Non è esattamente così per fortuna, ma potrebbe accadere se non si seguono alcune regole fondamentali.
Si parla in tutto il mondo di Padel-mania: 25 milioni di praticanti in 95 paesi differenti. In Italia durante la pandemia si sono registrati aumenti dell’800% sia per quanto riguarda la costruzione di nuovi impianti (oltre 5.000), sia per il numero di praticanti abituali (oltre 350.000 con più di un milione di appassionati).
“Svolgi attività fisica ogni giorno e limita il tempo che trascorri seduto”: questa è una delle 12 regole del Codice europeo contro il cancro.  È stato stimato infatti che il rischio di sviluppare un cancro è inferiore di circa il 4% per le persone che svolgono un’attività fisica di almeno 30 minuti al giorno rispetto a chi ne svolge meno di 15 minuti al giorno. Inoltre, oltre a contribuire alla prevenzione di alcuni tipi di tumori maligni, l’attività fisica regolare riduce anche l’insorgenza di malattie coronariche, ictus, ipertensione, diabete mellito di tipo 2 ed ipercolesterolemia.
Proprio per tutti questi motivi, quindi la diffusione del Padel come sport nazional-popolare non può che essere una buona notizia in quanto sta coinvolgendo anche molte persone che talvolta hanno una vita sedentaria o magari non hanno mai praticato sport prima  Il padel può essere praticato infatti da giocatori di ogni età in quanto è uno sport semplice, veloce e divertente. Ma dobbiamo tener presente che è appunto uno sport, e non solo un gioco: richiede quindi una adeguata preparazione fisica, esattamente come per gli altri sport. Pur non trattandosi di uno sport di contatto infatti vi possono essere infortuni importanti soprattutto se non si è abbastanza preparati.
Per quanto sia molto simile al tennis, dal punto di vista dell’impegno fisico vi sono alcune differenze. Cuore, polmoni e colonna vertebrale lavorano meno grazie alle dimensioni minori del campo, che è circondato da muri dove la palla può battere restando in gioco. Al contrario del tennis, il padel si gioca sempre in doppio, e anche questo riduce lo sforzo fisico. Nel tennis, le corde delle racchette riescono ad assorbire le vibrazioni causate dai colpi, nel padel, invece, le racchette completamente rigide scaricano l’energia sulle articolazioni dei giocatori.
Sempre più spesso purtroppo i medici di famiglia e gli specialisti riscontrano casi di epicondilite, più nota come “gomito del tennista”, di sindrome della cuffia dei rotatori o lussazioni della spalla, di traumi del ginocchio e di distorsioni alla caviglia, causate dai movimenti e dai cambi di direzione repentini e veloci. Nel padel i tendini e le cartilagini sono perennemente sotto sforzo, e devono essere trattati con estrema attenzione. Per ridurre tali problemi è necessario fare stretching e riscaldamento prima di ogni partita. Le calzature inoltre devono essere di buona qualità, e adatte al fondo in cemento dei campi. Prima di una partita, oltre allo stretching sono utili una corsa leggera, dei saltelli sul posto e infine dei piccoli scatti. In caso di problemi o traumi, la medicina ha diverse armi per aiutare gli appassionati del padel. I più classici sono la fisioterapia, il riposo, la terapia antidolorifica ed antinfiammatoria, il ghiaccio locale e, in casi specifici, infiltrazioni di acido ialuronico, da effettuarsi solo su indicazione medico e da mani esperte.
Con l’augurio che nel breve periodo parleremo tutti sempre più di padel-mania e sempre meno di pandemia, buona partita a tutti.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Torino nel 2008, ho partecipato a numerosi protocolli di ricerca in ambito endocrinologico, quattro dei quali pubblicati su riviste internazionali. Mi sono specializzato in Medicina Generale nel 2014. Ho collaborato con l’associazione PCOS-Italy gestendo l’ambulatorio multidisciplinare specifico per donne con sospetta diagnosi di PCOS c/o la Fondazione Tempia di Biella. Sono stato Direttore Sanitario della casa di riposo “Madonna delle Grazie” di Cintano (To), Medico Prelevatore c/o la CDC di Torino, Medico Fiscale e Medico Necroscopo in ASL TO3, Medico Sociale per diverse società sportive tra le quali i Giaguari di football americano ed i Bassotti di calcio a 5. Ho lavorato inoltre per l’istituto di Medicina dello Sport di Torino avendo il privilegio di visitare parte della prima squadra della Juventus FC e del Torino FC. Ho lavorato per vari Juventus Summer Camp (Madonna di Campiglio, Procida e Vinovo), in RAI come medico di struttura durante la registrazione di diversi programmi televisivi, per la Piccola Casa della Divina Provvidenza “Cottolengo” di Mappano, per l’RSA “Casa Serena” a Torino, come Consulente Medico per la Scuola Superiore di Osteopatia Italiana e occasionalmente come docente per corsi di Primo Soccorso BLS per aziende pubbliche. Attualmente sono Medico di Medicina Generale a Caselle T.se, via Roma 19. Ho infine l’onore di essere il Presidente del Lions Club Caselle Torinese Airport e membro del Comitato Medico Scientifico dell’Associazione Italiana Cuore e Rianimazione “Lorenzo Greco” Onlus.

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