Con le relazioni dell’intendente Sicco della metà del 1700 avevamo già visto come i Savoia controllassero strettamente le varie comunità, relazioni che oggi sono diventate molto importanti per approfondire la vita economica dell’epoca.
Dopo il dominio napoleonico e il ristabilirsi dell’ordine precedente, il governo sabaudo si preoccupò subito di ristabilire anche il controllo sul territorio, non soltanto militare, ma soprattutto fiscale.
Così il 30 giugno 1822 venne emanata una circolare in cui “invitava” tutti i Comuni a inviare una relazione dettagliata sullo stato economico del proprio territorio, rispondendo a tutta una serie di quesiti predisposti dall’ufficio dell’Intendente Generale.
Come avevo già detto questo rilevante fondo archivistico, che era conservato nell’Archivio di Stato di Torino, venne in buona parte distrutto dai bombardamenti della II guerra mondiale, ma negli archivi comunali si trovano ancora le brutte copie di queste relazioni, anche se spesso su fogli sparsi e incompleti.
Questa volta vediamo come si presentava in quell’epoca il Comune di Borgaro riportando la trascrizione, nel linguaggio dell’epoca, di alcuni dei documenti ritrovati nell’archivio comunale borgarese, che riportano le risposte che nel 1833 erano state date a completamento di una relazione precedente del 1822.

Sull’inchiesta fattami ho l’onor di partecipar a V.S. quanto segue:
“Il paese di Borgaro denominato Torinese, o perché anticamente facesse parte del territorio di Torino, o per poterlo distinguere da vari altri paesi, che portano lo stesso nome, trovasi in perfetta pianura situato al nord di Torino, ed in distanza di quattro miglia incirca, confrontante verso est Settimo Torinese, Leinì, e Torino; verso sud Torino, ed Altezzano, col qual costituisce un sol Comune; verso Ovest la Veneria Reale, e verso nord Caselle.
Per aver un’adeguata idea della sterilità, o fertilità del suolo, basta riflettere, che esso viene costeggiato verso sera dal fiume Stura, che tragge la sua origine dalle montagne di Lanzo il di cui alveo trovasi alla sola distanza di un quarto di miglio dall’abitato, ed è posto al disopra del livello di tutto il territorio, motivo, per cui colle frequenti, e rovinose irruzioni, ed allagamenti lasciò, e lascia tuttora la superficie delle campagne totalmente sassosa, sterilissima, e ripiena di sterpi.
Superiormente all’abitato, e verso nordovest staccasi un canale d’acqua dalla Stura detto la bealera del Molino, che serve al disopra del Molino per varii edifizi, ed al disotto per l’irrigazione de prati e campi.
A piccola distanza dell’abitato dipartesi pure dalla suddetta Stura un canale per condurre acqua a Settimo Torinese denominato Sturetta, il quale viene assicurato nel suo principio da un riparo di sassi formato, e da formarsi, a spese del suddetto Comune di Settimo Torinese. Riparo essenzialissimo per contener la Stura, mentre senza di esso resterebbe alla prima inondazione intercettato il passaggio della Strada Provinciale tendente da Torino a Caselle e Lanzo; strada che rendesi di giorno in giorno impraticabile, stante l’inghiajamento malissimamente eseguito nello scorso anno, che trovasi a un getto di pietra dall’abitato verso sera, non che della strada tendente da Torino a Leyni che trovasi pure su questo territorio inferiormente ed a mattina dell’abitato la quale per ora trovasi in mediocre stato.
Oltre a ventitré tra Cascine e Casali evvi pur in distanza di un miglio, a mattina del paese, un Cascinale detto di Santa Cristina, propria di S.Eccellenza il Sig. Marchese Alfieri di Sostegno, che ivi paga un Cappellano per celebrar la Santa Messa.
Dalla suriferita posizione del Paese può facilmente congietturar V.S. a qual possa esser la salubrità dell’aria.
Le acque di pozzi che son quasi superficiali alla terra, prodotte dalla Stura e dalla continua irrigazione, che deve praticarsi assiduamente nei campi e nei prati, se bramasi qualche produzione dal sassoso terreno, e le sorgenti, che tratto tratto incontransi portando copiosissime rugiade, quantunque i gradi termometrici non si discostino da quei di Torino, sono cagione infausta di frequentissime febbri le quali cessano qualche poco nel tempo d’inverno, poiché restando asciutta annualmente la Stura, ed in conseguenza i pozzi più profondi, ne sospendono la cagione.”
Popolazione
“Consta il numero totale della popolazione di 990 anime circa tra uomini e donne, cioè di uomini n° 480 circa e di donne n° 420 circa, ed avendo fatta la disamina sull’aumento e diminuzione trovai che nascono e muoiono annualmente n° 26 circa.
Quanto al carattere degli abitanti d’esso, è docilissimo essendo quasi tutti gente che travaglia per vivere alla giornata.
Emmi ignoto qual progresso faccia la vaccinazione, e per quanto io sappia pochissimi sono i vaccinati.
Riguardo poi agli Ecclesiastici, sarebbe sufficiente il loro numero qualor si potesse avere un prete portato dal Benefizio Fava che è obbligato alla celebrazione di una messa ebdomadaria sul luogo, qual sino ad ora non essendovi, scarseggiasi molto, poichè non vi è che il Parroco ed un Maestro.”
Altessano
“La Comunità di Borgaro Torinese resta pure Amministratrice del tenimento di Altessano, popolazione di egual numero a quella di Borgaro, e di superficie territoriale a due quinti circa di quella di Borgaro, con Borgata separata posta sul rivone destro ed a sera della strada e Ceronda, al nord ovest della Capitale alla distanza da questa di miglia tre circa, e dalla Veneria Reale un quarto di miglio questo territorio viene pure intersecato dalla Stura e Ceronda quali hanno il loro confluente inferiormente all’abitato di detta Borgata.
I Terreni di questa vengono irrigati la parte verso sera mediante le acque del fiume Stura per mezzo di una piccola bealera che si estrae dal detto fiume, ed altra parte laterale alla Stura dal canto di mattina mediante altra bealera che si estrae dal detto fiume detta di Cravario, che inserve nel suo termine per adacquare anche beni posti sul territorio di Torino. L’altra parte del territorio superiore al rivone di Stura viene irrigato con acque che si tirano dalla Dora Riparia mediante una bealera di proprietà dell’Ill.mo Sig. Marchese Faletti di Barolo feudatario di detta Borgata, successore del fu Monsieur de Druent da un secolo e mezzo circa.”
Coltivazioni
“In ordine d’osservazione che si è in grado di presentare è che delle granaglie che si raccolgono, due quinti circa vi vengono estratte dal territorio, e tradotte alla Capitale senza che per altro si possa dir perfetta eccedenza mentre anche gli abitanti e specialmente i pastinaj vanno a provvedersi dal mercato di Torino o di Chivasso o per maggior loro convenienza o poichè i proprietarj di grandi tenute, i quali per la maggior parte fanno loro residenza nella capitale, ed ivi fanno tradurre le loro raccolte.
Quanto alle fenaglie la metà del fieno maggiengo viene diretto sulla capitale, parte sovra il mercato, e parte convenuto cogli albergatori, ed anche in parte alla Veneria Reale, Stazione di Regia Cavalleria e gran parte delle fenaglie di secondo e terzo raccolto servono di manutenzione a bestiami forestieri Margarie delle Valli di Lanzo, e Cuorgnè che vengono a consumarle nell’invernal stagione da quale ne diviene l’ingrasso a bonificazione de beni.
Il canapo che si produce dal suolo del territorio conta fra le migliori qualità anzi che nò sebbene non strabondante.
La parte di questo raccolto che viene accordata a coloni inserve per l’uso degli abitanti, la parte dominicale viene smerciata sulle fiere di Ciriè, di Caselle, od al mercato di Lanzo.
Si osserva che il prodotto del bosco da costruzione, atto il bisogno del Comune, vengono in parte ridotti in assi quali vengono poi tradotti alla capitale, o nei contorni.
Il bosco da fuoco quanto alla legna e fassine di prima qualità se ne fa smercio nella capitale, le fassine di 2° qualità e quelle così detta “formica” si consumano nel luogo, e territorio da coloni e dalla gente di servizio alle Cascine.
Quanto al vino non è oggetto nel presente territorio non essendo posto confacente alla coltivazione delle viti.
Quanto all’oglio questo si riduce al solo prodotto di alcune piante noci, l’oglio che si ricava dalle quali serve per l’uso interno degli abitanti, e anche grandi tenute per i coloni.
La foglia di gelso non è di gran prodotto mentre essendo i beni distribuiti a grandi tenute dove i soli contorni de quali sono munite di alloe.
Bozzoli non è il caso di ragionare oltre quanto si è descritto nello Stato.
Quanto alla lana non essendo il caso di trattenere nel territorio bestie lanute non è il caso di prodotto.
I cuoi che produce il luogo si riducono alle semplici pelli prodotte dal macello gentile di Borgaro, d’un vitello in cadaun settimana, non essendovi macello stabilito nella Borgata d’Altessano, e da bestiami morti accidentalmente come si dice comunemente di disgrazia non essendovi nel territorio alcuna fabbrica di concieria di preparazione de tal sorta. Pelli non è il caso di ulterior osservazione oltre quanto si è detto in ordine de’ cuoi.”
Allevamenti
“I cavalli trattenuti nel luogo e territorio sono al solo uso del1’agricoltura, non è il caso di alcuna special azione alla razza o negoziazione d’essi. Medesime osservazione quanto ai muli, ed agli asini.
Si ritengono tori dai possidenti margarie, e non vi sono allevamento. Buoi si ritengono al solo uso della coltura delle terre e questi provengono in parte da allevami conservati nel territorio, in parte provvisti dai mercati dei contorni e di Moncalieri, San Giorgio e dalle fiere di Caselle e Ciriè, questi dopo aver servito alla coltivazione delle terre vengono ingrassati ad uso dei macelli, e se ne fa smercio sui mercati di Moncalieri e di Torino.
Si trattengono nel territorio alcune vacche dagli abitanti e massari, il prodotto delle quali inserve ad uso degli abitanti nelle grandi tenute però dove sono stabilite le così dette margarie il latte si traduce giornalmente alla capitale senza essere fruttato nel luogo.
I vitelli vengono ingrassati per uso del macello, e si smerciano nel luogo di Borgaro e contorni, ed anche sul mercato di Torino.
Quanto ai montoni, capre, agnelli e pecore non essendovi introdotte sicché sorta di bestiami non resta il caso di farne menzione.
Maiali, si trattengono simili sorte di animali dai particolari, e coloni, e questi vengono macellati per lo più all’uso di loro famiglie; i margari, molinari, e simili ne tengono per ingrassarli ne fanno poi nell’invernal stagione smercio a pizzicagnoli di Torino o di Caselle o contorni.”
Opifici
“Le fabbriche site nel luogo, e territorio di Borgaro, e messe in moto dall’acqua consistono:
Primo in un molino a granaglie di tre ruote in cui sono impiegati un direttore, e due uomini, il prodotto netto può ascendere a £ 1800.
2° in una pesta da canapa e oglio, si occupa in essa due uomini e il prodotto netto può ascendere a £ 300.
3° una resiga da bosco, occupa un sol individuo il quale non ha canone fisso ma solo partecipa nel prodotto, che occupa pure per i particolari occorrenti, il prodotto netto può ascendere a £ 400.
4° una fabbrica da carta, questa stabilita dall’anno 1811 in surrogazione d’altra fabbrica da follone da panni in allora oziosa, quale fabbrica da follone era stata costruita circa l’anno 1750. Questa fabbrica va fatta appartenere al Sig. Giacomo Pollone il quale fa in essa la sua residenza.
Le macchine constituenti la medesima consistono in due ordigni da nove pile caduna delle quali è munita di tre pestoni per il tritolamento primo delle straccie, ed in un cilindro per il raffinamento, e due magli per il perfezionamento della carta, il tutto messo in giro dall’acqua. In detta fabbrica vengono occupati all’ordinario giornaliero oltre il mastro sette individui e nove, tra donne e garzoni; la spesa di questi ascende approssimativamente alle £ 5500.
La spesa di manutenzione delli ordegni e simili, ammonta a £ 1500. La materia prima che si occupa nella fabbrica può ascendere alla quantità di Rubbi 5000 di stracci che possono ascendere al valore di lire 10000.
Il prodotto può ascendere alla quantità di risme 1500 circa di carte assortite di diversa qualità e di Rubbi 2000 circa di carta di seconda qualità e carta “bleus” da inviluppo e da imballaggio.
Questa carta si smercia per lo più nella capitale, e si dirigono sui magazzeni di simili negoziature. Il movimento di tale fabbrica può ascendere a £ 19000 circa, il prodotto netto approssimativo £ 2900.
5° Una fabbrica di recente costruzione, cioè dell’anno 1829 ed adatta nel suo, inserve da stamperia di stoffe detti “foular” di proprietà- del Sig. Giò Majma abitante in Torino; questa si riduce ad un laboratorio che occupa varie camere.
Si inserve dell’acqua per il lavaggio delle stoffe, il resto è fatto a braccia di uomini con caldaie messe in attività dal fuoco.
La materia che ivi si lavora consiste in stoffe di seta e di lana, le prime nella quantità di 3000 once circa, il di cui prezzo è £ 4.50 all’oncia, e le seconde di 50 once il di cui prezzo £ 10, e provenienti da altra fabbrica del medesimo proprietario, e negozi di Torino; ivi si impiegano broggerie forestiere e nazionali, solventi, dissolventi, mordenti, coloranti, che si tirano dall’America, dalla Turchia, dal porto di Marsiglia, dalle Isole Spagnole, dalla Francia e altrove; sono impiegati oltre un direttore, un designatore, un incisore, otto stampatori, otto tiratori del colore, e due tintori. Le spese annuali della manutenzione per l’edificio possono rilevare a £ 32000 il prodotto netto a £ 3000.
6° Una biancheria di tele ad uso nostrano di proprietà dell’Ill.mo Sig. Conte Birago di Borgaro, feudatario di esso luogo, che occupa la superficie di giornate cinque.
Si imbianchiscono a tutta biancheria Rasi 55000, a mezza biancheria Rasi 1000, filo Rubbi 20. Si occupano oltre un direttore sei giornalieri, il tutto a mano d’uomini.
Le spese di manutenzione per l’edificio possono ascendere a £ 4000, il prodotto netto approssimativo £ 2000.
7° Altra biancheria ad uso di tele da mercanti con follone di proprietà de1l’Ill.mo di S.E. il Sig.-Marchese Alfieri di Sostegno detta di Santa Cristina, questa della superficie di giornate nove.
Si imbianchiscono Rasi 110000 di tela, e salviette; vi sono impiegati un direttore, otto uomini, ed una donna, una sol machina denominata il follone messa in giro dall’acqua.
Le spese annuali della manutenzione dell’edificio e pagamento de giornalieri può ascendere a £ 7000, il prodotto netto approssimativo può ascendere a £ 3500.
Le tele che ivi si lavorano sono tutte di commissione e si tirano da negozianti e particolari di Torino e contorni, mediante un deposito in Torino dove si raccolgono e restituiscono.”
Opifici in Altessano
“Nel tenimento d’Altessano esistono le seguenti fabbriche messe in giro dall’acqua della bealera che si estrae dalla Dora Riparia impinguata in parte dall’acqua di Ceronda.
Primo un molino da granaglie in cui sono occupati un capo mugnajo e due garzoni; questo molino soddisfa al bisogno delli abitanti e vi accorrono anche altri dei contorni purchè, attesa la sua situazione, non scarseggia d’acqua.
2° una ressiga da bosco, ed una pista da canapa od oglio in cui sono impiegati interpolatamente due uomini i quali non hanno mercede nessuna, ma solo una parte del prodotto dal lavoro, questa al servizio dei particolari occorrenti, il prodotto netto può ascendere a £ 400 annue.
3° Un filatojo da seta per la riduzione di questa in organzino. Si lavora in questo annualmente libbre 13.400, vi sono impiegati un direttore, una direttrice, 5 torcidori, 47 lavoranti, 3 maestre, 36 doppiere e 19 genti di fatica a lavori diversi. Spese annuali £ 18200, prodotto netto £ 5000 circa.
4° Una filatura, ossia tiraggio da cochetti, in numero di 57 fornelletti, questa resta da qualche anno oziosa.
Tutti questi edifizi sono di proprietà dell’Ill.mo Sig. Marchese Faletti di Barolo.”
Negozianti
“Fra i negozianti all’ingrosso può tener luogo l’affittavolo esercente il Porto sovra il fiume Stura nel territorio inferiormente all’abitato della borgata d’Altessano, di diritto pure del prelodato Ill.mo Sig. Marchese Faletti di Barolo, posto questo dopo il confluente della Ceronda nella Stura.
Gli altri negozianti si riducono agli affittavoli della cassina e beni i quali a ragioni di detti loro affittamenti fanno altresì provviste di paglia, boscami e fienili.
I negozianti, artisti, che possono considerarsi in questo stato non sono di rilievo.
Si riducono la maggior parte a lavorare di commissione de particolari, e secondo li ordini che ne ricevono dai committenti.
Tale si è il rapporto che presenta il Consiglio in appoggio al quadro di Statistica ordinato dall’Ill.mo Sig. Intendente.”

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