La riserva è situata in provincia di Biella allo sbocco della Valle d’Aosta, istituita con Legge Regionale n° 19 del 29 giugno 2009 per fermare la decadenza in corso, allo scopo di preservare e tutelare l’area garantendone l’integrità, la biodiversità e la conservazione nel lungo periodo. Consiste in un’ area di 7,5 Kmq delimitata a Nord dai torrenti Viona ed Elvio, dalla valle del torrente Olobbia a Sud, ricoperta da grandiosi accatastamenti di ciottoli di origine torrentizia. Si è originata dall’azione erosiva degli antichi torrenti Elvo e Viona della parte più elevata della Serra Morenica d’ Ivrea formando un enorme altopiano di terrazzamenti di risedimentazione. La presenza di incisioni rupestri attesta che tra le tribù dei Salassi e dei Libui, presenti tra Vercelli e la Serra, vi era il dominio dei Vittimuli, probabilmente i primi a scoprire la presenza dell’oro sotto forma di pagliuzze all’interno delle sabbie, in quantità interessante tanto da dare inizio all’estrazione tramite l’impianto di vere e proprie miniere a cielo aperto. Si presume che lo sfruttamento del giacimento da parte dei Vittimuli, iniziato nel V – IV secolo a.C., proseguì fino a quando tra sanguinose battaglie la Bessa fu conquistata e sfruttata dalle legioni Romane di Appio Claudio attorno al 140 a.C.. L’attività mineraria consisteva nello scavare lo strato alluvionale dei terrazzamenti separando le sabbie aurifere sottoponendo a lavaggio ciottoli e pietrame che veniva scartato e accumulato alle spalle del fronte di scavo. In tal modo prese forma l’attuale zona dei cumuli di ciottoli. Non è nota la durata del periodo di sfruttamento ma da Strabone e dal Plinio; il geografo greco (60 a.C. – 20 d.C.) e lo scrittore romano (23 – 79 d.C.) sappiamo che alla fine del primo secolo a.C. le miniere erano già state abbandonate. Dopo l’abbandono da parte dei Romani per esaurimento del giacimento, il silenzio scese sui terrazzi della Bessa. Passarono secoli dove la limitata popolazione volse l’interesse ai cumuli di milioni di ciottoli ricoperti dal grigiore uniforme del tempo unicamente per il limitato utilizzo per edificare abitazioni, muretti e pavimentare strade. Spostarono con immane fatica migliaia di cumuli per ricavare appezzamenti di terreno da dedicare al pascolo, alle culture. Seguì l’aumento della popolazione e di pari passo il fabbisogno di spazio e materiali necessari agli insediamenti, e fu l’inizio dell’aggressione dell’area, con attività incontrollata di scavo, asportazione di sabbia e ghiaia senza interruzione. Inoltre si praticò una continua asportazione di centinaia di migliaia di tonnellate di ciottoli e massi scoperti essere di quarzite e inviati a stabilimenti siderurgici per la trasformazione in prodotti industriali. Contribuirono alla deturpazione della Bessa l’abbandono di rifiuti solidi urbani tra gli avvallamenti dei cumuli in prossimità degli abitati. Si accede alla riserva dal casello di Santhia sull’autostrada A4 Torino – Milano, seguendo la SS143 porta in pochi chilometri al paese di Cerrione, dove una strada provinciale entra tra le case del borgo antico, dominato dalle rovine del castello e prosegue percorrendo tutto il lato occidentale della Bessa. Lungo questa strada si trova il principale accesso alla riserva, situato in Vermogno, frazione di Zubiena, in Via dei Monti. Qui ha sede il Centro Visite (apertura stagionale, INFO Ente Parco tel. O114320011) dove ottenere informazioni e materiale illustrativo sulla storia dell’antica miniera romana, sui percorsi guidati che attraversano l’area protetta. Otto interessanti itinerari dal punto di vista archeologico, geologico e naturalista sono percorribili tutto l’anno ma per una migliore visibilità è preferibile il periodo da novembre ad aprile quando la vegetazione è in relativo riposo. Dal Centro Visite si accede agli itinerari n°5 – 6 – 7, rispettivamente con tempo di percorrenza (escluse soste) di 120′ – 75′ – 90′, grado di difficoltà Media – Facile – Facile, i percorsi si insinuano nella macchia e tra cumuli di ciottoli, lungo strade sterrate e sentieri in una zona in cui si sovrappongono resti della cultura contadina, auriforinae romane e la maggior concentrazione di incisioni rupestri protostoriche con la più ampia gamma di tipologie di tutta la Bessa.
Cartografia: Edizioni MU 1: 20.000 Carta della Serra Morenica d’Ivrea

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