È l’ora del TG delle 20, una famiglia si accinge a cenare. In TV scorrono gli spot pubblicitari: una bella donna fa la spesa in un supermercato di una grande catena, felice dice: “ Qui trovo prezzi bassi sempre.” E già, – le fa eco un commesso sorridente, sicuramente assunto con contratto a termine – il petto di pollo a questo prezzo dove lo trova?”

Un vero affare, non c’è che dire. L’offerta riguarda solo il pollo? No, la guerra dei prezzi bassi è ormai senza esclusione di colpi e di merce.

Come è possibile ciò?

È possibile perché alle spalle del sistema produttivo e commerciale c’è una capillare organizzazione che riduce centinaia di migliaia di uomini e donne a lavorare in condizioni di semi-schiavitù. Se non schiavitù vera e propria.

Non pensate che questo sfruttamento si verifichi solo in qualche area del Paese, come Puglia o Calabria: no! Queste pratiche di lavoro che riducono a larve umane molte persone riguardano tutto il paese: dalla Valle D’Aosta alla Puglia e dall’Alto Adige alla Sicilia. Nessuno si salva.

Questo è il filo conduttore dell’ultimo libro che la giornalista Valentina Furlanetto affronta nella sua ricerca e che l’ha impegnata per molto tempo. La Furlanetto è una brava e preparata giornalista. Collabora con diverse testate, anche radiofoniche. Da anni è impegnata su tematiche sociali legate allo sfruttamento.

È un libro duro, spietato. Non fa sconti a nessuno. Nessuno dei comparti produttivi, soprattutto quelli legati alla produzioni dei beni agroalimentari e dei servizi si salva.

C’è tutta una realtà fatta da immigrati clandestini senza permessi o con permesso che, essendo in condizioni disperate, sono costretti a lavorare sotto il sole cocente o al gelo anche per 12 ore o più al giorno per pochi euro. Non mancano anche italiani disperati che non sanno a che santo votarsi.

Gli immigrati senza permesso sono l’ideale per “caporali” e imprenditori privi di scrupoli. Non possono né lamentarsi, né scioperare: devono rimanere nell’ombra. Spesso i “caporali” sono ex sfruttati. Praticamente non manca nessuna nazionalità: romeni, africani, sudmericani, indiani… Chi più ne ha più ne metta.

Problema solo italiano? Errore. Sentite cosa dice la Furlanetto nell’introduzione:”…Se credete che questo sia un tema solo italiano, vi sbagliate. Purtroppo è una situazione diffusa in molti paesi in Europa. La stessa legislazione europea non sembra voler ostacolare la possibilità che le grandi aziende si avvalgano di manovalanza a basso costo…”

La puntuale descrizione delle condizioni di vita in alcuni settori, soprattutto, carni e agricoltura, fa rabbrividire.

Una certa presa di coscienza comincia ad emergere. Ma la strada è ancora lunga.

Se pensate che sia solo un problema della politica siete fuori strada: Riguarda tutti noi.

Quando acquistiamo un prodotto a prezzo vantaggioso sappiate che dietro c’è un’umanità umiliata e offesa.

 

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