In un periodo storico di profonda inflazione delle istituzioni democratiche è importante ripercorrere le principali tappe della nascita della democrazia ad Atene. Una precisazione è d’obbligo: mentre le odierne democrazie occidentali si caratterizzano da un metodo di partecipazione rappresentativo, quella della polis greca si presenta come il primo esempio di democrazia diretta, ovvero ogni cittadino poteva essere eletto ed esprimere il proprio giudizio in prima persona.
Padre fondativo della democrazia ad Atene è stato, senza ombra di dubbio, Solone. Attento osservatore della realtà circostante stilò un elenco dei principali mali che risiedevano nella società ateniese di fine VII sec. a.C. tra i quali riconosceva l’impoverimento dei contadini e il controllo dell’Arcontato, la massima magistratura cittadina, da parte delle classi più ricche. Atene era sull’orlo di una guerra civile e verso l’ascesa della tirannide. Nel 594 a.C. Solone acquisì la carica di arconte e come prima mossa della sua riforma politica e sociale della città esonerò gli agricoltori dai debiti stabilendo anche che il criterio per partecipare alla vita politica non fosse più la nascita ma il reddito. Successivamente rafforzò il potere dell’Assemblea popolare (Ekklesìa) e ne migliorò il funzionamento. Le riforme di Solone non accontentarono comunque alcuna delle parti in causa, anzi, accentuarono il clima di contrasto sociale, determinato soprattutto dagli squilibri territoriali dell’Attica, la grande regione che era parte integrante di Atene. Le popolazioni della zona costiera, quelle della pianura e quelle dell’entroterra montuoso erano costantemente in lotta fra di loro perché ogni gruppo desiderava prevalere sull’altro. Questo clima di forte caos sociale permise un colpo di Stato, quello di Pisistrato, il quale instaurò la tirannide e un governo personale che continuò anche con i suoi figli e che durò dal 561 a.C. al 510 a.C. Pisitrato abolì le leggi promulgate da Solone e a causa del forte controllo effettuato dai tiranni ad Atene ritornò un’apparente pace sociale. Con l’espulsione dalla città di Ippia, figlio di Pisitrato, nel 510 a.C. sorsero nuovi conflitti dai quali uscì vincitore Clistene.
L’ardua missione di Clistene consisteva da una parte nel rappacificare gli animi tumultuosi degli aristocratici che aspiravano a riappropriarsi del controllo sul sistema politico e dall’altra nel riconoscere maggiori diritti ai gruppi sociali intermedi che formavano il demos. Inoltre era necessario porre fine agli squilibri territoriali, dare coesione all’intera regione e fornire le difese giuridiche per scongiurare nuovi tentativi di un ritorno della tirannide. L’ordinamento politico pianificato da Clistene sarebbe durato dal 507 a.C. al 317 a.C. e consisteva innanzitutto nell’aver creato il demos, la cellula base del nuovo sistema, che oltre al suo significato classico di “popolo”, gli veniva assegnato quello più specifico di piccola unità territoriale dispersa nella regione attica. Furono registrati 139 demoi. Successivamente si differenziarono tra la costa (paralia), l’entroterra (mesogeia) e la città (asty), assegnando un demos per ogni suddivisione. I demoi di ognuna di queste tre regioni vennero poi raggruppati in circoscrizioni (trittie) che divennero la base di partenza per definire le nuove tribù, ovvero il fondamento del sistema democratico.  Furono istituite in totale trenta trittie, dieci per ognuna delle tre suddivisioni. La tribù divenne l’elemento base su cui si sarebbe organizzata la nuova struttura dello Stato in modo tale che ogni tribù garantisse la rappresentanza e gli interessi di ogni parte dell’Attica. Ogni tribù era formata da tre trittie, una della costa, una dell’entroterra ed una della città e furono assegnate tramite il metodo del sorteggio. L’Assemblea popolare, formata da tutti i cittadini maschi maggiori di vent’anni, diveniva l’organo sovrano nel quale ogni cittadino che ne faceva parte poteva liberamente esporre le proprie opinioni. Gli argomenti discussi durante la riunione venivano stabiliti da un Consiglio, o Boulè, composto da cinquecento membri, cinquanta per ogni tribù, eletti per sorteggio e in carica per un anno. Le nuove tribù, inoltre, servivano anche per reclutare i soldati e ognuna forniva un contingente di mille uomini e uno dei dieci strateghi che comandavano l’esercito. Rimanevano ancora due istituzioni del passato, gli arconti e l’Areòpago, un organo collettivo formato da ex arconti e che aveva compiti di sovraintendenza e di difesa della legge e di giudizio su reati di sangue. Altro strumento innovativo introdotto da Clistene fu l’ostracismo, che consentiva di allontanare da Atene per dieci anni un cittadino che veniva accusato di voler ripristinare la tirannide.

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