C’è anche un casellese fra i nuovi Cavalieri della Repubblica nominati il 2 giugno 2021 dal presidente Sergio Mattarella. Si tratta di Mauro Cavallo, da quasi quarant’anni nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La notizia in città si è diffusa solo questo lunedì 13 dicembre, dopo che Mauro Cavallo, accompagnato dal Sindaco di Caselle Luca Baracco, ha partecipato in mattinata a Torino, all’Auditorium Vivaldi, alla cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento. Il nastro di Cavaliere della Repubblica gli è stato consegnato dal Prefetto di Torino Raffaele Ruberto. Stesso riconoscimento alla carriera è andato ad altri quattro colleghi del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.

Per Mauro Cavallo un meritato premio per un’attività svolta sempre al servizio degli altri, in concomitanza talvolta con eventi tragici, come il disastro della Val di Stava nel 1985 o il terremoto dell’Aquila nel 2009. Un’attività spesso svolta in contesti pericolosi per l’incolumità personale, come l’intervento, fra i primissimi soccorritori, nell’hotel di Rigopiano sepolto dalla valanga.

Qui di seguito riportiamo l’esclusiva intervista rilasciata al giornale Cose Nostre con il racconto di Mauro Cavallo del drammatico salvataggio dei superstiti di Rigopiano, un evento che commosse l’Italia.

Per tale eroica vicenda Mauro Cavallo fu poi scelto come Casellese dell’Anno 2017.

“Senza di te, da qui non usciamo”

Il racconto del drammatico salvataggio al Rigopiano, nelle parole di Mauro Cavallo, uno dei protagonisti

Era il TG3 Regionale delle 19,30 di lunedi 23 gennaio 2017. “Racconti dall’emergenza” titolava il servizio di apertura, dedicato al ritorno dall’Abruzzo della colonna mobile dei Vigili del Fuoco di Torino. Il rientro alle 5 di quella mattina, dopo 4 giorni di duro lavoro, nei luoghi epicentro della duplice emergenza, neve più terremoto. Nel cortile della caserma di Corso Regina Margherita, una decina di vigili del fuoco, i volti stropicciati dalla stanchezza. Come primo intervistato, una faccia conosciuta, un casellese, Mauro Cavallo, vigile del fuoco da sempre.

Abbiamo contattato Mauro, per farci raccontare di prima mano i fatti, come lui li ha vissuti.

Cominciamo con qualche dato anagrafico. Mauro Cavallo, classe 1962, arrivato a Caselle da Torino con la famiglia nel 1965. Servizio militare con i Vigili del Fuoco nel 1981, nel 1982 vigile volontario a Caselle, poi assunto come effettivo il primo marzo del 1983. Trentaquattro anni di anzianità, tantissimi soccorsi alle spalle, ma quello vissuto venerdi 20 gennaio, possiamo scommettere, non potrà più dimenticarlo.

Mercoledi 18 gennaio è di partenza, dal Comando Vigili del Fuoco di corso Regina, una colonna mobile di vigili del fuoco piemontesi. Una missione di routine: è dal 24 agosto, dall’inizio del terremoto in Italia Centrale, che si susseguono queste missioni in appoggio ad altre strutture territoriali VVF in stato d’emergenza. La colonna del 18 gennaio, comandata dal funzionario Franco Negroni, è composta da 15 persone, 11 del comando di Torino (fra cui Mauro), gli altri dai comandi di Biella e Verbania. Ne fanno parte vigili del fuoco con le abilitazioni USAR e SAF (vedi riquadro). Scopo della missione, portare soccorso nelle frazioni dell’alto teramano ancora isolate dopo le abbondanti precipitazioni nevose dei giorni precedenti. Alle 16, la colonna si mette in moto. Più o meno alla stessa ora, la valanga che sommerge l’Hotel Rigopiano. Il coordinamento nazionale della Protezione Civile viene avvisata della nuova emergenza; le risorse dei Vigili del Fuoco di Lazio e Toscana, in possesso dell’abilitazione USAR per il soccorso di persone intrappolate sotto strutture, vengono mobilitate; ma anche la colonna piemontese, già per strada, viene dirottata su Farindola. Alle 3 del mattino di giovedi 19 si arriva sul posto, ma la strada per salire al Rigopiano è ancora impraticabile.

Giovedi 19 gennaio. Alle prime luci dell’alba, alle 7,30, Drago 54, l’elicottero in dotazione ai vigili del fuoco, può partire da Pescara. Mauro, che ha l’abilitazione USAR Medium, è fra i prescelti per salire sull’elicottero per avviare la ricerca urgente di eventuali sopravvissuti. Alle 8 li scarica sul posto della valanga. Il luogo che li accoglie è impressionante: “Uno scenario surreale. L’hotel non si vedeva. Da una parte un mucco di macerie, ma non si capiva dove fosse il resto dell’hotel”. Si esplora il terreno con le sonde. Le quote di copertura nevosa vanno da 2 a 9 metri. Con la squadra torinese, due colleghi cinofili dell’USAR Lazio e 4-5 persone del Soccorso Alpino. Arrivano poi altre squadre, che si alternano nello scavo, ininterrotto giorno e notte, ma la prima giornata di ricerche si chiude senza ritrovamenti. Per Mauro, qualche ora di sonno nella tensostruttura montata a Penne.

Venerdi 20 gennaio. Preziosa la testimonianza sul posto di uno dei dipendenti della struttura, l’addetto alla manutenzione, fortunosamente scampato alla valanga. Grazie alle sue indicazioni, sotto la neve, poco oltre i due metri di profondità, si individua qualcosa, un tavolato di legno. E’ il tetto dell’hotel. Viene aperto un foro nell’orditura della copertura. Ci si deve infilare dentro. Nel Team USAR, ogni persona ha la sua specializzazione. Questo è il momento del penetratore: così si chiama la mansione dello specialista addestrato per infilarsi nelle fenditure. Il penetratore, nel team USAR di Torino, è la mansione coperta da Mauro. Tocca quindi a lui infilarsi nel buco. “Il passaggio era alto circa 40 cm, fra pavimento e tetto; ma era ostruito in parte da detriti. Strisciando mi sono pulito il passaggio, arrivando in una zona ove lo spazio vitale si allargava a circa 60 cm”. Era arrivato il momento del call out: così è denominata, nelle procedure USAR, la fase in cui il soccorritore lancia una chiamata vocale per prendere contatto con eventuali superstiti. Marco: ”Ho fatto la chiamata, come da procedura. Mi è sembrato di sentire una flebile voce che rispondeva. Un tuffo al cuore incredibile. Ma forse mi sono sbagliato, ho pensato. Ripeto la chiamata. No, non c’erano dubbi, era una voce femminile che mi rispondeva”. Comincia il dialogo. La donna che ha risposto rapidamente espone la sua situazione: lei si chiama Adriana, non è da sola, vicino a sé ha il figlio Gianfilippo e sono su un divano, senza possibilità di spostarsi per le macerie incombenti; è però in contatto vocale con altri quattro superstiti, in una stanza vicina, di cui uno col braccio bloccato; l’altra figlia dovrebbe essere in un’altra stanza, quella del biliardo, insieme ad altri due bimbi ma, dice, non la sentiva più da ore.

Mauro cerca di rassicurare la donna: “Tranquilla, senza di te da qui non usciamo”. Seguendo la voce, Mauro riesce a raggiungere Adriana e il piccolo: il contatto fisico è un altro momento di grande emozione. Intanto altri due vigili del fuoco raggiungono Mauro: Riccardo Leoncini, che fa parte dei Vigili del Fuoco in forza al team Usar Toscana, e Riganò del team di Pisa. Assieme preparano la strada per far uscire Gianfilippo prima, e la mamma poi. Il resto della storia l’abbiamo vista tutti, nei filmati girati ripetutamente su tutti i media italiani e stranieri: il bambino che esce dal buco; poi la mamma, che appena estratta si volta per indicare che dentro c’è ancora la sua bambina. Immagini che hanno fatto il giro del mondo. In quelle riprese Mauro non appare, è ancora dentro il sottotetto a preparare per le uscite dei successivi superstiti.

Chiediamo a Mauro se, questi dell’hotel Rigopiano, sono i suoi primi salvati. Mauro: “ Di interventi di salvataggio nella mia vita lavorativa ne ho fatti tanti. A scavare sotto le macerie, finora, purtroppo finora mi era capitato di tirar fuori solo cadaveri. In questo caso è stato diverso. Guarda, il caso vuole che il 15 gennaio abbia compiuto gli anni: poi, a pochi giorni di distanza quello mi è capitato di vivere è il più bel regalo di compleanno che mi poteva succedere”.

Mauro non vuole sentire parlare di eroi ed eroismi. “E’ il caso che ha voluto che ci fossi io in quel posto e in quel momento. Abbiamo solo fatto il nostro lavoro. Il lavoro per cui siamo addestrati e che ci piace fare. Un lavoro che non si fa da soli. La nostra forza è il lavoro di squadra, in cui non si vince con un giocatore solo ma perché ciascuno ha fatto la propria parte. E quando ci capita di lavorare con colleghi di altre regioni, non c’è assolutamente competizione: siamo tutti Vigili del fuoco

 

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