Il postino arrivò alla masseria di Giuseppe Ingenito, detto Peppe, con il fiatone. Aveva dovuto superare il vallone, dove scorreva il torrente Rendina, che separava la frazione Gesini dal paese di Casola di Napoli. Il sentiero che menava alla frazione prima scendeva fino al greto poi risaliva alla frazione: una faticaccia.
Salutò comare Caterina, moglie di Peppe:” Buongiorno Caterì, addò sta ‘o figlio tuio, Sebastiano? Ho una cartolina per lui. Viene dal distretto militare di Napoli. Deve partire.
“ ‘O figlio mio deve andare a fa ‘a guerra? Maronna mia, e mò che facimmo ? È nella vigna a lavorare co’ padre” proruppe la donna.
Quando Sebastiano si trovò la cartolina precetto tra le mani guardò suo padre e disse affranto:” Devo andare soldato? ‘Nge sta ‘a guerra, non voglio andare. Rischio di morire.” Suo padre abbassò la testa demoralizzato, non sapeva che dire.
“Sebastia’, – disse il postino Carminuccio – non fare fesserie. Se non ti presenti vengono a prenderti i carabinieri e finisci a Gaeta, nel carcere militare. Non so se mi spiego. Liegg’ bbuon’, vai a Fossano nei servizi ausiliari. Ssi furtunat’. E poi ‘a guerra fernisce ambbress’. Sarà una marcia trionfale. L’ha detto Mussolini.”
“ E dov’è Fossano?” chiese Sebastiano. “ In Piemonte.” rispose il postino. “ E addò’ sta ‘o Piemonte?” chiese ancora il ragazzo. “ Sebastià, ssi proprio tuosto. Nel nord Italia. E mo’ devo andare. Buongiorno.”
Sebastiano piegò la testa e il giorno dopo partì per Napoli per presentarsi al distretto.
Dopo una settimana Sebastiano prendeva servizio nella caserma di artiglieria di Fossano, nei servizi ausiliari. Nel presentarsi disse:” Je cca ca aggia fa, o surdato?” “ Ti, Napuli, – rispose il sottufficiale di servizio- varda che si soma ‘n Piemont: parloma italian che se no foma ‘n rabel.
“E chi ‘o sape ‘o talian’”, borbottò Sebastiano. “ Se ti impegni impari in fretta.”, rispose la guardia che aveva sentito e capito.
Il viaggio era stato lungo e faticoso. Due giorni di viaggio su un treno che pareva un carro merci con scomode panchine di legno. L’unico cibo era stato il pane, oramai raffermo, e caciotta che gli aveva dato sua madre.
Il lavoro in caserma era duro e senza soste. Doveva occuparsi, assieme ad altri, di tutte le incombenze. Preparavano anche i carichi da spedire ai reparti impegnati nelle operazioni..
Nonostante si fosse in guerra, e c’erano molte privazioni, trascorse qualche anno abbastanza tranquillo. Licenze? Nemmeno a parlarne. L’unica consolazione erano le lettere che giungevano, saltuariamente, dalla famiglia.
Il rapporto con i commilitoni e la popolazione locale era buono. Del resto le difficoltà della guerra cementano le amicizie e la solidarietà.
Poi ci fu l’8 Settembre…
Alla radio annunciarono che c’era stato l’armistizio firmato da Badoglio. Tutti urlavano: “La guerra è finita!” Ci fu uno sbandamento generale. Tutti i militari scapparono via con l’obiettivo di tornare ai loro paesi e non cadere prigionieri di fascisti e nazisti. Ci furono anche quelli che salirono in montagna per unirsi ai partigiani.
Anche Sebastiano scappò via:” Voglio turnà a casa mia, anche a piedi.” Già, ma come? Era solo, non aveva soldi ne cibo. Tra lui e Casola c’erano mille chilometri da percorrere a piedi e su strade secondarie per evitare le pattuglie. Che fare?
Cominciò a vagare senza meta per le campagne che circondavano Fossano. Camminò per qualche giorno per i campi. La sua esperienza di contadino abituato alla fatica lo aiutò a non crollare. La fame era tanta, quello che riusciva a raccogliere nei prati serviva solamente a non farlo cadere privo di sensi.
Verso sera, senza sapere come, si trovò nei pressi di una cascina isolata. Sembrava disabitata. Crollò su un mucchio di fieno, mangiò qualche mela raccattata e subito cadde in un sonno profondo.
“E tu chi sei, che ci fai qui?”, la voce di un uomo lo svegliò di soprassalto. “ Mi chiamo Sebastiano, song’ nu militare e come tutti song’ scappato alla notizia dell’armistizio. Ho cominciato a camminare, non so dove mi trovo. Vorrei tornare dalla mia famiglia a Napoli, anche a piedi.”
“ Tu in queste condission non arrivi nemmeno ad Asti: o crolli dalla fame oppure ti catturano e finisci in Germania.” “ E che posso fa’?”, disse il giovane piangendo.
“ Senti un po’, intanto vieni a mangiare qualcosa in casa. Poi ti diamo degli abiti civili e ti liberi della divisa. Ti nascondi per un po’ qui. Quanto la situazione migliora parti per il tuo paese. Questa cascina è abbastanza isolata e seminascosta dai boschetti che la circondano, si sta relativamente tranquilli.”, gli disse l’uomo.
Sebastiano accolse l’invito di Giovanni Battista Forani, così si chiamava l’uomo. Del resto non è che avesse molte scelte: provare ad andare fino al suo paese a piedi e in quelle condizioni e pericoli era un’idea folle.
Giovanni, detto Gioanin, viveva in quella cascina, spersa nelle campagne di Fossano, assieme alla moglie Anna e alle due figlie: Maddalena e Maria. Quest’ultima era già sposata e aveva una figlia sui diciassette anni che si chiamava Viola. Nella stessa cascina c’erano anche un altro paio di famiglie.
Non appena Sebastiano tornò in forze, cominciò a dare una mano a Gioanin nei lavori dei campi. Giovanni apprezzò molto la cosa e si rese conto che Sebastiano era un bravo contadino forte e lavoratore. Il giovane tutto sommato era stato fortunato a capitare in quella cascina. Gioanin e Anna cercavano, pur nella situazione di guerra che c’era, di far vivere alla loro famiglia una vita relativamente normale, Sebastiano si integrò bene.
Ovviamente la presenza di quel bel ragazzo non era cosa che destava indifferenza nelle ragazze.
Maddalena era maggiore di circa dieci anni rispetto a Viola, sua nipote e figlia di sua sorella Maria, che si era sposata giovanissima.
Viola era una ragazza dal carattere esuberante e sfrontato, gettava volentieri occhiate di sbieco ai ragazzi della cascina. Giovanni, suo padre, era stato categorico: “ Fije, fe atension, comporteve bin ognun a so post.” aveva detto. Nonostante gli ordini paterni Viola, quando incrociava il giovane, gettava occhiate ammalianti a Sebastiano.
Invece Maddalena era una ragazza seria e riservata, amava leggere e non si tirava indietro nei lavori. Dati i tempi, poteva definirsi una ragazza colta.
La vita, tutto sommato, per un certo periodo fu tranquilla.
Un giorno, d’improvviso, un frastuono di veicoli militari ruppe il silenzio. Drappelli di militi fascisti e nazisti si dirigevano verso la loro cascina. Erano a caccia di uomini e disertori.
Gioanin, Sebastiano e tutti gli uomini della cascina scapparono via immediatamente disperdendosi per la campagna. La presenza di boschi e anfratti offrivano nascondigli efficaci. Sfuggirono alla cattura perché si erano accorti con anticipo dell’arrivo della colonna.
Gli uomini rimasero nascosti per il rimanente periodo di guerra. Uscivano dai nascondigli solo di notte per ritirare il poco cibo che le donne riuscivano a procurare.
Fu un periodo davvero difficile. Bisognava stare con gli occhi aperti e orecchie tese. Al minimo rumore bisognava rendersi invisibili.
Ma un bel giorno anche la guerra terminò.
(Fine prima parte)

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