Draghi, Biden, e tutti gli altri “grandi” che si sono ritrovati a Roma per confrontarsi attorno alle sorti del pianeta, seduti attorno a piatti di capesante e tartine d’élite, sembravano tutti aspiranti capitani del Titanic Terra. Hanno finto di preoccuparsi della pandemia e degli sconvolgimenti climatici, ma poi non hanno fatto altro che parlare di ripresa della crescita, di rilancio dei consumi, di sviluppo, spacciato per progresso. Tra le portate delle cene di gala non sarà mancato un piatto vegan, per dare un tocco “green” al summit, ma è stata solo una distrazione che nasconde l’iceberg. Intanto a noi viene servito un aumento delle bollette, della benzina e il metano, mentre gli stipendi/pensioni sono invariati da anni. Però si studia di alleggerire il costo del lavoro, così le imprese avranno profitti maggiori e, secondo loro, la crescita sarà più robusta. E coloro che, come me, hanno sempre sognato la “decrescita felice” si trovano a vivere nella “crescita infelice”. Le sirene d’allarme che gli scienziati hanno premuto ormai già diversi decenni fa, volevano avvertire i “capitani” che se non si cambiava rotta si andava sicuramente a sbattere, sono sempre coperte dell’orchestra, che continua a suonare la stessa musica. Prima l’economia, e poi, forse, se c’è tempo e voglia, si parlerà del clima e della qualità della vita. È opinione diffusa che l’economia sia una materia difficilmente comprensibile, ma forse non è del tutto vero, perché l’economia non è una scienza neutra, come si sforzano di farci credere. L’economia è una «roba» che cambia fisionomia a seconda degli obiettivi che si propone. Qualcuno sostiene che sia nata attorno al 1100 d.C., quando emerse la figura del “mercante”; una figura che ha fondato un sistema per permettergli di raggiungere i suoi obiettivi. Nel tempo, questa figura si è trasformata, assumendo le sembianze delle moderne grandi imprese multinazionali, agricole, industriali e bancarie. Al di là dell’aspetto, si muovono tutte in un’unica direzione: il profitto come scopo immediato, l’accumulazione di denaro come obiettivo di fondo, la competizione come forma di rapporto con gli altri, la crescita all’infinito come espressione di progresso. L’elemento introdotto dal “mercante”, è quindi la supremazia del denaro, il principio secondo il quale la ricchezza va conquistata tramite l’intraprendenza, la scaltrezza. Una forma di saccheggio collettivo, basata sulla capacità di fare affari, anche sconfinando nell’abuso, nel raggiro, nello sfruttamento, nell’evasione, nell’ignorare le leggi che tutelano l’ambiente e i diritti umani universali. Siamo una società delle cavallette in cui prevale la gara di tutti contro tutti, per arrivare ad accumulare ricchezza in un crescendo senza fine. Il denaro, a differenza della terra, non pone limiti di crescita. Non a caso il Prodotto Interno Lordo (Pil) è diventato il riferimento indiscutibile del merito. Con questa logica il grande perdente è la natura che è stata divisa in due grandi categorie: quella catturabile e quella non. La parte catturabile, costituita da terreni, minerali, acqua, è stata trasformata in merci su cui lucrare. In altre parole è passata da beni comuni a proprietà privata, da beni godibili gratuitamente a beni ottenibili solo a pagamento, da beni al servizio di tutti a beni per il profitto individuale. E sono perseguite con la forza, le battaglie delle persone in qualche modo connesse con la salvaguardia dei monti, fiumi, foreste, parchi. In molti punti del globo ci sono comunità in lotta contro i “mercanti”, per proteggere quel poco di beni comuni rimasti. Intanto è persa del tutto la battaglia per la natura non catturabile, che è stata declassata da bene di tutti a bene di nessuno. Non essendo commerciabile è stata trascurata da tutti, è diventata un’enorme pattumiera in cui abbiamo riversato tutti i nostri avanzi: l’aria si è saturata di veleni, i fiumi sono stati inondati di sostanze chimiche, i mari sono stati riempiti di plastica. Purtroppo questi “mercanti” hanno dalla loro parte la forza degli Stati, proprio quelli che sono oggi intorno a quel tavolo di Roma. Al summit forse si parlerà, di una grossa commessa di sommergibili, commissionata dall’Australia alla Francia, ma poi “soffiata” dagli USA. Forse si permetterà a Bolsonaro, a suo dire, proprietario esclusivo del polmone del pianeta, di esprimersi, ignorando non solo la pandemia in corso, ma l’importanza di quel polmone per l’umanità intera. E forse Erdogan potrà ancora alzare la posta, per trattenere la marcia della disperazione dei migranti verso l’EU. Intanto il Titanic Terra affonda, e noi con loro.

Sono nato a Caselle Torinese, il 14/08/1945. Sposato con Ida Brachet, 2 figli, 2 nipoti. Titolo di studio: Perito industriale, conseguito pr. Ist. A. Avogadro di Torino Come attività lavorativa principale per 36 anni ho svolto Analisi del processo industriale, in diverse aziende elettro- meccaniche. Dal 1980, responsabile del suddetto servizio in aziende diverse. Dal '98 pensionato. Interessi: ambiente, pace e solidarietà, diritti umani Volontariato: Dal 1990, attivista in Amnesty International; dal 2017 responsabile del gruppo locale A.I. per Ciriè e Comuni To. nord. Dal 1993, propone a "Cose nostre" la pubblicazione di articoli su temi di carattere ambientale, sociale, culturale. Dal 1997 al 2013, organizzatore e gestore dell'accoglienza temporanea di altrettanti gruppi di bimbi di "Chernobyl". Dal 2001 attivista in Emergency, sezione di Torino, membro del gruppo che si reca, su richiesta, nelle scuole.

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