L’accordo tra di noi nasceva già durante la lezione nell’aula della scuola di avviamento agrario al primo piano del Palazzo Mosca. Al pomeriggio, incontrandoci, avremmo deciso se andare verso Mappano percorrendo quella che, chiamata impropriamente strada Goretta, era in effetti un lungo e stretto sentiero che partiva dalla circonvallazione costeggiando una grossa e impetuosa bealera, oppure andare dalla parte opposta di Caselle in direzione Grangiotti dove ci aspettava l’amico Bruno Berta nostro compagno della scuola elementare, sempre educatamente taciturno e perciò inevitabile destinatario dell’ambìto “Premio Bontà” promosso dalla locale Cassa di Risparmio.
Era la metà di dicembre: l’aria fredda, pungente dell’inverno alle porte, che ci sorprendeva spesso e, nostro malgrado, solo sommariamente coperti e difesi, ci accompagnava attraverso i sentieri nel bosco o lungo le sponde dei fossati dove il muschio verde e vellutato sembrava invitarci a raccoglierlo per potersi poi ritrovare nelle nostre case con pecore, pastori e capanna che da un anno stavano aspettando. Lo stendevamo con cura per coprire improbabili quanto pretestuose sagome di cartone o montagne ricavate con carta sapientemente accartocciata, da cui facevamo scendere vecchi personaggi di gesso colorati intenti alla pratica di mestieri curiosi o da tempo scomparsi. L’ intera gamma delle professioni, in caso di necessità, era disponibile presso la fornitissima cartoleria Zavatteri . Ai piedi della montagna, a beneficio dei numerosi, immancabili animali, il muschio delimitava quasi sempre un largo stagno il cui fondo luccicante non era ancora il moderno Domopak ma la carta altrettanto pregiata che avvolgeva l’allora ricercata stecca di cioccolato al latte o al cacao.
Era il nostro presepe. Annunciava la festa del Natale che per gli scolari rappresentava la vacanza più lunga dopo quella estiva e soprattutto l’arrivo di Gesù Bambino che, secondo tradizione, entrava con maggiore generosità nelle case dei bambini più buoni, disposti ad accoglierlo imparando canti e lodi adeguati alle funzioni religiose dell’ importante ricorrenza, compresa l’affollata novena pomeridiana presso la chiesetta dell’ex Ospedale Baulino, musicalmente animata da un gruppo di giovani cantori assiepati intorno ad un vecchio ed affaticato armonium.
L’anziano dirimpettaio Spirito, arruffato e frenetico benzinaio, sorpreso dall’insolito assembramento di fedeli sulla strada, non ritenendosi interessato alla vicenda,si limitava a scuotere la testa .
Per molti altri casellesi il Natale era una breve interruzione della normale attività lavorativa, sempre intensa nella grandi fabbriche ancora lontane dalla futura tristezza di un epilogo tanto doloroso quanto forse evitabile, e viva e vitale nel nostro comune, soprattutto nella sua periferia, dove l’occupazione era principalmente indirizzata, oltre ai tessuti del lanificio Bona, verso la produzione di cartoni ondulati, pelli scamosciate e da qualche tempo anche vestiti e impermeabili nella nuova fabbrica Ballarini nei pressi della Montrucca, dove lavoravano principalmente maestranze femminili. Il tutto in un nuovo promettente contesto sociale connotato dalla concreta possibilità, soprattutto per la gente proveniente da altre regioni, di trovare finalmente un lavoro dignitoso e privo di compromessi. Per loro, diventati nuovi cittadini casellesi, il Natale significava ritornare su quel treno che nel frattempo aveva perso la sua terza classe, e per qualche giorno ritrovare parenti e aria del proprio paese che strenui e colorati zampognari provvedevano a rendere malinconicamente più lieta.
In casa, nei pressi dell’antico presepe, dove brillava il nuovo, vellutato muschio raccolto dai nonni e dai nipoti, lontano dal freddo e dalla nebbia del nord , le famiglie provvisoriamente riunite aspettavano la notte della festa confortate dalle irrinunciabili ricette della ricca tradizione locale e dal nuovo commovente profumo dello sconosciuto panettone Galup che sapeva di fabbrica e di destino.
Per tutti il presepe, nella sua curata e devota semplicità, rappresentava ogni anno un nuovo appuntamento con la vita . Era l’icona trionfale della famiglia e dei suoi buoni sentimenti. Per gli anziani ricchi di serenità e saggezza era il posto a capotavola, per i bambini la sorpresa dei regali.
Fra qualche giorno sarà di nuovo Natale. Quanti nostri anziani si siederanno ancora a capotavola, e quanti bambini , ai piedi di un abete finto e scintillante, apriranno i loro doni in compagnia di entrambi i genitori felici ? Chissà.
Così, mentre un’ombra di indefinibile tristezza tenta di farsi strada, con la mantellina sulle spalle e in mano il barattolo della colla appena sciolta , si affaccia alla memoria il grande Eduardo che nei panni del vecchio Luca Cupiello mi chiede con voce grave ed insieme infantile:
“ Te piace ‘o presepio ? “ . Sì, mi piace. Mi piace…

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