“È finita, è finita.” Tutti esultavano in quella primavera del 1945.
“ La guerra è finita. Non ne potevamo più. Basta, si torna a vivere!”
Gli uomini della cascina, dove si era rifugiato Sebastiano dopo l’8 Settembre, abbandonarono i nascondigli di fortuna dove si erano nascosti per sfuggire alla cattura da parte di nazisti e fascisti.
Erano sporchi, gli abiti laceri. Barcollavano ma ce l’avevano fatta.
Li avevano avvisati le donne che potevano uscire dai rifugi:” È tutto finito!”, urlavano. Ci si abbracciava. Qualcuno piangeva. Anna abbracciava suo marito Giovanni. Altrettanto facevano le altre donne.
Maddalena e Viola andarono a prendere per mano Sebastiano, non volevano che si sentisse lasciato da parte.
Quella sera nella cascina ci fu festa. Certo, il cibo scarseggiava ancora, ma quello che c’era fu tirato fuori, fu messo assieme a quello delle altre famiglie: si mangiò e si bevve del vino in allegria.
Si tirò fino a tardi. C’era voglia di vivere, di respirare dopo anni di paure e angosce.
Ora la vita poteva riprendere.
C’era molto da fare. Bisognava riprendere il lavoro nei campi: riprendere a coltivare era necessario per produrre cibo e riavviare l’economia. Le bestie andavano accudite.
Piano piano la vita riprese a scorrere.
Sebastiano avrebbe subito voluto partire per il suo paese. Non vedeva la sua famiglia da più di tre anni. Ma come fare? Soldi non ce n’erano. Inoltre era ancora debole a causa delle privazioni.
Andò a parlare con Giuanin e Anna sua moglie:” Ho bisogno del vostro consiglio. Voi sicuramente mi avete salvato la vita. Siete stati come dei genitori. Vorrei tornare al mio paese per rivedere i miei e dare loro una mano nei campi. Ma come fare… Soldi non ce ne sono. La situazione è ancora precaria. Consigliatemi voi che mi avete accolto e aiutato.” Così aveva detto accorato Sebastiano.
“ Senti un po Sebastiano, – rispose Giuanin – capisco bene cosa provi a stare lontano dai tuoi da tanto tempo. Noi tutti abbiamo dovuto nasconderci per un po di mesi. Eravamo nei dintorni, eppure sembrava che fossimo lontani mille miglia. La tua è un’esigenza umana. Fai così: resta ancora un po’, ti riprendi. Appena guadagniamo qualche soldo, parti. Intanto la situazione comincerà a normalizzarsi.”
Anche se a malincuore Sebastiano comprese che quelle parole erano dettate dal cuore e dalla saggezza.
Sebastiano si impegnò nel lavoro. La famiglia Forano, pensava durante il lavoro, lo aveva accolto a braccia aperte come un figlio. Era riconoscente e si sentiva in debito.
C’erano poi Maddalena e Viola. Le due ragazze non erano insensibili allo sguardo di quel ragazzo dalla pelle bruna e dagli occhi profondi. Viola non nascondeva la sua intraprendenza. Ricordava bene gli ammonimenti del padre. Ma quando si è giovani è difficile resistere alla passione.
Maddalena era più discreta. Era lei che portava il pane agli uomini durante il periodo di clandestinità. Quando porgeva la pagnotta a Sebastiano cercava di sfiorargli la mano. Sentiva un brivido.
Maddalena si era innamorata di Sebastiano, nonostante che Sebastiano fosse più giovane di 7/8 anni. Il suo carattere riservato gli impediva di manifestare apertamente i suoi sentimenti. Ma il giovane non se ne era accorto. Sebastiano aveva occhi solo per Viola. Gli altri ragazzi della cascina, più smaliziati di lui, si erano accorti da tempo della cosa. Sapevano che Maddalena amava Sebastiano. Inoltre, Viola non stravedeva certo il lavoro nei campi: voleva sposare un uomo che la portasse in città.
Decisero di andare a parlare con Sebastiano. “ Sebastiano, – gli disse Beppe, il ragazzo che era stato incaricato di parlare – ti sei accorto che Maddalena ti ama? Secondo noi Viola non fa per te. Lei non ama il lavoro né la terra. Credici. Parla con Giuanin, Maddalena è giusta per te. Sposala.”
Sebastiano per la prima volta vide la ragazza sotto una luce diversa. Ora comprendeva il significato di certi gesti discreti della ragazza. Sì, i suoi amici avevano ragione. Sarebbe andato a parlare con il padre Giovanni Forano e soprattutto con Maddalena.
Maddalena pianse quando Sebastiano le chiese se voleva sposarlo. Non ci sperava più. Lo aveva sempre amato in segreto. Pensava che la differenza d’età sarebbe stato di ostacolo.
Andarono assieme a parlare con i genitori di Maddalena. Giuanin e Anna rimasero di stucco: come imbambolati. A bocca aperta.
Anna fu la prima a parlare:” Siete sicuri? Sebastiano tu hai detto che vuoi tornare dai tuoi. Che fai resti qui? E tu Maddalena, sei convinta? Se poi decidete di andare a vivere al paese di Sebastiano sappi che vai lontano mille chilometri…”
“ Tutto vero, – disse Giuanin – ma se i ragazzi si amano e hanno deciso di mettere su famiglia va bene. E poi sarà quello che Dio vorrà.”
Intanto era ripresa la corrispondenza di Sebastiano con la sua famiglia. All’annuncio che si sarebbe sposato rimasero sorpresi e dubbiosi. Se ne fecero una ragione. Erano amareggiati perché non avrebbero potuto partecipare alla funzione. In cuor loro speravano sempre in un suo ritorno.
Dati i tempi il matrimonio fu celebrato con una funzione semplice e sobria. Un pranzo in famiglia allargato ai vicini festeggiò gli sposi. Viola fece da madrina a sua sorella.
Dopo un anno nacque Caterina, la loro primogenita. La vita scorreva tranquilla. Le difficoltà della guerra erano alle spalle e un certo benessere cominciava a diffondersi.
Sebastiano aveva tutto per essere felice, ma il richiamo della sua famiglia e del suo paese era forte. Ne aveva parlato con Maddalena:” Sai Maddalena, – aveva detto – dal nostro podere si vede il mare. È poco lontano. Proprio di fronte si vede Ischia. Sicuramente ti piacerà. Sono cinque anni che non vedo i miei, desidero tanto rivederli e tornare al mio paese.”
La ragazza qualche perplessità ce l’aveva. Lasciare la sua famiglia non era semplice. Riconosceva che Sebastiano aveva buone ragioni. Poi c’era il mare, non l’aveva mai visto. L’attrazione era forte.
Chiesero il consenso dei genitori della ragazza che acconsentirono a malincuore di staccarsi dalla figlia. “ Ci promettete che tornate a trovarci spesso? Mi raccomando!”, li ammonì Giunin assieme a sua moglie con un groppo in gola.
Una sera del mese di giugno del 1947 i giovani partirono da Porta Nuova in treno per Napoli.
A Genova per la prima volta Maddalena vide il mare. Il treno impiegò quasi venti ore per giungere a Napoli.
Lungo il tragitto incontrarono città che non avrebbero mai visitato: La Spezia, Livorno, Grosseto, Civitavecchia, Roma…
Casola di Napoli li accolse come si accoglie un figlio perso e ritrovato.
I baci per Caterina da parte dei famigliari di Sebastiano non finivano mai. Giuseppe Ingenito, il papà di Sebastiano, seduto in un angolo piangeva di gioia cercando di nascondere le lacrime.
Maddalena si ambientò in fretta. Non rinunciò mai a certe sue abitudini. Gli abitanti della contrada andavano da lei per farsi leggere le lettere e farsi scrivere le risposte.
Nacque un altro figlio: Giuseppe. Morì giovanissimo. Tornarono spesso a Fossano.
Sebastiano e Maddalena non ci sono più. Sono nel mondo dei giusti. Tuttavia un seme l’hanno piantato: il seme della speranza.

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