Facciamo un bel salto indietro nella storia. Siamo nel 1884. In Italia, con Roma capitale da poco più di un decennio, è al governo per la sesta volta Agostino Depretis. Un periodo di relativa pace in casa (ma non in Africa Orientale). In questi anni vengono costituite molte bande di paese e gli uomini non più in divisa, oltre che a lavorare duramente nei campi, possono dedicare un po’ del loro tempo alla musica. Cosa che prendono molto seriamente, come ci dimostra quanto abbiamo riscoperto nei nostri archivi.
La banda oltre a suonare bene deve anche marciare in sfilata in maniera impeccabile ed è necessaria una bella uniforme, che le faccia onore.
Il documento in nostro possesso, datato 8 agosto 1884, descrive la prima divisa della Filarmonica Cerettese. Evidentemente le leggi correnti esigevano un permesso per indossarla, per cui il Segretario della Filarmonica, Michele Rolando, inoltra una istanza alla Prefettura della Provincia descrivendone minuziosamente i dettagli. Il disegno che vedete è recente, opera di Laura Mantica, una musicista cerettese che ha studiato il documento ed ha voluto darne una brillante rappresentazione visiva.
Cappello: di colore nero “alla borghese”. Dalla descrizione ci immaginiamo che assomigli ai cappelli di tipo “Chepì”. Ha una sagoma ovale con la parte posteriore rialzata, una piccola visiera, ed è abbellito da un cordoncino bianco e giallo, una coccarda nazionale ed il pennacchio. Uno stemma rappresentante la cetra, simbolo tipico delle istituzioni musicali, completa il frontalino.
Giubba: di panno di colore blu scuro completamente chiusa con diciotto bottoni dorati e due scarselle. E’ impreziosita da un cordoncino rosso scarlatto che forma due ampie volute sul petto, da spalline e paramani sempre di colore rosso.
Pantaloni: dello stesso panno blu della giubba con bande laterali di colore rosso scarlatto
La stoffa viene commissionata nel 1890 al Cavalier Basilio Bona di Caselle e presumibilmente pagata con i contributi dei soci stessi che all’atto della costituzione avevano depositato una somma di denaro, cospicua per l’epoca, per l’acquisto di strumenti e dotazioni.
Peccato che all’epoca la fotografia fosse ancora agli esordi ed i fotografi con i loro ingombranti apparecchi non frequentassero molto le nostre bande di provincia. Ma facciamo lo stesso un piccolo sforzo di fantasia. Proviamo a immaginarci la banda di Ceretta tirata a lustro, con i musici impettiti nelle divise nuove ed i baffi impomatati, che il 13 ottobre 1892 vanno ad esibirsi davanti a niente di meno che Sua Maestà Umberto I in visita a San Maurizio Canavese. Emozionante: è successo davvero.

Classe 1958, ex dirigente di azienda, torinese di nascita, ho una famiglia che unisce Sud e Nord, Italia ed Europa. Mi sono diplomato al liceo classico ed ho conseguito la laurea in Economia a Torino. In azienda mi sono occupato di controllo di gestione, amministrazione, personale. Ho lavorato oltre 15 anni in paesi esteri dirigendo piccole filiali del gruppo al quale ho dedicato tutta la mia carriera. Ho così avuto l’opportunità di avvicinarmi a lingue straniere e scoprire culture antichissime; ho provato a capire la gente di altri paesi vivendoci un po’ insieme ed ho imparato che quello che ci divide sono solo i preconcetti ma anche, troppo spesso, il peso della Storia. Una volta in pensione mi sono dedicato da una parte al volontariato, utilizzando le mie competenze a beneficio del terzo settore, dall’altro ho ripreso la passione per la musica che mi aveva sempre accompagnato, in verità senza grandi risultati. All’età della pensione ho iniziato a studiare e praticare uno strumento a fiato che mi ha permesso di introdurmi nel meraviglioso mondo delle bande musicali piemontesi. Per Cose Nostre scrivo della Filarmonica Cerettese ed in generale di temi relativi all’associazionismo musicale popolare.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.