Tra una pausa per la neve, le vacanze natalizie, il proliferare della quarta ondata e un turno di calendario che prevedeva il riposo, i nostri rossoneri del calcio hanno visto stopparsi la splendida cavalcata che nel giro d’un mese li aveva visti passare dalla zona a ridosso delle pericolanti a una più tranquilla posizione di media classifica.
Il campionato di Promozione per i nostri riprenderà il 23 di gennaio, quando andremo a far visita al Valdruento per recuperare il match non giocato nella 17° d’andata.

 


La pausa forzata ci permette però di andare a fare una disamina più ampia di quanto sta capitando a tutto lo sport dilettantistico nazionale.
A partire dalla scarsa considerazione che i governi susseguitisi hanno sempre mostrato nei confronti delle associazioni sportive dilettantistiche, da quando la pandemia s’è insinuata nelle nostre vite, il tutto è precipitato. L’unico gesto concreto si è avuto da parte di molte amministrazioni locali – la nostra lodevolmente tra quelle virtuose – che hanno prolungato di due anni le convenzioni legate alla gestione degli impianti e stoppando gli affitti o restituendo i canoni versati per il periodo interessato dai numerosi lockdown.
A livello centrale, tranne la decisa azione della Federazione Italiana Tennis che, attuando una preziosa forzatura – sia chiaro, senza però mai violare le leggi e i decreti –, ha concesso a molti circoli di mantenere vive le attività legate al mondo della racchetta e consentendo agli stessi di incassare almeno qualcosetta per far fronte alla bisogna della quotidianità, non ci risulta che altri abbiano fatto molto per aiutare.
L’unica azione è stata quella di aprire per le associazioni vie di credito agevolate che però vanno tradotte come assunzione di nuovi debiti da corrispondere.
Dopo un periodo di moratoria, ora stanno per ripartire le restituzioni dei finanziamenti e il tutto coincide con uno spropositato aumento delle bollette di gas ed elettricità.
A parità di consumi si sono registrati aumenti globali di oltre il 50%, con costi diventati insostenibili. Di questo passo, senza un intervento immediato del governo, saranno moltissime le società che collasseranno e destinate alla chiusura definitiva, con un danno economico e sociale di portata persino difficile da immaginare.
Ma com’è possibile che nessuno ci pensi? Per di più, noi che viviamo al nord siamo in grado di produrre attività, e per buona parte dell’anno, solo al coperto, con spese ingenti legate a riscaldamento e illuminazione. Le vie per adeguare gli impianti per essere più rispettosi dell’ambiente e “risparmiosi” sono sempre costose e impegnative, e in un momento come quello che stiamo vivendo, assolutamente non praticabili, se non a costo del farsi carico di nuovi, onerosissimi debiti.
In più, le necessarie doverose misure da adottare per opporsi alla pandemia non agevolano, anche se, e qui occorre dirlo a chiare lettere, ben si sa che sono parecchi quelli che nel circondario aggirano i controlli, permettendo anche a chi non potrebbe di praticare attività.
Ma si sa che nelle guerre tra poveri episodi del genere son sempre capitati, anche se uno spera sempre nella severità dei controlli per evitare di ritrovarsi cornuti e mazziati.
Però tornando a bomba, è un vero grido di dolore quello che deve levarsi da tutto il mondo delle associazioni sportive, alle quali dovrebbe unirsi l’intero terzo settore, quello che con l’esercito di volontari rappresenta la vera spina dorsale della nostra nazione.
L’abbiamo già scritto mille e mille volte, ovviamente inascoltati, ma se domattina scomparisse tutto il mondo del volontariato, l’Italia si mostrerebbe davvero con le pezze, incapace di far fronte a qualsiasi bisogna, sia essa sanitaria, di supporto logistico ed anche sportivo.
Belli i discorsi legati a “ mens sana in corpore sano”, ma poi che si fa?, si lascia che ognuno provi a tirare a campare e chi è sopravvissuto alla crisi iniziata nel 2008, e che aveva impiegato dodici anni per tornare a rivedere un minimo di luce, ora da due anni a questa parte si dibatte in un buio che si sta facendo sempre più buio.
Per di più non giova il conflitto in atto da tempo tra i due massimi organi deputati a far vivere il nostro mondo, Sport&Salute e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ( C.O.N.I.): ci si limitata a marcare un territorio, smarcandosi da quello che dev’essere compito precipuo, promuovendo lo sport di base.
E quale mondo migliore c’è di promuoverlo se non aiutandolo e concretamente nel momento di massimo bisogno?
L’aumento delle tariffe di gas e luce potrebbe rappresentare davvero un colpo mortale per lo sport dilettantistico italiano: possibile che nessuno lo capisca? Possibile che nessuno voglia fare qualcosa per impedire una morte annunciata?
Questo non è un appello, è un grido di dolore che speriamo si levi da tutte le regioni italiane, da tutti i comuni, da tutte le associazioni perché si ponga subito rimedio.
Ci siamo già sentiti dire che forse da aprile la situazione potrà migliorare: troppo tardi. Sarà troppo tardi per riportare in vita chi oggi è già in agonia avanzata.

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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