“…Labbra rosso coca cola…” del trio Fedez- Berti- Lauro non è stato il vero tormentone di questa estate 2021.
“Dunque, il portafoglio c’è; il cellulare per il green pass pure; …ah…la mascherina!”: questo è stato il refrain dei mesi estivi, che credo ci accompagnerà ancora per un bel pezzo di strada, ma che ci ha permesso di riappropriarci di una certa normalità.
Per questo mi inoltro in un autunno ancora bambino con maggior fiducia e serenità dell’anno passato, portando con me scampoli di ricordi di un’ insolita vacanza di fine settembre, scollinata nella prima settimana di ottobre.
Ho sempre amato il mese di settembre per la sua dolcezza nei toni che il sole sa prendere al mattino e verso sera, per i suoi giorni a poco a poco più corti, per le ombre lunghe del tardo pomeriggio, per i toni di verde più sbiaditi della vegetazione, per quella certa malinconia che si porta dietro.
Una vacanza a fine settembre, però, non l’avevo ancora sperimentata: affascinante.
Naturalmente prua verso sud per avere la certezza di temperature ancora quasi estive, programma di viaggio a grandi linee e voglia di scoprire il nostro territorio.
Lasciatemi perciò, ancora una volta, farvi partecipi delle scoperte di piccoli gioielli poco conosciuti del nostro meraviglioso Paese Italia, con qualche riferimento per chi gira in camper.
Li elencherò in ordine di posizione geografica da nord a sud, con la speranza di darvi l’input per futuri viaggetti.
Siamo tra Lazio e Campania.

Caprarola (VT)
Palazzo Farnese
La scoperta di questa meraviglia è frutto di una chiacchierata con il nostro amico Lorenzo Brondetta, a cui va il più sentito ringraziamento, perché l’avremmo difficilmente scoperta da soli.
Per raggiungere questo paese arroccato su uno sperone tufaceo in uno dei versanti dei Monti Cimini si costeggia il Lago di Vico di origine vulcanica, protetto da una Riserva Naturale ricca di sentieri e passeggiate tra i boschi nella cinta montuosa circostante.
Il paese si sviluppa sulla cresta di uno sperone ed è sovrastato dal possente Palazzo Farnese.
Occorre parcheggiare presso il centro sportivo fuori dall’abitato.
Palazzo Farnese è considerato uno dei migliori esempi di dimora rinascimentale. I lavori iniziarono nel 1530, ma furono sospesi con l’elezione al soglio pontificio del cardinale (Paolo III). Il cardinale Alessandro il Giovane riprese l’edificazione affidando il completamento a Jacopo Barozzo da Vignola, che modificò radicalmente il progetto originale, mantenendo la pianta pentagonale dell’originaria fortificazione, ma trasformandola in una imponente residenza per il cardinale e la sua corte. I bastioni angolari vennero trasformati in ampie terrazze aperte sulla campagna circostante, mentre al centro della residenza fu realizzato un cortile circolare a due piani. Per collegare il piano terra, dove arrivavano le carrozze, con quelli superiori l’architetto ideò una spettacolare scala a lumaca, detta Scala Regia, dando importanza e ampio respiro a un passaggio di servizio solitamente usato dalla servitù.
Fu aperta una strada rettilinea nel centro del paesino sottostante, così da collegare visivamente il palazzo alla cittadina ed esaltarne la posizione dominante su tutto l’abitato. Alla villa sono annessi gli “Orti farnesiani”, uno splendido esempio di giardino tardo-rinascimentale, realizzato attraverso un sistema di terrazzamenti alle spalle della villa, arroccati sul colle dal quale s’erge la Casina del Piacere e collegati con la residenza attraverso dei ponti. Il tutto arricchito da favolosi giochi d’acqua con fontane, cascatelle lungo tutta la scalinata, finte grotte ora purtroppo non più utilizzate.
La piccola costruzione che si trova all’interno dei giardini è stata scelta da Luigi Einaudi come residenza estiva nel settennato della sua Presidenza della Repubblica.

 

Norma (LT)
Parco Archeologico di Norba
L’antica Norba sorge a poca distanza dalla moderna Norma; paesino arroccato su uno sperone a picco sulla pianura pontina. La strada per raggiungerla è impegnativa, si inerpica tortuosa e non propriamente comoda per alcuni chilometri con una vista sulla pianura sottostante a volte un po’ inquietante. Una volta conquistata la meta, un parcheggio sterrato, ombroso e tranquillo vi permetterà di sostare una notte.
La sua visita è particolarmente interessante per il monumentale circuito di mura, costruite con grandi blocchi calcarei disposti a secco, nella tecnica che viene detta comunemente opera poligonale; per l’imponenza e l’eccezionale conservazione sono tra le più famose dell’Italia antica.
Lungo il circuito delle mura si aprono in punti strategici quattro porte. Fonti antiche tramandano che Norba fu fondata per costituire una roccaforte nel territorio pontino all’inizio del V secolo a.C. La fine della città risale all’81 a.C., quando Norba, che nella lotta tra Mario e Silla aveva abbracciato il partito mariano, fu presa per tradimento da Emilio Lepido luogotenente di Silla. I suoi abitanti, piuttosto che cadere nelle mani del nemico, preferirono uccidersi l’un l’altro ed appiccare il fuoco alle loro case. La visita al Parco Archeologico è libera, senza biglietto né guida.
Superata la porta Maggiore, ci si inoltra nei resti di ciò che fu una tipica città romana con foro, acropoli, botteghe, terme seguendo il decumano ancora ben visibile in un silenzio rotto solo dal vento sempre presente, che permette agli amanti del parapendio di lanciarsi e volare sulla piana che sconfina nel mare.
È proprio grazie a Giorgio, un caro amico che trova sempre spazio nel camper per la sua vela, che siamo venuti a conoscenza di questo luogo a molti sconosciuto e purtroppo dimenticato.

 


Sermoneta (LT)
Dista circa 17 km da Norma e si eleva sulla pianura Pontina a due passi dai Monti Lepini. La strada che pure si inerpica è decisamente più larga e breve. Sulla sommità un ampio parcheggio permette la sosta. Il borgo si raggiunge a piedi in una decina di minuti e ne vale la pena, perché l’atmosfera suggestiva e senza tempo avvolge questo luogo incantevole. Non per niente è uno dei borghi più belli del Lazio e d’Italia, con l’immancabile castello ed un centro storico tenuto come un gioiello. Castello Caetani è una struttura difensiva risalente al XIII secolo e si mostra ancora oggi in tutta la sua bellezza, dalla magnificenza delle mura esterne alle spettacolari sale interne. Un luogo simbolo del borgo di Sermoneta è la Loggia dei Mercanti, un complesso di arcate realizzati nel XV secolo da un esponente della famiglia Caetani.

Latina
Nasce con il nome di Littoria e viene inaugurata il 18 dicembre 1932, in seguito alla bonifica dell’ Agro Pontino; dunque una delle città più giovani d’Italia. Nel 1944 assunse il nome di Latinia e nel 1945 quella attuale di Latina, consentendo il mantenimento della sigla già esistente ed utilizzata della provincia. Il centro si è sviluppato intorno a due piazze: Piazza del Popolo, con la caratteristica Torre Civica con orologio alta 32 mt e la Fontana della Palla al centro; Piazza della Libertà, dove c’è il Palazzo della Prefettura. La particolarità del centro cittadino è lo stile architettonico degli edifici, l’architettura razionalista che si configurava come il movimento più moderno e all’avanguardia tra gli Anni Venti e Quaranta del secolo scorso, caratterizzato dalla riduzione all’essenziale ed ad un ampio uso di linee, angoli e volumi netti. Gli edifici eretti in quegli anni conservano un’immagine gelida e grandiosa a causa dell’utilizzo del marmo, di facciate con lastre piane, della ripetizione di forme geometriche come il cubo e il cilindro, il contrasto dei bianche e neri e l’assenza di decorazioni.
Parcheggio comodo e alberato non lontano dal centro.

Isola del Liri (FR)
Il centro storico cittadino si sviluppa su un’isola formata dal fiume Liri che, all’altezza del castello si divide in due bracci che formano ciascuno un notevole salto: la Cascata Grande di circa 27 metri, una delle poche a trovarsi nel centro storico di una città, e la Cascata del Valcatoio.
La particolarità di questo suggestivo luogo è che sono cascate naturali, non causate da deviazioni artificiali di corsi fluviali a scopo ornamentale o utilitaristico.

 


Caserta
Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio
Capitiamo a San Leucio la domenica mattina. Non esistono parcheggi, ma troviamo posto sul lato della strada. L’impressione è che la popolazione non si renda conto del tesoro turistico che ha fra le mani. Non c’è un centro informazioni turistiche, né indicazioni precise. Peccato, perché il Complesso di San Leucio nasce dal sogno di Re Ferdinando di Borbone di dare vita ad una comunità autonoma chiamata Ferdinandopoli.
Il re Carlo di Borbone, pensò di formare i giovani del luogo mandandoli in Francia ad apprendere l’arte della tessitura, per poi lavorare negli stabilimenti reali. Venne così costituita nel 1778, su progetto dell’architetto Francesco Collecini, una comunità nota come Real Colonia di San Leucio, basata su uno statuto apposito del 1789 che stabiliva leggi e regole valide solo per questa comunità.
Ai lavoratori delle seterie veniva infatti data una casa all’interno della colonia; era inoltre prevista anche per i familiari la formazione gratuita, infatti qui il re istituì la prima scuola dell’obbligo d’Italia femminile e maschile che includeva anche discipline professionali; le ore di lavoro erano 11 contro le 14 del resto d’Europa.
Le abitazioni erano dotate di acqua corrente e servizi igienici. Le donne ricevevano una dote dal re per sposare un appartenente della colonia; a disposizione di tutti vi era una cassa comune “di carità”, dove ognuno versava una parte dei propri guadagni. L’uomo e la donna godevano di una totale parità in un sistema che faceva perno esclusivamente sulla meritocrazia. Era abolita la proprietà privata, garantita l’assistenza agli anziani e agli infermi, ed era esaltato il valore della fratellanza. Si trattò di un modello di giustizia e di equità sociale nuovo per le nazioni del XVIII secolo ispirato ad una forma di socialismo illuminato.
I tessuti delle seterie di San Leucio erano molto richieste, ancora oggi si possono ritrovare in Vaticano, al Quirinale. Le bandiere dello Studio Ovale della Casa Bianca e di Buckingham Palace sono fatte con il tessuto proveniente da questi telai.
In seguito alla Restaurazione il progetto della neo-città venne accantonato, anche se si continuarono ad ampliare industrie ed edifici, tra cui il Palazzo del Belvedere. Il progetto utopico del re Ferdinando finì con l’unità d’Italia quando tutto venne inglobato nel demanio statale.
La visita guidata comprende l’appartamento reale e la fabbrica serica, interessante percorso di archeologia industriale, con sale con strumenti per la produzione e lavorazione della seta, un’ampia sala con telai in legno perfettamente funzionanti, mostra di manufatti, la cuculliera, dove venivano allevati i bachi da seta e la filanda.
La produzione di tessuti in seta permane tuttora, anzi ha ampliato la gamma di prodotti con accessori moda, idee regalo, bomboniere nei moderni edifici delle Antiche Leuciane.
Purtroppo siamo arrivati la domenica, perciò non abbiamo potuto visitare il negozio annesso.
Sul Belvedere lo sguardo spazia fino alla Reggia di Caserta e ai suoi immensi giardini, con i quali condivideva il corso d’acqua per i telai.
Insomma, di chicca in chicca.

P.S. Prima o poi “Andar per sagre” tornerà a occuparsi di fiere e sagre. Ve lo prometto!

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