Come più volte ricordato nei miei articoli storici, il torrente Stura, che scorre a ponente del nostro paese, grazie ai numerosi canali alimentati dalle sue acque, è sempre stato nei secoli passati di fondamentale importanza per l’economia, sia nell’agricoltura per l’irrigazione, sia nell’industria per la forza motrice che forniva per muovere le numerose ruote idrauliche.
È logico quindi capire come il possesso e la gestione dell’acqua era fondamentale per le varie comunità, e spesso il loro utilizzo era fonte di innumerevoli e lunghe liti, sia tra privati, sia tra le comunità stesse che cercavano in ogni modo di garantirsi la maggior parte di acqua, soprattutto per i periodi più asciutti.
Le bealere di Caselle e di San Maurizio
Con le Patenti del Conte Ajmone di Savoia del 28 febbraio 1337 alla Comunità, e uomini di Caselle, venne data la facoltà di derivare dal torrente Stura una roggia, ossia bealera, sul territorio di Ciriè e San Maurizio per l’irrigazione del territorio.
Una seconda bealera venne poi concessa a Caselle diversi anni dopo, esattamente il 26 agosto 1364, dal Conte Amedeo di Savoia sempre conducendola sul territorio di Ciriè e San Maurizio a beneficio dei mulini di Caselle, che nel frattempo si stavano insediando in tutto il territorio.
Queste bealere, ancora oggi esistenti, partono dalla Stura sul territorio di Ciriè, per poi dividersi nella regione Ceretta di San Maurizio, dove una, la “bealera dei molini”, si dirige verso il paese attraversando i Grangiotti, e l’altra, la “bealera Sinibaldi”, passando a ovest del paese lungo l’attuale strada Fabbriche.
San Maurizio ebbe invece una prima bealera con concessione del 22 agosto 1355, che passava più a nord di quelle casellese, che però nei secoli successivi si rivelò insufficiente ai bisogni del territorio.
Così in seguito ad un ricorso della Comunità di San Maurizio, in cui si chiedeva il permesso “d’accrescere per mezzo d’altra Bealera nuova, da costruersi, quella che gli era stata accordata”, il Duca concesse il 29 dicembre 1528 la facoltà di estrarre una nuova bealera, anch’essa da condurre “per le fini di Ciriè, e San Maurizio, mediante l’indennizzo da farsi ai privati che venissero danneggiati per tale derivazione”.

Il Rivo Rabbiosa
Bisogna precisare che questi canali derivati dalla Stura non prendevano l’acqua solo dal torrente, ma erano alimentati e ingrossati anche dai numerosi fontanili che si ritrovavano lungo il percorso, le cui acque venivano raccolte in canali che da un lato servivano a irrigare i campi e dall’altra servivano a bonificarli dalla troppa acqua.
Uno di questi rivi si chiamava il Rio Rabbiosa, le cui acque provenivano da fontane che scaturivano nel territorio superiore di Ciriè e che poi, nel luogo denominato “Lama o Moglia rotonda”, si univa ad un analogo rivo detto Poglioso, per poi proseguire, attraversando San Maurizio, sul territorio di Caselle dove nei secoli successivi cambiò nome diventando l’attuale Sturetta.
In una relazione settecentesca su questo rivo, si disse che “codesto naturale stato ha certamente avuto principio ab initio Mundi, come tutti i fonti e fiumi naturali … Caselle sempre ha goduto ed è stato al possesso di dett’acqua Rabiosa”.
Le bealere che vennero realizzate si trovarono così a intersecare in più punti questi piccoli rivi che, finendo nelle stesse, contribuivano a mantenere più costante il livello delle acque nei periodi di magra della Stura, ma anche a scolmarle nel caso delle piene.

Il contenzioso cinquecentesco
Con la costruzione della nuova bealera di San Maurizio, che intersecava anch’essa il rivo Rabbiosa, iniziarono nel Cinquecento le primi liti tra le due Comunità, proprio per l’uso di queste acque.
“Sendo stata in seguito a dette Concessioni formata, ed accresciuta la suddetta Bealera dalla Comunità di San Morizio, sia insorta quella di Caselle, pretendente d’aver ragione d’estrarre dalla medesima l’acqua del Rivo Rabbiosa, e quella de scolatizj provvenienti da prati e beni superiori del territorio di Ciriè, la quale dopo la formazione di detta Bealera venisse impedita di decorrere all’inferiore Bealera di Caselle, come pur l’addietro vi decorreva…”
Ovviamente gli uomini di San Maurizio si opposero, e così seguì una prima causa che vide le due Comunità cercare di provare i propri rispettivi diritti.
I litigi terminarono con una transazione tra le parti del 1° luglio 1532, nel quale venne sostanzialmente convenuto che l’acqua del Rivo Rabbiosa con tutte le acque e “scolatizi” nel medesimo cadenti, incluso anche il Ritano Poglioso, dovesse dividersi in modo, che la Comunità di Caselle avesse in perpetuo il terzo dell’acqua mentre gli altri due terzi spettassero alla Comunità di San Morizio.
Questa divisione venne definita con la costruzione di un ripartitore (o bocchetto) da realizzarsi sulla bealera nuova di San Maurizio, in cui si erano convogliate le acque dei suddetti rivo, e da cui si poteva estrarre l’acqua destinata al Comune di Caselle, il tutto venne stabilito “ad arbitrio, ed a norma delle regole, dai Nobili Lorenzo De Ferraris di Chivasso, e Domenico Peretti di Carignano, livellatori dalle Parti deputati”, in modo che “non potesse alcuna delle Parti reccare alcun danno, od impedimento, all’uso, e la goldita di detta acqua per la concorrente a caduna d’esse come sovra assegnata, sotto pena di scudi venti cinque applicandi per la metà alla parte non contraveniente, e per l’altra al fisco”.

Nuova lite dopo 200 anni
Per due secoli tutto trascorse tranquillo, ma poi all’inizio del XVIII secolo, con la ripresa delle attività industriali e la sempre maggiore necessità di acqua per i nuovi setifici e cartiere che si stavano realizzando sulle due bealere di Caselle, i contrasti per il possesso dell’acqua ritornarono sempre più forti.
Nell’anno 1733 gli uomini di Caselle distrussero il livello che era stato realizzato a seguito della transazione cinquecentesca, allargando e ribassando il “bocchetto” per aumentare la portata dell’acqua che andava verso Caselle, “e con tali opere introdotto il terzo, e più dell’acqua di detta Bealera nuova, e del Ritano nel Bochetto medesimo, il che tornasse in grave pregiudizio del Pubblico, e de Privati” di San Maurizio.
Ripetendosi i fatti, il tutto scaturì in nuova causa tra i due Comuni iniziata nel 1745 proprio in merito al “bochetto o sia livello”, per cui la Comunità di Caselle derivava una parte di detta Bealera, dove s’introduceva in essa il Rivo Rabbiosa.
L’Ufficio dell’Intendenza di Torino incaricò inizialmente, il 16 marzo 1745, l’ing. Giuseppe Castelli di fare intorno a detto livello quelle opere provvisionali che sarebbero servite alla conservazione delle acque della bealera di San Maurizio come previsto nella transazione del 1532.
Dopo di ché iniziò la causa vera e propria, che durò circa vent’anni, in cui le due comunità produssero concessioni, atti, transazioni, testimonianze e numerosi altri documenti per provare il possesso reciproco dell’acqua del Ritano Rabbiosa.
San Maurizio portò anche le prove che venne “dilatato il Bochetto” dalla comunità di Caselle in modo che l’acqua estratta della bealera nuova superasse il terzo che spettava di diritto a Caselle del detto Rivo Rabbiosa, o sia Poglioso (che erano uniti), anzi che “ siasi ritrovato talmente dilattato, che assorbiva poco meno della metà dell’intera acqua decorrente nella Bealera nuova”.
Dall’altra parte la comunità di Caselle sostanzialmente rispondeva che l’acqua scorreva come un tempo era sempre decorsa, e che per conseguenza nell’alveo della bealera di San Maurizio confluiva quella “quantità d’acqua che da tempo immemorabile era nella medesima decaduta”, aggiungendo anche che il suddetto possesso non fosse, alla comunità di San Maurizio pregiudiziale “perché rimanesse, non ostante la derivazione, che per essa si faceva nella Bealera, acqua sovrabbondante per l’irrigamento de beni, e prati soliti adaquarsi da Particolari di San Morizio”.
Inoltre la Comunità di Caselle fece anche presente che San Maurizio aveva fatto “un’apertura nella Ripa del Rivo Rabbiosa per mezzo della quale si divertisce l’acqua del Rivo medesimo, che venisse a cadere nella Bealera inferiormente al suo livello”.
In pratica Caselle accusava San Maurizio di aver deviato parte dell’acqua del rivo Rabbiosa in modo che finisse nella bealera nuova dopo il ripartitore per Caselle sottraendogli parte dell’acqua, il che ovviamente veniva negato dalla comunità di San Maurizio.
Alla fine, nel 1767, si giunse però tra le parti alla volontà di chiudere la questione e definire una volta per tutte la ripartizione dell’acqua, così come si legge:
“Ed avendo i rispettivi Signori Patrocinati d’ambe le Parti considerato che poteva con facilità terminarsi detto giudicio di novità col portarsi essi medesimi sul luogo ad effetto di prendere per mezzo dell’ocular ispezione quelle determinazioni, che avrebbero credute richiedere il rispettivo interesse delle Parti in riguardo alla riduzione di detta opera nuova, e ciò con grande risparmio de spese, epperciò siansi trasferti nello scorso mese di Luglio sul luogo predetto, dove, considerata ogni cosa, siasi amichevolmente terminata a comune soddisfazione la detta lite”.

La transazione dopo 30 anni
“L’anno del Signor corrente mille settecento sessanta sette, l’Indizione decima quinta, ed alli tredici del mese di maggio avanti mezzo giorno nella Città di Torino, e nella Segreteria dell’uffizio d’Intendenza d’essa presente Città, e sua Provincia tenuta in una camera al secondo piano della Casa propria del Signor Conte Claretti Ponzone di Gassino sotto la Parochia de Santi Processo, e Martiniano, Cantone pur de San Martiniano giudicialmente avanti l’illustrissimo Signor Avvocato Domenico Antonio Somattis Vice Intendente per Sua Maestà di detta Città, e Provincia vanti me Regio Notajo e Segretara sottoscritto, ed alla presenza delli Signori Procuratore collegiato Agostino Lamberti, e Procuratore Sostituito Torretta testimonj astanti, richiesti, e conosciuti, come pur le Parti, ed del presente di Compagnia delle medesime, e dei Signori Avvocati Patrocinanti sottoscritti”.
Così inizia l’atto di transazione in cui in pratica le parti decidono di realizzare un nuovo e stabile ripartitore in modo che una parte ben definita dell’acqua della bealera nuova venisse deviata in un canale che andava a finire nella bealera di Caselle, il tutto nel rispetto dei seguenti punti:
1°: “che debbano le Parti rinonciare alla suddetta lite principiata per supplica, e lettere Senatorie delli 2 maggio 1747, e continuata sino ad Ordinanza delli 24 marzo 1766 … compensate le spese”.
2°: “che il livello, o sia Partidore presentemente esistente sulla Bealera di San Morizio, per cui si estrae una parte dell’acqua, e su che verte la lite suddetta, debba riddursi in maniera, che per esso si possa solamente derivare una quantita parte dell’acqua di detta Bealera dopo già introdotto in essa il Rivo Poglioso, e perciò l’uso del terzo dell’acqua di detto Rivo accordato alla Comunità di Caselle nella transazione del primo Luglio mille cinquecento trenta due s’intenderà ristretto, e limitato al quarto della Bealera preddetta …”
3°: “dovrà intieramente otturarsi il canale, per cui parte di detto Rivo Poglioso si va a scaricare nella Bealera suddetta inferiormente al livello, … dovendo tutta l’acqua di detto Rivo scaricarsi superiormente al Partitore, che si farà per la separazione di detto quarto dell’acqua accordato alla Comunità di Caselle”.
4°: “non potrà la Comunità di San Morizio far alcuna spesa, per cui l’acque del detto Rivo Poglioso, e quelle del Rivo Rabbiosa che s’introducono in detta Belera, e qualunque altra provveniente dal territorio di Ciriè superiormente ai detti Rivi vengano divertite dal solito corso …”
5°: “che ove per qualunque accidente sia neccessario, che si variij l’inbocca della suddetta Bealera sul Fiume Stura, dal quale viene estratta, debba la Comunità di Caselle concorrere per un quarto nelle spese, che dovranno farsi per la rinovazione di dell’imbocco …”
6°: “ed affinchè possa quanto sovra sortire la sua intiera, e stabile esecuzione a soddisfazione d’ambe le Parti si formerà un Partidore in detta Bealera nella forma più stabile, e permanente a giudizio, e sotto la direzione del Signor Ingignere Matthej Perito di comune consenso eletto …”
7°: “che non ostante il concorso della detta Comunità di Caselle nelle spese sovra espresse, non possa la medesima in alcun tempo pretendere per tal motivo ragione alcuna di Condominio in detta Bealera (Nuova)…”

La costruzione del ripartitore d’acqua
Firmata la transazione, le due comunità di comune accordo realizzarono il partitore per dividere tra di loro l’acqua della bealera nuova, in modo che San Maurizio ne riceva tre quarti, e Caselle il restante quarto.
Il progetto, a firma dell’ing. Francesco Matthei, presente ancora oggi nell’archivio storico del Comune di San Maurizio, datato 3 marzo 1968, rappresenta in modo dettagliato l’opera, in cui si vede l’alveo della bealera raddrizzato per una certa lunghezza, per obbligare l’acqua a prendere un corso più uniforme, e presentarsi alla biforcazione in modo che si ripartisca naturalmente.
La relazione di progetto prevedeva che il fondo dell’alveo fosse piano, ed orizzontale da un lato all’altro, e per mantenerlo tale vennero posizionate delle lose di pietra saldamente fondate sia alle estremità del manufatto, che nella zona della biforcazione per rendere fissi i piani di scorrimento; tra di loro l’alveo venne realizzato con uno sternito di pietre intervallato da delle radici (travi ortogonali) in legno, con una pendenza costante di “once 4 in 6 per cento trabucchi”.
Le sponde del partitore vennero realizzate con una muratura di mattoni legati con calce di Superga nel tratto della biforcazione e nelle parti terminali, mentre tra di esse vennero costruite sponde con pietre a secco dette “majere” e, come diceva la relazione, “l’altezza di dette sponde sarà per lo meno d’once quindeci, saranno terminate sodamente, e ricoperte di terra”. Infine una apposita pietra triangolare monolite venne saldamente posizionata dove l’acqua si divideva nei due canali.
Il Rivo Poglioso, o Rabbiosa, che si immetteva nella bealera, venne leggermente deviato per fare in modo che si inserisse nel canale poco prima del ripartitore perché, come scrisse il progettista, “se vi sarà poco acqua in detto Rivo, sua posizione viene indifferente, e se alcune volte ne conterrà molta, conviene lasciarlo vicino alle imboccature, ove sua naturale inclinazione combinata con quella della Bealera lo distribuerà molto meglio”.
Il ripartitore settecentesco oggi
Dopo 250 anni ancora oggi, tra le frazioni Pich e Rossignoli, nel Comune di Ciriè a poca distanza dal confine con San Maurizio, dove scorre la suddetta bealera nuova, si trova, in mezzo ad un gruppo di alberi, questo manufatto ancora sostanzialmente integro come si vede dalle fotografie.
Certo la sponda destra del canale realizzata a suo tempo non c’è più, mentre quella sul lato sinistro in molte parti la muratura in mattoni è rovinata, e le lose in pietra che fissavano il piano di scorrimento sembra siano state divelte e in parte utilizzate per rinforzare precariamente le sponde, ma la pietra triangolare è ancora li, dove da due secoli e mezzo divide l’acqua tra San Maurizio e Caselle.
Tutto sembrava concluso, ma nel secolo successivo la sempre maggiore necessità di acqua nei canali per muovere le sempre più potenti ruote idrauliche fecero sì che ripresero le liti per il possesso dell’acqua, ma questa è un’altra storia.

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