Sono un ragazzo del ‘95 e voglio raccontarvi la mia storia.

Mio bisnonno, in verità, fu un ragazzo del ‘99, ma questa è un’altra faccenda, perché ai suoi tempi si faceva la guerra e si moriva a diciott’anni, per una scheggia di shrapnel o per i gas; io morirò di attesa…

Sono un ragazzo del ‘95 perché nel 1995 avevo 18 anni e in quell’anno, a tutti i giovani della mia generazione, fu promesso un futuro radioso.

Il Millenovecentonovantacinque fu un anno movimentato di suo, per carità.
Si scioglie il Movimento Sociale Italiano e dalle sue ceneri nasce Alleanza Nazionale, guidato da Gianfranco Fini, a San Remo vince Giorgia con Come saprei, entrano in vigore gli accordi di Shengen, Forrest Gump stravince l’Oscar come miglior film, Chirac è presidente della Francia, La Juventus vince lo scudetto (ma questa non è una notizia…), viene arrestato il boss Leoluca Bagarella, nasce Windows 95, si vende la prima PlayStation, il premier israeliano Rabin viene assassinato, termina l’ultima delle guerre che hanno devastato i Balcani…

Ma per noi, ragazzetti del ‘95, è l’anno delle Aree ATA!

Sì, in quei fantastici giorni venne ipotizzato al mondo, “percosso e attonito” (Cit. Manzoni Alessandro), l’epocale e rivoluzionario progetto dell’Iper Centro Commerciale che avrebbe dovuto a breve (brevissimamente) sorgere nei pressi dell’aeroporto Sandro Pertini.
Un meraviglioso contenitore di attività economiche, un incontenibile volano occupazionale per almeno  tremila persone, un vero e proprio Eden professionale per chi come me, fresco diplomato, si affacciava tremebondo al mondo del lavoro.
Non solo posti infiniti tra le innumerevoli attività del “Centro commerciale più grande d’Italia”, ma anche “magnifiche sorti e progressive” (Cit. Leopardi Giacomo) per i poveri commercianti casellesi da tempo in crisi irreversibile.

“Che pensieri soavi, che speranze, che emozioni avevamo” (Cit. Leopardi Giacomo); furono giorni, mesi meravigliosi. Noi, Ragazzi del ‘95, iniziammo a sognare e, soprattutto, a programmare il nostro immaginifico futuro…

Passarono gli anni, arrivò il nuovo millennio e noi, Ragazzi del ‘95, cercammo di arrabattarci con attività lavorative estemporanee, così, per sopravvivere in attesa delle magnificenze che ci aspettavano in quel delle Aree ATA che, intanto, avevano pure cambiato nome e progetto…

Già, perché se alla fine degli Anni Novanta si pensava che volessero soprattutto commessi e magazzinieri, con i Duemila giunsero voci che il Centro si stesse via via trasformando in qualcosa di meno commerciale e più ludico-culturale e così, noi, Ragazzi del ‘95 iniziammo a formarci per gestire cinema, teatri e centri sportivi.

Mentre le Aere ATA diventavano qualcosa che mi ricordava vecchi pacchetti di sigarette, Pall Moll o qualcosa del genere, noi prendevamo brevetti come maestri di tennis, istruttori di golf, operatori cinematografici e bagnini e intanto qualcuno si sposava e qualcun altro diventava pure papà.
I soliti lavoretti precari ci permettevano di andare avanti, ma le prospettive di un posto fisso ai margini dell’aeroporto ci faceva ancora luccicare gli occhi.

Ricordo che quando mio figlio fu promosso in terza elementare, era il 2007, e io avevo già collezionato quattro brevetti sportivi, rischiai un infarto prematuro leggendo che il TAR aveva accolto un ricorso sospendendo momentaneamente il progetto… furono attimi di terrore che superai iscrivendomi ad un corso di lingua cinese perché si assicurava che molti dei fruitori del Centro sarebbero arrivati dal paese della Grande Muraglia.

Superai agevolmente, l’anno successivo, la notizia che la società leader del progetto si stesse defilando in cerca di nuovi finanziatori e insieme a mio figlio, che intanto frequentava le Medie, ragionavo sulle belle opportunità di cui avremmo potuto godere non appena fossi stato assunto in quello che, ormai, si stava trasformando in un meraviglioso Parco tematico multitasking.
Ero in concessionaria Renault a firmare il finanziamento per la Clio di mio figlio, ormai patentato e diplomato, quando giunse su whatsapp l’annuncio, quasi evangelico, dell’inizio lavori sui campi del nostro radioso avvenir… Ci Siamo!

Tutti i ragazzi del ‘95 (o almeno ciò che restava di quel nutrito gruppo di venticinque anni prima…) si riunirono nel parcheggio del Guercio ad ammirare gli operai che stavano innalzando la palizzata a delimitazione di ciò che, nelle lontane notti trascorse intorno al fuoco, chiamavamo Aree ATA… Il nostro sogno si stava realizzando!

Oggi, seconda decade di ottobre 2021, sono tornato, solo, nel piazzale del Guercio. Dovevo comprare un cartello “Vendesi” da appiccicare sulla Clio che mio figlio mi ha lasciato dopo essere partito per l’Australia dove ha trovato lavoro in una azienda agricola a duecento chilometri da Melbourne.

Guardo oltre la provinciale e vedo chilometri di arbusti abbarbicati a ciò che resta della recinzione che delimita il mio “futuro”… oltre…il deserto dei Tartari!

Non appena piazzo la Clio, parto.

Mia moglie mi ha lasciato dieci anni fa per stare con un banale impiegato delle Poste con tanto di posto indeterminato dal lontano 1995…guarda un po’.

Io sono diventato attivista di Greenpeace e in estate mi imbarco per un viaggio intorno al mondo a difesa delle terre incolte minacciate dalle speculazioni edilizie. Alcuni ragazzi del ‘95 dicono che sono senza midollo, che non ho costanza nell’attesa…
Io no, non voglio fare la fine di Drogo, il protagonista de “Il deserto dei Tartari”; “La strada di Drogo ( Novello ragazzo del ‘95) era finita; eccolo ora sulla solitaria riva di un mare grigio e uniforme, e attorno né una casa né un albero né un uomo, tutto così da immemorabile tempo.”
Io mi lascio alle spalle il deserto, l’attesa infinita.

Esco dal parcheggio sulla Clio ormai vecchiotta, gli occhi socchiusi verso l’orizzonte oltre i monti…lascio alle nuove generazioni le magnifiche sorti e progressive dell’Open Mall, l’isola che non c’è.

Un ragazzo del ‘95

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