Il primo essere con sembianze umane camminava curvo, si esprimeva con gesti gutturali, era un selvaggio, e passarono secoli prima che il suo intelletto riuscisse a produrre “invenzioni” utili, per la comunità. Però, una delle prime cose che la sua mente riuscì a partorire furono le armi. Armi solo per difendersi? Forse sin d’allora fu quella la giustificazione, ma in realtà erano piuttosto utili per aggredire. L’uomo di oggi ha fatto passi da gigante in ogni campo, ma anche stupidamente distrutto i beni essenziali a sé e agli altri come l’acqua, l’aria, la terra. E nel campo delle armi? Anche lì passi da gigante, ha inventato una bomba capace di radere al suolo tutto ciò che esiste nel raggio di 30 km dal luogo in cui cade, capace di non lasciare alcun spiraglio di vita in tutto quello spazio. Frutto dell’ingegno umano o di una stupidità senza limiti? Colui che progetta, che dispone e utilizza armi sempre più potenti e micidiali, non si è evoluto, è rimasto quel selvaggio con sembianze umane. Nel 2022, stiamo soffrendo, chi più chi meno, una situazione assurda, che ci coinvolge nostro malgrado, in cui due individui non hanno intenzione di parlarsi, anzi continuano ad accanirsi, giustificandosi con la stessa identica motivazione, quella di volersi difendere. I “gentiluomini” di un tempo si affrontavano a duello mettendo a repentaglio la loro stessa esistenza, i “potenti” di oggi si affrontano a distanza, stando al sicuro, mentre i rispettivi popoli patiscono le pene dell’inferno. Come sempre, per scatenare una guerra occorre una causa determinante, la scintilla che provoca l’incendio; una delle più classiche è la spartizione del territorio. Come sempre, la propaganda, un’arma molto efficace nel confondere e istigare l’animo umano, è stata attivata sin dall’inizio del contendere; sembrerebbe sia persino più efficace nelle società che si considerano libere che nelle dittature e nelle autocrazie. Come sempre, chi segue dal di fuori, ma spesso anche chi è coinvolto direttamente viene fuorviato dalla propaganda. E, come sempre, e anche in questo caso specifico, c’è un disegno più complesso, alimentato da una regia esterna ai Paesi direttamente coinvolti nel conflitto. La trappola ha ancora una volta funzionato. Una tattica collaudata: fare in modo che opposte provocazioni scatenino lo scontro, e poi stare a guardare aprendo il forziere per incamerare l’utile che ne deriva. Non è una mia opinione, è così evidente, che soltanto gli ingenui e gli stolti riescono a restringere il campo, individuando un aggressore e un aggredito, per poi correre in soccorso di quest’ultimo. Correre in soccorso, accogliere le persone che involontariamente hanno lasciato i loro affetti e le loro cose sotto le macerie è indiscutibile, cosa più che giusta. Peccato che non ci sia la stessa corsa di solidarietà verso altri popoli che ci giungono in condizioni molto peggiori; ma questa è un’altra storia, che coinvolge la quota di razzismo insita in ciascun di noi. Tutte le guerre sono simili tra loro, ugualmente complesse, spesso incomprensibili, ma comunque sempre frutto di menti squilibrate. Quanti sono gli Hitler ancora in vita? L’unica cosa certa che strappano i giovani dalle famiglie, prima gli mettono una divisa di stoffa e per poi li restituiscono dentro un cappotto di legno, vittime anche loro dello stesso sistema criminale. Non ricordo chi diceva che il primo nemico del soldato è colui che lo comanda. I selvaggi con sembianze umane poi, si preoccuperanno si erigere memoriali alle vittime militari e magari commemorarli a cadenza fissa; ma non ci sono memoriali per i civili caduti. Le vittime delle guerre odierne sono al 90% civili, dal neonato all’anziano pagano il prezzo maggiore, in specie le donne e bambini. Quest’ultima categoria dovrebbe essere la più protetta, incapaci di comprendere e di odiare, invece colui che decide e coordina il bombardamento non ha pietà nemmeno per loro, come non ha pietà per quelle madri che si vedono restituire gli oggetti personali del figlio soldato. Non c’è alcun ricordo dei libici uccisi quando il loro Paese è stato intenzionalmente distrutto dal primo ministro inglese e dai suoi complici di Parigi e Washington. Nessuna parola di rammarico per le donne e i bambini serbi uccisi dalle bombe, sganciate da distanza di sicurezza, su scuole, fabbriche, e città; o per i diseredati bambini yemeniti sterminati dai piloti sauditi, al sicuro negli uffici climatizzati di Riyadh; o ancora per i siriani affamati dalle “sanzioni”. Guarda caso, anche l’arma delle sanzioni finisce di colpire ancora loro, gli appartenenti al popolo che da sempre subisce impotente. Personalmente non posso che disprezzare coloro che promuovono il crimine della guerra, con la malafede e la menzogna, non avendolo mai sperimentato su loro stessi.

Sono nato a Caselle Torinese, il 14/08/1945. Sposato con Ida Brachet, 2 figli, 2 nipoti. Titolo di studio: Perito industriale, conseguito pr. Ist. A. Avogadro di Torino Come attività lavorativa principale per 36 anni ho svolto Analisi del processo industriale, in diverse aziende elettro- meccaniche. Dal 1980, responsabile del suddetto servizio in aziende diverse. Dal '98 pensionato. Interessi: ambiente, pace e solidarietà, diritti umani Volontariato: Dal 1990, attivista in Amnesty International; dal 2017 responsabile del gruppo locale A.I. per Ciriè e Comuni To. nord. Dal 1993, propone a "Cose nostre" la pubblicazione di articoli su temi di carattere ambientale, sociale, culturale. Dal 1997 al 2013, organizzatore e gestore dell'accoglienza temporanea di altrettanti gruppi di bimbi di "Chernobyl". Dal 2001 attivista in Emergency, sezione di Torino, membro del gruppo che si reca, su richiesta, nelle scuole.

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