Erano i tempi dell’antagonismo tra S. Maria e S. Giovanni, tra l’azione cattolica ed il circolo comunista, tra i mangiapreti e i baciapile. La Pro Loco si offriva come cenacolo a chi, al di là di idee politiche o divisioni di campanili, voleva promuovere per Caselle progetti culturali e non solo. Gli anziani facevano con piacere una partita a carte mentre noi giovani eravamo più propositivi ed alla ricerca di novità ed il presidente, aperto e lungimirante, ne condivideva le istanze. Era Silvio Passera, per tutti, il dottore.
Con manifestazioni importanti alle spalle, quali i concorsi ippici, la Pro Loco si era già aperta al paese: questo spaventava gli anziani e galvanizzava i giovani. E così venne “concepita”, mi si passi il termine, l’idea di un giornale casellese, complice il vino adulterato dal glicole etilenico che forse aveva distorto la percezione della difficoltà dell’impresa, fornito alla Pro Loco e a molti altri casellesi da un commerciate lestofante di Narzole, molto rinomato in quel periodo.
La decisione se concretizzare l’idea di realizzare un giornale o abbandonarla non fu facile per i soci, ma non c’era ancora la legge 194, quella dell’aborto volontario, e così il progetto andò avanti. In breve coagulò intorno a sé una squadra di collaboratori, alle prime armi, ma molto motivati ed ebbe il supporto di inserzionisti che a scatola chiusa, investirono in un’assoluta novità dall’esito tutt’altro che scontato. Il “travaglio” non fu facile, perché il tipografo Bellis, l’ostetrica della situazione, uso alla stampa di biglietti da visita e depliant di formato massimo A4, non si era mai trovato alle prese con un “nascituro” delle dimensioni così grandi come quelle di un giornale. Ma il “parto” andò bene ed il neonato arrivò in edicola dove trovò l’affetto di molti casellesi, così crebbe e proseguì la sua vita.
Vorrei ricordare un episodio significativo dell’apprezzamento di Cose Nostre. Quando Silvio, che ne era il Direttore, mancò tragicamente, nessuno della redazione aveva i titoli per sostituirlo. Senza un responsabile iscritto all’Albo dei Giornalisti il giornale non poteva uscire e rischiava la chiusura. Ci venne in soccorso Carlo Brizio, direttore del “Risveglio”, il giornale a cui Cose Nostre, se vogliamo, poteva fare concorrenza, che firmò alcuni numeri, sino a quando Gianni Rigodanza ne poté rilevare la direzione, salvando così la testata. E così mese dopo mese, in formati più small o più large, con più o meno pagine, Cose Nostre ha raccontato per 50 anni le “cose nostre”. Dalla cronaca spicciola alle vicende comunali, dal difficile rapporto con l’aeroporto al distacco di Mappano, dai morti del Fokker precipitato all’Accossato a quelli del Covid, dai progetti di sconvolgimento urbanistici come la 2° pista all’area ATA, dall’interramento della ferrovia all’ampliamento dell’illuminazione pubblica, dell’acquedotto, delle fognature alle prossime piste ciclabili, dalla distruzione di “Motu” al destino, sempre incerto, della vecchia stazione. E poi il meteo di Luigi Chiabotto e le tante vicende sportive del calcio, del tennis, della pallavolo, delle bocce e non solo.
Prima solo in bianco e nero e poche foto, poi, grazie alle migliorate tecniche di stampa, sempre più colorato e ricco di immagini, illuminato dai “flash” delle vignette dell’ indimenticato Giulio Gianolio.
Abbiamo conosciuto la nostra storia dal Medioevo ad oggi ed abbiamo scoperto il nostro importante contributo nella produzione della carta e nella sua stampa. Abbiamo raccontato di personaggi, associazioni e gruppi che hanno avuto un ruolo di rilievo nella vita del paese, fino ad arrivare ai “Casellesi dell’anno”.
Oggi vedo un Cose Nostre a 32 pagine, più ricco, con più rubriche che abbraccia orizzonti più vasti, con la cronaca anche dei comuni limitrofi e mi pare molto bello.
Elis e la redazione sanno il fatto loro.
Ma sempre “cose nostre sono”, direbbe con accento siculo il mio amico Mimmo nato a Lercara Friddi (Pa) anche se è a Caselle da 60 anni.
Ciò che non si deve mai perdere di vista, a mio avviso, è il focus su Caselle. Conservandone il passato, come la pubblicazione del piacevole libro di Salvatore Diglio “Caselle l’altro ieri”, che parla di un tempo del quale sono ancora presenti molti testimoni, che inviterei a dare il loro contributo affinché non se perda la memoria. Vivendone il presente, in una Caselle che è diventata città e la popolazione multietnica: continuando ad essere la voce dei casellesi, allargata alle comunità che vi si sono stabilite da poco, per promuovere una sempre migliore integrazione e convivenza. Progettarne il futuro promuovendo progetti, dibattiti, incontri che ne favoriscano uno sviluppo sostenibile e migliorino la vita dei suoi abitanti.
Cose Nostre è dunque parte della nostra storia e oggi, con orgoglio, siamo qui a raccontarla.
Ed allora avanti tutta, non prima di avere ringraziato caldamente chi ne prosegue l’attività e tutti coloro che in questi anni ci hanno voluto bene ed a vario titolo si sono adoperati volontariamente e gratuitamente per Cose Nostre, permettendone sempre la puntuale uscita.

Enrico Ansaldi

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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