La guerra è persa? E quale sarebbe questa guerra? Mica ci sono guerre in Europa.
Certo non ci sono guerre che si combattono con le armi. Tuttavia una guerra si sta combattendo anche se non c’è consapevolezza. Quei pochi che sanno che la si sta combattendo credono che il mondo, non solo l’Europa, la vincerà. Le certezze spesso generano delusioni.
La guerra che stiamo perdendo, salvo improbabili miracoli, è quella del clima: contro i cambiamenti climatici.
Eppure la sensibilità verso le crisi ambientali è cresciuta di molto negli ultimi anni.
Le iniziative volte a varare politiche “green”, come si usa dire, non mancano. Le maggiori potenze tengono convegni e varano progetti ambiziosi regolarmente disattesi: ledono, non dicono ma è così, gli interessi economici legittimi.
Sono in corso molte iniziative volte a produrre energia da fonti rinnovabili: pale eoliche, centrali idroelettriche, pannelli solari fotovoltaici per acqua calda. Sono nati movimenti ambientalistici, soprattutto giovanili. La ricerca scientifica e tecnologica propone nuove soluzioni a getto continuo.
Inviti alla moderazione nei consumi fanno parte di precise strategie. Insomma, il fervore e l’attivismo non mancano.
Anche una certa consapevolezza della gravità della situazione è chiara a molti. Sappiamo che certi consumi, ai livelli attuali, sono intollerabili, come quello della carne e non solo.
Molti leader sociali e autorità politiche sono consapevoli dell’estrema gravità della situazione.
L’elenco delle iniziative e prese di posizione potrebbe continuare a lungo.
Anche gli allarmi precoci non sono mancati come, ad esempio, quelli lanciati negli Anni Settanta dal club di Roma fondato da Aurelio Peccei.
Tutto questo potrebbe, anzi di sicuro, non basterà. Perché?
Il disastro cui stiamo andando incontro è inscritto in due vocaboli: crescita economica e demografica.
In sintesi: la crescita demografica si può arrestare a patto di far crescere il benessere nei paesi del terzo e quarto mondo. Questo può avvenire solo a patto di far calare drasticamente i consumi nel mondo occidentale. Cosa attualmente impossibile. E perché?
L’occidente è governato da una logica economica che fa della crescita infinita il motore del suo benessere. Ma le risorse della terra non sono
illimitate. Tanto per capirci: c’è una data convenzionale annuale che ci dice che in quel giorno il mondo ha consumato tutte le risorse fornite dalla Terra in quell’anno.
Quest’anno “ l’Earth Overhsoot Day”, così si chiama, è caduto il 29 Luglio. Se, attenzione, tutto il mondo consumasse come l’Europa, senza tener conto di USA e Cina che sono i maggiori inquinatori e divoratori di risorse, quel giorno cadrebbe agli inizi di Maggio.
Un drastico calo dei consumi nei paesi più sviluppati causerebbe centinaia di milioni di disoccupati e, quindi, masse ingenti di poveri.
Con l’attuale tendenza alla desertificazione dell’Africa, causata dai cambiamenti climatici, i flussi migratori diventeranno biblici e incontrollabili.
Questa è la situazione . Piaccia o meno. Siamo sostanzialmente impotenti.
È possibile il miracolo? Sì, a patto di cambiare radicalmente modello economico. Cosa che, in realtà, nessuno vuole e nessuno saprebbe come. Basta ascoltare cosa dicono gli economisti, politici, industriali, sindacalisti: tutti. Questo è, ridotto all’osso, il cuore della sfida. Sapremo accettarla e vincerla? Difficilmente.

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