Questo mese vi propongo due momenti estatici, connubio perfetto tra arte e bicicletta.


Léon-François Comerre
Byclette Vesinet (1903)
Assolutamente straordinario il ritratto di questa ragazza che ci guarda sicura e spavalda dal remoto 1903. Immersa in una lussureggiante natura preindustriale, sfida senza timore lo sguardo del pittore, mentre con una mano tiene il grazioso cappellino bianco, inadatto alle selvagge scorribande nei boschi; e con l’altra regge il velocipede, arnese futuristico prettamente, anzi, a quei tempi, quasi esclusivamente maschile; ma lei lo domina senza alcuna reticenza o timidezza, anzi, con la sicurezza di una moderna amazzone.


Umberto Boccioni
Dinamismo di un ciclista (1913)

Un corpo in movimento non si presenta uguale ai nostri occhi rispetto a uno immobile! Di una bicicletta ferma siamo in grado di distinguere perfettamente tutti i componenti e perfino i raggi delle ruote, ma se la bicicletta è in movimento ciò diventerà impossibile. Nel caso del suo quadro Dinamismo di un ciclista, realizzato nel 1913, il futurista Umberto Boccioni porta a estremo compimento la sua affermazione, inserendo un’ulteriore, intuizione: il rapporto tra l’oggetto in movimento e lo spazio circostante, che è anch’esso dinamico. Già nei primi anni del Novecento, la scienza aveva ben chiaro che tutto è composto di atomi, anche ciò che ci sembra vuoto, come l’aria che ci circonda. Quindi, se un corpo si muove, modifica anche la realtà circostante. Ma soltanto lo strumento dello scienziato e l’occhio dell’artista sono capaci di percepirlo.

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