Da tempo dormo meglio, più sereno e sicuro. Mi sono ritrovato circondato da specialisti, gente ferrata nel settore della biologia, della medicina, nella ricerca, ma anche nelle leggi che regolamentano la sanità pubblica, con tanto di numeri di protocollo, date, cavilli stanati con caparbietà. Essi comprendono la risoluzione 2361/2021 e il regolamento 953/2021, quale sia la fase attuale della sperimentazione dei vaccini, chiamati sieri perché, sostengono, vaccini non sono, e dialogano pacatamente di DNA e RNA e di anticorpi monoclonali e infine dell’invermectina, dell’idrossiclorochina, del Parvulan come se fosse antani.
La lista dei nostri novelli Koch e Pasteur è molto lunga.
Di conseguenza, campo con più fiducia.
Evidentemente il CEPU ha prodotto inaspettatamente cervelli che potrebbero tranquillamente ambire al Nobel per la medicina, ma che, per sobrietà o modestia, hanno preferito diventare food stylist, cool hunter, bed tester, o coltivatori di perle in Vietnam.
Tutte attività naturalmente nobili e necessarie, se affrontate con impegno.
Quando ho dei dubbi sui vaccini, sul SARS COVID, so a chi rivolgermi.
Peccato questa enorme quantità di geni abbia un limite: sono tutti specializzati sul virus e relativi sieri.
Ho chiesto un consulto per un mal di testa, e una leggera difficoltà nella digestione, ma mi hanno risposto che non è il loro campo.
Si suddividono per specializzazione e per categorie: no vax, no mask, no tamp, no pass, no quest, no quel, no tut…
Facile immaginare io sia rimasto col mio malessere, tanto da dovermi rivolgere al mio medico curante, ovviamente al soldo di Big Pharma. Incredibile!
Dimenticavo il microchip iniettato col siero, come dicono: di fronte a certe prese di posizione, forse sarebbe pure un accessorio utile; diciamo che probabilmente riuscirebbe a frenare l’ondata di scemenze che ci sta investendo come lo tsunami in Giappone: è perlomeno preoccupante sentir parlare di dittatura, di stella di David, di schiavitù, da personaggi che almeno avessero letto qualcosa in merito, e lo paragonino all’invito a vaccinarsi, al Green Pass per accedere a varie strutture e trasporti.
I siti dove in molti prelevano queste notizie prolificano, traggono profitto, anche perché ormai è passato di moda controllare una notizia, l’informarsi su più fronti: basta pubblicare. Su tutti Telegram, contenitore di negazionisti e di frange molto violente, preoccupanti tanto quanto il morbo.
Ho chiesto ad alcuni se veramente pensassero possibile una qual certa notizia, e mi sono sentito rispondere: “Ma io ho solo pubblicato”.
Altri sono ricorsi al Green Pass tarocco: una vera e propria tonnara di creduloni.
Accortisi della truffa, sono stati doppiamente ricattati con la minaccia di rendere noto l’illecito agli organi preposti.
Ecco, di fronte ad una simile genialata, io mi alzo in piedi ed applaudo: “La stangata” al confronto è roba da ragazzi.
Immagino siano gli stessi che vedendo complotti ovunque, tempo fa volevano togliersi da Facebook e WhatsApp urlando alla violazione della privacy, e che ora ad una entità sconosciuta hanno inviato le loro carte d’identità, la loro tessera sanitaria e pagato assai!
Al paese si dice: chi è fesso, stesse a casa!

Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

1 commento

  1. Sante verità… ma ormai, sull’argomento ho preferito declinare… è come andare a sbattere contro un muro di gomma con le molle e sospeso sul nulla…
    Ai posteri la NON ardua sentenza.

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