Nemo propheta in patria.

Questo antico adagio ben si addice alla memoria del casellese Alberto Cesa.

Senza ombra di dubbio Alberto Cesa è stato il più grande artista mai nato a Caselle, eppure la città sembra averlo rimosso dalla sua memoria.

Cesa fu un grande protagonista della scena internazionale della musica popolare o, come si usa dire oggi, della musica folk.

Alberto non fu solo un bravo e talentuoso musicista: fu un innovatore di questa importante forma musicale che, fino agli Anni Settanta del secolo scorso, languiva. Era una forma espressiva che vivacchiava nelle sagre di provincia e in ambienti sociali considerati arretrati.

Alberto Cesa, assieme ad altri artisti di spessore, si rese conto delle grandi potenzialità espressive di questo filone artistico, nato ed evolutosi spontaneamente nel corso dei secoli.

La musica popolare è una forma musicale che si tramanda di padre in figlio oralmente. La sua forma è fortemente influenzata dal tipo di comunità etnica e caratteristiche del territorio in cui nasce. È forma musicale pura. Tutti potevano modificare i testi e ritmi per adattarli alle loro esigenze. I cantanti e musicisti normalmente erano privi di educazione accademica.

Negli Anni Settanta c’è stata la rinascita di questo filone artistico, rinascita favorita anche dai movimenti politici di studenti e operai che chiedevano maggiori spazi e diritti.

Alberto Cesa fondò il “Cantovivo”, un gruppo che per più di trent’anni fu protagonista della scena musicale popolare internazionale, facendo riscopre strumenti che erano stati dimenticati, come la ghironda.

Il “Cantovivo” era in buona compagnia: in Italia, in quegli anni, nacquero molti gruppi e si imposero artisti coraggiosi e lungimiranti: “La Nuova Compagnia di Canto Popolare” a Napoli, i precursori Giovanna Marini e Fausto Amodei ( il quale con Liberovici aveva dato vita al Canzoniere Italiano già nei primi Anni Sessanta), Caterina Bueno, Gli ‘E Zezi, “I canti a tenores” vissero una nuova stagione. E non si possono dimenticare i cantanti che elevarono la canzone dialettale come i piemontesi Roberto Balocco e Gipo Frassino, o Otello Profazio in Calabria. Fabrizio De Andrè, Pietrangeli, De Gregori da lì discesero.

L’elenco degli artisti che innovarono la musica popolare è lunghissimo.

I concerti dei cileni Inti Illimani infiammarono ai tempi le platee.

Il merito di questi artisti è quello di aver innestato in questi ritmi popolari le tematiche dello sfruttamento e dell’emarginazione. La musica popolare fu anche strumento di lotta politica.

Alberto Cesa è stato un protagonista di primo piano e punto di riferimento di questo grande movimento.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 2010, al conservatorio di Torino ci fu un grande concerto in cui intervennero i maggiori artisti della mondo folk.

Insomma, Alberto Cesa è stato un musicista di altissimo livello artistico perché i suoi brani, e quelli del Cantovivo, hanno nei loro ritmi musicali, eredi della tradizione, il sangue della vita delle genti.

Oggi c’è anche un premio internazionale dedicato ad Alberto Cesa.

A Torino? A Caselle, dove Alberto nacque? No, in Friuli. È tempo che qualcosa cambi

 

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