Davvero difficile trovare la forza per continuare a dire, adesso che senti, palpabile, l’abisso a un solo passo. Vorrei parlarvi soltanto del nostro giornale, di come con questo numero siamo arrivati al compimento del nostro straordinario cinquantesimo compleanno; di come abbia finalmente trovato la ricetta definitiva per riportare un bel po’ di cose casellesi all’onore del mondo: si trovi modo di fare un’elezione amministrativa all’anno e di colpo si potrebbero avere operose formichine in sempiterno a riparar strade e piazze, a mostrare che qualcosa davvero si può fare e che non si devono attendere tre anni per riparare la mia amata “ Rotonda Bastiani”. Guardo fuori e sentitamente ringrazio, anche se non posso tacere che un campionato non lo si può salvare segnando dodici gol in una botta sola nell’ultima partita in calendario, dopo che durante tutto il torneo il bel gioco e le perfomance degne hanno sovente latitato.
Il momento però impone altro.
Il buio della ragione è tornato a impadronirsi dell’Europa e le lancette della storia sono tornate indietro di ottant’anni.
Chi appartiene alla mia generazione quasi mai aveva considerato quanta fortuna avessimo avuto, godendo del più lungo periodo di pace che mai il nostro sanguinario continente avesse conosciuto negli ultimi duecento anni.
Sì, è vero gli Anni ’90 del “ secolo breve” ci avevano riproposto i Balcani nuovamente come “ polveriera d’Europa”, ma pur essendo stata una guerra brutale, coi massacri di Srebrenica, Vukovar e di mille altri posti a farci raccapricciare, capaci di riproporre a un passo da noi il peggio della barbarie e della violenza disumana, la percezione che fossimo davvero coinvolti e totalmente coinvolgibili non l’abbiamo mai avuta: dall’altra parte dell’Adriatico si combatteva, ma rimaneva cosa lontana e noi impermeabili.
Adesso è diverso, e non sappiamo come andrà a finire. Di certo, non bene.
Abbiamo dovuto recuperare lo studio desueto della storia più recente per cercare paragoni e capire: Putin come Hitler nella faccenda dei Sudeti, che sdoganò le voglie espansionistiche del Terzo Reich? Macron come l’ingenuo primo ministro inglese Chamberlain che si fece prendere in giro a Monaco, quando Hitler gli firmò un documento che garantiva una pace che sarebbe saltata nel breve volgere di qualche stagione?
L’impianto però è diverso. Se da un lato i Russi paiono aver intrapreso strategie e tattiche antiche, fatte di assedi strangolanti e guerre di posizione, con gli Ucraini a rispolverare “ cavalli di Frisia” e trincee, riportando le contrapposizioni indietro d’un secolo buono, dall’altro è il contesto a essere totalmente diverso. L’occidente europeo, maestro per secoli di lotte sanguinarie e teatro di battaglie epocali, s’è scoperto preso tra incudine e martello, incapace di dettare regole come pretenderebbe, totalmente dipendente da USA, Cina e Russia stessa. Il rischio è enorme e la speranza è che quando avrete questo numero tra le mani non sia ancora successo “ l’incidente” ai confini NATO capace di farci sprofondare in una guerra globale.
All’orizzonte attuale non si vede come poter fermare una possibile escalation, che propone per Putin l’obiettivo di tornare ad avere sotto di sé tutti gli spazi che furono dell’Unione Sovietica e per noi lo spauracchio di non sapere come contenere in modo incisivo, a meno di non voler scatenare una guerra atomica.
Mai avremmo pensato di dover tornare a considerare come parole fondanti termini come “ suolo patrio”, “ eroismo”, “irredentismo” per contrastare l’orrore dei corpi per strada e i palazzi sventrati dalle bombe.
Il nostro “ No alla guerra” sta cadendo nel vuoto ed è coperto dal sangue.
Noi che cantavamo “ Blowing in the wind” assistiamo persi e sgomenti, mentre il cielo si squarcia e propone un nuovo olocausto.

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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