Dedico l’ultimo articolo del 2021 per Cose Nostre al cambiamento climatico, tema che sta diventando sempre più presente nella quotidianità.

Fino a qualche anno fa alcuni, anche tra i politici più potenti, riuscivano a negare l’evidenza: la Terra si sta surriscaldando. Ormai su questa verità si è tutti d’accordo (salvo le solite rare eccezioni) e ci si sta chiedendo cosa si può fare nel concreto per fermare il fenomeno.

Mentre sto scrivendo è in via di conclusione la tanto attesa conferenza di Glasgow: i Paesi coinvolti dovranno presentare dei piani per tagliare le emissioni e attuare pienamente l’accordo di Parigi del 2015. Per ora le “promesse” fatte non mi sembrano così entusiasmanti, per non parlare delle polemiche suscitate dal fatto che l’evento in sé è stato “inquinante” per il suo stesso svolgersi ( ai tempi in cui tutto si poteva fare soltanto a distanza l’impatto ambientale sarebbe stato sicuramente minore).

Anni fa il cambiamento ambientale era maggiormente percepito in aree del mondo a noi lontane mentre ora anche in Italia, anche nei pressi di Torino, gli effetti sono avvertibili. Ondate di calore, incendi forestali, siccità e piogge violente ci hanno fatto accorgere che tutto velocemente sta cambiando. Le previsioni per i prossimi anni su Torino prevedono una crescita delle temperature e un aumento di notti tropicali con maggiore pericolo di alluvioni: le zone più a rischio sarebbero le sezioni più basse della Dora Riparia e della Stura di Lanzo e lungo la riva occidentale del fiume Po. Per fortuna Torino è considerata tra le città più virtuose a livello nazionale e internazionale per l’impegno nel rafforzamento della resilienza locale (ovvero la capacità di affrontare una difficoltà). A luglio 2020 è stato pubblicato il Piano di resilienza che evidenzia le principali vulnerabilità della nostra zona e una lista di azioni da intraprendere per essere preparati all’impatto del cambiamento climatico.

Nonostante le numerose evidenze, dal punto di vista psicologico la crisi climatica crea ancora delle resistenze: un conto è parlarne, un conto è fare qualcosa (il famoso bla bla di accusa da parte di Greta Thunberg). Esiste un fenomeno, che si chiama distanza psicologica che porta le persone a disinteressarsi ad una tematica quando essa viene percepita distante nello spazio (le catastrofi ambientali riguardano per lo più paesi a noi lontani), distante nel tempo (sarà significativo per il futuro), distante socialmente (riguarda persone diverse da noi) e ipoteticamente distante (non siamo sicuri che accada). Non per nulla immagino che il movimento “Friday for Future” sia partito dai giovani, perché loro sono molto interessati a preservarsi il loro futuro, al contrario degli anziani capi di Stato che mirano soprattutto al mantenere l’attuale crescita economica e produttività. Non è facile affrontare quella che si chiama dissonanza cognitiva (il conflitto tra cosa faccio e cosa so): ad esempio, pur sapendo che la bottiglietta monouso ha un impatto ambientale notevole, la compro perché mi fa comodo; l’auto inquina, ma ho troppa fretta e non posso perdere tempo sui mezzi pubblici… Nonostante il consenso scientifico, possiamo riuscire a negare che il riscaldamento globale sia prodotto dall’uomo, se questo pensiero ci fa stare meglio ed in pace con noi stessi. Quindi, è davvero importante mettere al corrente le persone sulla verità, ma anche evitare di allarmarle. Pure le persone più informate potrebbe non avere idea di cosa si potrebbe fare: anche a me per prima è capitata questa sensazione, mentre guardavo al telegiornale i servizi sullo scioglimento dei ghiacciai, mi chiedevo “ma io, qui, che cosa posso mai fare nel mio piccolo se laggiù si scioglie il ghiaccio?”. La prima risposta che mi sono data è stata “Nulla!”. Però poi ho iniziato ad informarmi e ho capito che posso fare qualcosa, tra l’altro godendo direttamente dei vantaggi del mio cambio di comportamento. Sono anni che non acquisto l’acqua minerale in bottiglia, e mi sembra fantastico che per bere mi basti aprire un rubinetto anziché trascinarmi faticosamente litri di acqua pesante dai supermercati; per i brevi spostamenti mi muovo solo a piedi oppure in bicicletta, provando pena per tutti quelli che impazziscono a cercare parcheggio perdendo un mucchio di tempo, utilizzo per l’elettricità ed il riscaldamento quasi esclusivamente fonti rinnovabili con dei rilevanti vantaggi economici, riparo le cose che si rompono per non gettare oggetti ancora utilizzabili, faccio acquisti solo se necessari, non utilizzo stoviglie monouso e non disdegno di acquistare cose di seconda mano. Ultimamente ho ridotto il consumo di carne e quando faccio la spesa dedico del tempo a leggere le etichette per informarmi sulle modalità di allevamento e in genere di provenienza dei prodotti. Non so se riuscirò a diventare vegetariana (potrebbe essere un prossimo obiettivo), ma continuerò a documentarmi per capire cosa posso fare di più…

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