Era la vigilia di Natale. Dopo mangiato si buttò sul divano e dormì un paio d’ore. Erano quasi le quattro quando ancora insonnolito si avvicinò al giradischi: scelse La Notte di Vivaldi. L’ascoltò sdraiato sul divano, ma contrariamente al solito questa musica non placò la sua inquietudine.
Decise di uscire. Mentre camminava lentamente, verso piazza Boschiassi gli ritornava in mente, in modo quasi ossessivo quel brano poetico di Quasimodo dell’Antico Inverno che aveva letto la sera prima: “Cercavano il miglio gli uccelli ed erano subito di neve, così le parole. Un po’ di sole, una raggera d’angelo, e poi la nebbia; e gli alberi e noi fatti d’aria al mattino”.
Era quasi buio ormai, il giorno si chinava rapidamente e le vetrine illuminate erano più che mai invitanti. La gente andava da un negozio all’altro, quasi febbrilmente, uscendone con pacchi e pacchettini. Sempre lentamente imboccò via Torino e piano – piano si ritrovò senza accorgersene sul prato della fiera. Faceva freddo, alzò il bavero del cappotto mentre il ronzio iniziale continuava” … ed erano subito di neve, così le parole”. Ritornò indietro e si fermò davanti ad una vetrina: “Cosa potrei comprare – si domandò – e per chi? Io sono solo e chi mai potrebbe avere il desiderio di un mio regalo? Per me il Natale è un giorno come gli altri! ”
Si accostò ancor più il bavero e si rimise lentamente a camminare. Il via-vai di gente era sempre più continuo, per lui sempre più anonimo. Si trovò alla stazione, il passaggio a livello era chiuso e così si fermo a guardare l’automotrice nuova ferma che di recente è stata messa in circolazione sulla Ciriè-Lanzo. La ”littorina” stava già avviandosi quando dietro a lui una voce gli domandò: “Scusi, per favore dov’è via degli Aceri?”. Si girò, era una giovane donna a porgergli la domanda. Era molto elegante nel suo cappottino rosso e una sciarpa color burro attorno al collo che le dava un’aria sbarazzina, mentre da un berretto alla “raffaella” di pelle color rosso usciva una cascatella di capelli biondi. Soprattutto lo colpì il sorriso di lei, aveva un qualcosa di diverso dalle altre.
Alla domanda rispose: “Certo, signorina, via degli Aceri si trova sulla circonvallazione nord”. Al che lei ribatté: “Mi scusi sa, ma ne so quanto prima. Non sono per niente pratica di Caselle”. Vi fu da parte di lui un attimo di esitazione e poi disse: ”Bene, visto che devo fare la stessa strada, se permette l’accompagno?” Un sorriso di lei e poi: “Grazie, è molto gentile”.
Avevano già passato la Chiesa di Santa Maria e nessuno dei due aveva ripreso la parola. Fu ancora più avanti che lui prese il coraggio a due mani e le domandò come mai veniva a passare il Natale a Caselle. Lei sorrise vedendolo così timido e gli spiegò che viveva a Torino da sola, non aveva più nessuno, e così veniva qui da una carissima amica e collega di lavoro. “Anch’io, anch’io sono solo” disse lui tutto d’un fiato, quasi fosse una liberazione.
Giunsero all’incrocio, il semaforo era rosso e allora si fermarono a guardare i cartelloni pubblicitari del cinema. Appena comparì il verde attraversarono il crocevia e svoltarono a sinistra. “É un bel film quello che fanno, domani io vado a vederlo”. Lei capì, anche quello che non aveva detto e gli disse che era da molto tempo che non andava al cinema, e che anche a lei sarebbe piaciuto, solo che non poteva prometterli niente di preciso, perché era ospite. Comunque provasse a passare da qui domani pomeriggio, verso le cinque, chissà che non fosse libera.
Arrivarono in via degli Aceri: lei lo salutò con quel certo sorriso e augurandogli un buon Natale al quale lui riuscì a risponderle bofonchiando qualcosa di simile.
Stette fermo un po’: “Adesso – pensava – so cosa comprare: per me una bella cravatta e per lei un mazzolino di viole”.
Tirò giù il bavero e “Un po’ di sole, una raggera d’angelo…”. No, il Natale non è un giorno come gli altri – si diceva fra sé – è sicuramente il più bello.
E camminava leggero, e la gente si voltava a guardare quel suo incedere che quasi pareva si sollevasse, loro non sapevano, non sapevano che lui ora aveva le nuvole per mano.

Questo racconto è già stato
pubblicato su Cose Nostre
nel numero di dicembre del 1972

Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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