Lasciamo spiegare alle parole di una poetessa come Alda Merini quel filo rosso indissolubile, fatto d’amore e d’arte, che lega  Giada Gaiotto agli animali :

“Perché amo gli animali?
Perché io sono uno di loro.
Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba,
il panico del cervo che scappa,
sono il tuo oceano grande
e sono il più piccolo degli insetti.
E conosco tutte le tue creature:
sono perfette
in questo amore che corre sulla terra
per arrivare a te.”

“Se cercate su internet – racconta Giada- vedrete il mio nome legato a due cose: la pittura e la passione per gli animali. Sono stata fortunata perché ho potuto coltivarli entrambi: ho seguito un corso di studi artistico, frequentando l’Accademia Albertina di Belle Arti con  la specializzazione in pittura a olio e ho continuato a disegnare anche gli  animali. La mia passione per loro è innata, fa parte di me, fin da piccola li osservavo e li amavo tutti indistintamente e profondamente: ero affascinata dalle semplici cavallette, dai cani e  dai gatti che incontravo per strada, dalla fiera bellezza dei cavalli, fino  al lupo, il selvaggio per eccellenza; ne rimasi folgorata e dispiaciuta nel sapere che continuava a essere perseguitato, perfino nelle fiabe più moderne. È stato così che decisi di disegnarlo, nell’intento di aiutare la gente a superare questo pregiudizio , a capire che il lupo , pur essendo  un predatore , come lo sono il gatto, il luccio e la coccinella, in realtà non è il mostro che viene a mangiarci! Questa paura ancestrale è sbagliata: il lupo si tiene alla larga dagli umani! È stato per renderlo più “umano”che ad ogni lupo dipinto ho affidato la pagina scritta di un libretto per evidenziare le caratteristiche “buone” di questo affascinante animale. Sicuramente il mio rapporto con gli insetti è quello che stupisce maggiormente  amici e conoscenti, in realtà io sono anche un’allevatrice di Fasmidi, più comunemente conosciuti come insetti-stecco, insetti- foglia, verde o seccal. È bello prendersi cura di loro e osservare la loro straordinaria capacità mimetica. Era destino che diventassi allevatrice,  ero una bimba curiosa quando già andavo alla ricerca delle cavallette per nutrirle, osservarle e infine disegnarle. Ho continuato per anni finché, più grandicella, incominciai a trovarlo sconveniente e allora mi limitai a fotografarle per poi disegnarle. Ma fu l’incontro con Leonardo Falletti, notissimo etnologo piemontese,  a riaccendere quella passione sopita : “ Perché non dipingi anche  gli insetti?” mi propose e io accettai, lusingata, la sfida. Così, grazie al suo consiglio, nel  2012, inaugurai la mostra d’Arte ad “EntoModena”, la più grande esposizione italiana di insetti,. Portai 30 insetti dipinti e …ritornai a Torino con 4 insetti-stecco veri. Da quel giorno la mia abitazione ha cambiato l’utilizzo dei vari ambienti e inevitabilmente la vita quotidiana mia e dei miei famigliari,  si è complicata un po’, soprattutto durante le vacanze. La famiglia dei miei amici insetti si è notevolmente allargata e ancora oggi, quando mio fratello Werner, entra nella sua ex-camera, ha un soprassalto e brontola:- Ma questa era la mia stanza!- Anche mia madre ha sottovalutato la mia “invadente” passione, avrebbe sperato non diventassi così esperta. In realtà sono subito entrata in sintonia con i miei “ospiti” ed ho cercato la collaborazione di altri allevatori attraverso Internet. Via posta sono arrivati molti  consigli e anche…altri esemplari dalle straordinarie capacità mimetiche: gli insetti-foglia. Queste strane bestiole, autentici fossili viventi ma anche  perfetti robot-mostri per un film di invasioni aliene, si sono trovati così bene, pur lontani dal loro ambiente equatoriale, che hanno messo su famiglia. Una delle femmine, un’ “Extatosoma tiaratum” , ha espulso dal suo enorme addome uova per mesi, sparandole perfino fuori della sua gabbia; un’altra è stata corteggiata e sedotta, ma il maschio continua a abbracciarla, forse per rendere più sicura la fecondazione. La grande teca-nursery, con i piccoli, sembra un boschetto di foglioline verdissime agitate dal vento:  la temperatura giusta (20°-25°) e l’umidità (garantita da nebulizzazioni anche tre volte al giorno) hanno  infatti favorito la nascita di molti insetti foglia. Adesso si evolveranno con diverse mute che, liberandole dal vecchio involucro,  permetteranno loro di crescere. Appese a testa in giù libereranno con gran fatica il capo, il torace, l’addome e, quando finalmente la sesta zampa uscirà fuori ,(qualcuno non ce la fa e perde un pezzo di zampa che poi ricresce), spesso mangeranno anche l’involucro sottile cioè  l’esuvia! Assistere a questa trasformazione incredibile, vedere gli insetti- stecco uscire dall’ovetto piccino e distendersi fino a due cm con il primo paio di zampette alzato , come per un improbabile tuffo,  è davvero commovente. Questa meraviglia sta, per fortuna, contagiando tutta la famiglia, compresi gli scettici. Anche stamattina sono uscita trionfante dall’ex-stanza dei miei fratelli e ora stanza dei Fasmidi, con un rosso e vivacissimo neonato di  Phyllium pulchrifolium! Cosa mangiano? Tutti i Fasmidi sono golosi di rovi. Avete presente quelle piante infestanti che bordano spesso i fossi e invadono il sottobosco creando siepi spinose a cui ci si avvicina solo quando si riempiono di dolci more? Le foglie di rovo si trovano tutto l’anno, basta armarsi di cesoie e con aria indifferente ( non bisogna cogliere le occhiate curiose dei passanti) staccarne dei tralci così il cibo è assicurato per un po’. Di tanto in tanto “regalo”ai miei amici curiosi  la possibilità di osservare un Extatosoma, lungo grosso modo come una mano, passeggiare lentissimo e diffidente sul mio braccio, oppure  una Heteropterix verdissima, alloggiare come una spilla di Cartier sulla mia maglietta. Autentici gioielli della natura dal valore inestimabile! Può succedere che che qualcuno, con sapiente preveggenza, mi ricordi che gli insetti saranno il nostro cibo futuro , beh…viene fulminato seduta stante! Mentre il malcapitato che mostra un istintivo accenno di ribrezzo  verso queste creature fantastiche viene accolto con uno sguardo di inaspettato e inconfutabile stupore. Come si fa a restare insensibili alla bellezza perfetta di questi esseri unici? Naturalmente  queste creature  a me piacciono vive, ma non posso non ammirare le collezioni entomologiche del mio grande amico Leonardo Falletti, a cui devo l’ingresso in questo mondo fantastico. Con la chiusura di Entomodena per il Covid e l’impossibilità di “scambi”, ci siamo ritrovati con una ventina di teche colme di Fasmidi. Difficile trovare Fasmidi -sitter o portarli tutti al mare, quindi niente vacanze: tutti in campagna a respirare aria buona! Ora dopo Entomodena 2021 e la vendita di moltissime coppie e uova, ho solo più le teche con i miei preferiti: Onchestus rentzi, Phyllium giganteum, phylippinicum e letiranti, Extatosoma tiaratum. Il mio sogno nel cassetto? Mi mancherebbe solo l’avventura in una foresta del Madagascar dove il mio grande amico Stefano Faravelli, viaggiatore filosofo e disegnatore, ha incontrato in natura i Fasmidi! Per ora mi accontento di allevarli nelle teche e prestarli a Favarelli per diventare protagonisti dei suoi incredibili quaderni naturalistici.”

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