (+2021), Carlo Terzolo (+1975) oppure opere a firma di Bagetti, Bossoli, Delleani, Follini, Reycend, Tavernier, Mus, quindi di Nicola Galante, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci.
Una parte dell’esposizione è infine interamente dedicata a pittori olandesi e fiamminghi provenienti da una collezione privata torinese.

Carlo Bossoli (1815-1884)
“Scoglio dell’isola Pitcairn”
Tempera su cartone

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