Sabato 2 aprile si è tenuto a Caselle Torinese il nono convegno nazionale GEPLI, l’aggregazione di alcuni giornali editi dalle Pro Loco. L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti provenienti da ogni parte d’Italia, dalla Sicilia al Friuli. L’incontro si è aperto con il discorso di benvenuto della presidente della Pro Loco casellese, Silvana Menicali, la quale ha ricordato come l’avventura di GEPLI ebbe inizio proprio a Caselle Torinese nel marzo di dieci anni fa. A fianco del decimo anno di GEPLI la Menicali ha celebrato l’altro festeggiamento, quello dei cinquant’anni di Cose Nostre, un traguardo che rappresenta senza ombra di dubbio uno degli emblemi dell’orgoglio cittadino. Si è soffermata sull’importanza dei volontari e ha ricordato il compianto Dott. Silvio Passera, padre fondatore della testata.
Successivamente ci sono stati i saluti da parte dei rappresentanti delle istituzioni, il sindaco Luca Baracco e l’assessore alla cultura Erica Santoro, i quali si sono soffermati sull’importanza formativa e di memoria storica del giornale.
Poi l’intervento di Rocco Lauciello, presidente dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) sezione Puglia, che ha messo in risalto quanto nello scrivere in un giornale sia fondamentale non ledere la dignità di alcuno e l’impegno nel produrre cose belle per le proprie località.
A seguire è stata la volta del nostro direttore Elis Calegari che con la sua indubbia capacità oratoria ci porta in un viaggio dentro Cose Nostre cominciato nel 1972. Basterebbe dire solo che ha firmato il primo numero del giornale per spiegare chi abbiamo di fronte. Tutto il resto parrebbe superfluo. E invece non lo è, perché gli aneddoti che ci ha raccontato e le riflessioni che ne ha tratto non fanno altro che confermare il valore e la lealtà di un individuo che prima di essere direttore è un Uomo. Elis ci ha reso partecipi dei primi passi mossi da Cose Nostre partendo dal sogno visionario di Silvio Passera, che riusciva a immaginare ciò che sarebbe accaduto (ha fatto sorridere l’episodio di organizzare un concorso ippico…). Avere un giornale a Caselle, e di Caselle, in quel periodo storico era qualcosa di lunare. Poi la prematura scomparsa di Passera ha posto il giornale davanti a un bivio. Smettere o continuare il sogno del fondatore. Elis Calegari ha continuato affermando che la sua morte li ha fatti crescere, li ha spinti con forza verso la maturità. Aspetti che adesso noi diamo per scontati ma che allora non lo erano, come il numero di pagine o l’uso del colore, hanno fatto diventare Cose Nostre un giornale sempre più completo e variegato a tutela del nostro patrimonio artistico, culturale e tradizionale. Dal 2004 Elis dirige con passione e dedizione Cose Nostre e il prezioso aiuto dei volontari fa in modo che il sogno di Passera continui a rivivere in ogni pagina ripiegata. Calegari ha proseguito raccontandoci di come Paolo Ribaldone sia riuscito a rendere completa l’idea nata nel 2012 di creare un’aggregazione di giornali editi dalle Pro Loco dislocate lungo tutta la penisola. GEPLI è il tentativo riuscito di far incontrare le realtà locali, ognuna con le sue peculiarità, ma animate dal medesimo desiderio di raccontare il territorio.  Elis ci ha fatto altresì riflettere su quanto sia cambiato il modo di comunicare negli anni e quanto il tempo di attenzione dell’utente medio si sia drasticamente ridotto. A inizio secolo era di circa quindici secondi mentre ora il valore è sceso a quattro secondi. Di conseguenza anche il giornale è dovuto cambiare e da qui è nata l’esigenza di una versione online. L’intervento di Elis Calegari si è concluso col dire del periodo pandemico, non nascondendo le difficoltà ma spronandoci a vivere questo momento come un’opportunità di riappropriarci di qualcosa di nostro e con l’obiettivo di diffondere benefici e condivisione.
Nell’intervento accademico il professore di sociologia dell’Università degli Studi D’Annunzio di Chieti-Pescara Gabriele Di Francesco, invece, ci ha spiegato come dopo anni di grandi aperture e di liberi scambi di persone, merci, idee tra le varie nazioni siamo entrati nell’età post globale. Ora protezionismo, individualismo e chiusura sono tornati prepotentemente nelle nostre vite. L’equilibrio tra l’individuo e la società è diventato sempre più precario e ciò ha accelerato il nostro isolamento facendoci provare un sentimento di sradicamento. Abbiamo smarrito la coscienza comunitaria e la memoria collettiva, ha continuato il professor Di Francesco, e come il giornalismo locale rappresenti uno dei modi per ricreare legami e sociabilità, sottolineando la necessità di un’etica che abbia una prospettiva universale.
Paolo Ribaldone con la sua pacata esposizione e con estrema professionalità e metodicità ci ha erudito con un po’ di cifre relative a tiratura, periodicità, anno di fondazione dei giornali locali editi dalle Pro Loco in Italia. Il resoconto attuale è di sessanta giornali locali e quattro riviste UNPLI, con una panoramica dei giornali che hanno cessato di essere pubblicati, meteore e di testate (poche) che hanno visto di recente la luce. Ha raccontato poi la nascita e la realizzazione dell’ idea di GEPLI, che non è nata come un’associazione o un ente ma che rappresenta un osservatorio, una community di persone che condividono la stessa passione. Il primo incontro, dieci anni fa, fece sorgere in lui tre considerazioni: la consapevolezza dell’eterogeneità, il desiderio di proseguire l’interazione e la possibilità di avere un nuovo strumento per scambi comuni. Ribaldone ha sottolineato quanto l’esistenza dei giornali siano minacciati da costi sempre più elevati, dal venir meno del fondatore, talvolta da redazioni troppo corte e dal disaccordo o dal ricambio del gruppo dirigenziale. Ora GEPLI punta a ingrandirsi sempre di più e Paolo Ribaldone ha riproposto la metafora del dover salire sul campanile per ampliare i propri orizzonti, posti non solo all’interno della comunità ma come debbano essere rivolti anche verso il mondo esterno.
La seconda parte del convegno ha visto il susseguirsi dei vari interventi dei dodici rappresentanti presenti delle Pro Loco. Per ovvi motivi di spazio non è possibile riportare ogni singolo intervento ma solo una visione d’insieme. Se vogliamo riferire alcuni aspetti comuni di molti interventi, ci si può soffermare sulla carenza di sostegno economico, sui costi di gestione sempre più esosi e sulla volontà di trovare sempre nuovi metodi per coinvolgere le generazioni dei più giovani. Ma comune è anche lo spirito di continuare a raccontare le proprie storie, le proprie comunità e di affrontare le nuove sfide nonostante le immancabili difficoltà. La pandemia è stata per tutti i giornali un momento di grande riflessione, ma anche l’opportunità di rimettere al centro la proposta sociale della dimensione locale che si presenta come un argine contro la disgregazione del tessuto sociale. In controtendenza, questi ultimi due anni hanno rappresentato per alcuni giornali anche un modo per riprendere con determinazione un dialogo che ha mirato alla riscoperta di cose perdute o che si davano per assodate. Questa riscoperta ha portato sia a valorizzare ciò che abbiamo sia a esigenze più attuali che si sono tradotte in nuove rubriche, scelte, concorsi, iniziative ecc. Permane la necessità di continuare a raccontare il cuore, l’anima dei propri paesi e di partecipare attivamente alla comunità locale. È stato interessante conoscere aneddoti, storie, curiosità come la scelta del nome “La Sorgente” del giornale di Caposele in provincia di Avellino o come il campanile di Mortegliano, in provincia di Udine, che con i suoi oltre 113 metri, è il più alto d’Italia.
Da semplice uditore si è respirato un bel clima di dialogo, di condivisione e le diverse inflessioni dialettali ci hanno fatto sentire parte di una realtà più ampia nella quale l’eterogeneità ha rappresentato la forza trainante dell’evento. Il convegno si è poi concluso con un collegamento in diretta tv dal TG itinerante su RAI 3 Piemonte.

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